Giulia Ciarapica: fare critica letteraria 2.0, conoscenza, strumenti e pubblico

Chi è il book blogger e cosa fa? Cosa significa oggi fare critica letteraria 2.0?
Il libro di Giulia Ciarapica propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social network e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Senza dimenticare però che dietro ogni blogger c’è prima di tutto un lettore, che ogni giorno si informa, confronta testi e cerca di trasmettere la propria passione al pubblico (piccolo o grande che sia) con un linguaggio chiaro e semplice. Partendo dai ferri del mestiere e dalla scelta dei testi, passando per le fasi della recensione e i relativi stili, senza lesinare consigli pratici e di lettura, Book blogger ci conduce alla scoperta di un mondo in grande fermento, provando anche a tracciare una mappa per orientarcisi: dai primissimi portali e lit-blog italiani alle ultime tendenze sui social, per arrivare ai siti contemporanei più attivi e seguiti e al fenomeno degli youtuber.

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@riverberodiparole

Oggi qualcosa si sta muovendo e sta cambiando. I mezzi digitali stanno velocemente prendendo il sopravvento sulle nostre vite, assorbendoci completamente ed inglobando i nostri pensieri e le nostre moderne necessità. Come tutte le cose, il mondo in Rete ha i suoi aspetti negativi, ma costituisce anche uno strumento efficace per quella che Giulia Ciarapica definisce “critica letteraria 2.0”.

Tradizionalisti ed amanti della carta stampata, mi rivolgo a voi (concedetemi di cominciare questa recensione in tono solenne): utilizzare le nuove piattaforme online per la diffusione della cultura non è un’eresia, e richiede le stesse passione, preparazione e costanza di una pubblicazione fisica, supportate da una buona conoscenza degli strumenti utilizzati ed una grandissima capacità di relazionarsi a diverse tipologie di pubblico.

Con queste premesse, Book blogger – Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché (edito da Franco Cesati Editore, della collana pillole e ad un prezzo di copertina di €12,00) è un utilissimo saggio che racchiude le basi ed ottimi spunti per tutti coloro che si vogliono approcciare al mondo del book blogging o che vogliono incrementare le proprie capacità circa l’analisi testuale, il confronto dei testi e la stesura di recensioni – non solo scritte, e portate su diverse piattaforme. Insomma, aspiranti book blogger ed aspiranti giornalisti, quella di cui vi parlo oggi è una piccola guida decisamente consigliata.

97vn_D8G_400x400.jpgPer chi non la conoscesse, Giulia Ciarapica è una book blogger fra le più influenti e competenti nel panorama italiano. Giornalista per Il Foglio e Il Messaggero – interessante e sempre ricca di suggerimenti la rubrica che cura, Una fogliata di libri –, la Ciarapica ha una personalità frizzante e travolgente, dalla straordinaria abilità comunicativa. Dispensatrice di hashtags, rubriche divertenti ed iniziative su Instagram e Twitter, vive sommersa di libri e possiede una biblioteca personale che farebbe invidia ai bibliofili più incalliti. Ma d’altronde, è proprio grazie alla sua enorme passione, al suo studio intenso e alle sue doti innate a comunicare messaggi e diffondere cultura che è riuscita a trasformare la propensione in un lavoro vero e proprio, che le permette di tenere incontri nelle scuole ed incoraggiare ragazze e ragazzi di tutte le età con il potente tramite del sapere.

E da una mente di questo tipo non poteva che venire fuori una guida chiara e completa, approfondita e puntuale ma senza la classica impostazione accademica che, a volte, rende i saggi di questo tipo particolarmente intricati. L’appunto da cui comincia è emblematico, infatti:

La letteratura e i libri in generale non sono “roba da intellettuali o oggetti di lusso che si deve aver paura di toccare, di maneggiare. I libri sono strumenti, e cibo, perché nutrono le persone, le aiutano a ragionare, a oltrepassare i limiti, ad avere visioni sempre nuove nel mondo (in continua evoluzione), ad aprirsi, ad andare in profondità.

E quindi:

Fare critica letteraria 2.0, insomma, vuol dire saper utilizzare strumenti diversi, e di maggiore diffusione, nonché quasi sempre gratuiti: significa guardare al presente e al futuro gettando sempre un occhio al passato; e alla nostra libreria.

Il percorso verso la recensione ideale (e la consapevolezza piena del lavoro del book blogger) muove, dunque, dai titoli di critica letteraria – e non solo – che ogni “candidato” dovrebbe prendere in considerazione per potersi formare e per possedere i giusti mezzi d’analisi, dato che ogni book blogger è principalmente un lettore e deve, naturalmente, costruire i propri ragionamenti su solide fondamenta. Punto cruciale e per nulla scontato – basti pensare alle puntualizzazioni che la nostra autrice ha dovuto fare attraverso accorate stories su Instagram: per parlare di letteratura, bisogna leggere, leggere tanto e bene, informarsi, studiare. Ma non si fermano qui i consigli della Ciarapica, che indica anche moltissimi titoli di lit-blog, riviste culturali e siti che possono rappresentare un ulteriore strumento per ottenere informazioni e tenersi costantemente aggiornati sulle novità, le opinioni e tutto ciò che serve.

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Si procede con i consigli sulla scelta del libro da leggere, altra operazione non facile e immediata, come invece può sembrare. Giulia Ciarapica ci tiene a sottolineare che le sue linee guida non costituiscono delle regole assolute: ognuno crea, man mano, propri parametri e gestisce tutto secondo la propria disposizione d’animo. In tal senso, se abbiamo la possibilità di poter scegliere il libro da recensire, tutto dipenderà anche dalla nostra personale formazione, e la recensione diventerà “un mezzo per parlare indirettamente di noi”.

E’ importante specificare che “nel mare magnum del Web” bisogna cercare di avere anche un approccio originale e fresco, tenendo ben presente il tipo di pubblico con cui dobbiamo confrontarci e stando attenti alle sue esigenze, stabilendovi un contatto reale e duraturo – cosa che, con i social network, è decisamente molto più semplice. Ogni testo è un tassello che può arricchire il bagaglio culturale dei lettori che ci seguono, e che può aprire un confronto che rende l’arricchimento sempre reciproco: questo è uno dei punti di forza maggiori che ho sperimentato personalmente dall’apertura del mio blog e, successivamente, degli account social ad esso collegati.

L’autopsia del testo prevede diverse fasi di lettura, da una più generale ad un’altra più approfondita e precisa, volta ad eviscerare il testo in ogni sua parola e ad individuare i punti centrali che ci permetteranno di esprimere un parere valido e ponderato (incipit, finale, personaggi, stile, messaggio…). Ciò non vale soltanto per la stesura di recensioni scritte (per blog o riviste culturali), ma persino per la modalità della video-recensione, apparsa con furore sulla piattaforma di YouTube. Anche in questo caso l’autrice sa darci alcuni nomi di youtubers capaci ed ispiranti, e fornisce i consigli e le tecniche necessarie per poter sperimentare questo peculiare tipo di critica, decisamente più controverso da realizzare in quanto più immediato ed autentico: “metterci la faccia”, infatti, richiede ulteriori attenzioni riguardo al luogo, al linguaggio, alle modalità di comunicazione, e può essere piuttosto snervante se non si hanno delle linee guida o se non si ha chiara la tipologia di pubblico che ci ascolta.

Tappa fondamentale – e conclusiva – in questo grande processo di lettura, scrittura, revisione e diffusione è il momento di promozione e autopromozione attraverso i social:

Se il nostro desiderio è farci conoscere su larga scala, se vogliamo far circolare il nostro lavoro e creare un pubblico vasto e variegato, se intendiamo coinvolgere utenti che non definiremmo dei lettori forti, diventa fondamentale un utilizzo consapevole e non sporadico di Twitter, Facebook e Instagram.

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Un esempio di colazione d’autore sul profilo Instagram di Petunia Ollister

Parole chiavi, creatività, cura delle didascalie e, soprattutto, scatti belli e accattivanti sembrano elementi superflui o non funzionali ad esprimere la propria opinione su un libro, ma nella nostra nuova era, in cui “l’occhio vuole la sua parte”, questi diventano essenziali per chi vuole approcciarsi alla critica letteraria 2.0 – basti pensare al profilo di Petunia Ollister, che ha creato il #bookbreakfast soddisfacendo gli occhi di migliaia lettori ed amanti dei dettagli.

 

Un fattore che va a completare la fisiologia di questo manuale è senza dubbio il supporto di numerosi esempi, alcuni tratti dai social di Giulia Ciarapica, altri da quelli dei book blogger che consiglia. Quasi in ogni sezione ed ogni capitolo viene presentata la questione prendendo in considerazione immagini, articoli, interviste, rubriche per mostrare praticamente ciò che si intende, componente, anche questa, determinante per un saggio informativo così chiaro e particolareggiato, che comprende anche più di un esempio per caso.

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Insomma, questo testo soddisfa appieno l’intento che si è proposto, e ve lo consiglio caldamente per tutto ciò che avete letto arrivando fino a questo punto:

… dare alcune coordinate di base per poter leggere, analizzare e valutare un testo – sia esso un romanzo, un saggio, un racconto, e per trasformare le nostre idee e i nostri appunti in parole scritte. Tappa importante per chi decidesse di aprire un blog di libri, cercheremo di capire in che modo rendere la nostra recensione interattiva, aprirla al mondo del web e ai social network.

 

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Mario e Silvia Struglia: “tanta vita che scorre, e io non riesco ad afferrarla”

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Titolo: Favole piccole e foglie di vernice
Autore: Mario Struglia, con illustrazioni di Silvia Struglia
Editore: bookabook
Genere: racconti brevi
Formato: cartaceo
Prezzo: €16/€5,99 ebook
Data pubblicazione: da pubblicare prossimamente
Pagine: 98
Per l’acquisto: https://bookabook.it/libri/favole-piccole-foglie-vernice/

Un’orchidea che dal davanzale assiste agli ultimi giorni di un malato. Due lampade al neon che vegliano su uno scienziato. Una mongolfiera abbandonata dal pilota. Una balena che diventa padre. Un gattino che in uno scantinato incontra Dio.
15 favole. Alcune sono diventate storie, altre sono diventate quadri. Tutti racconti sulle grandi verità e rivelazioni, la bellezza e l’orrore che sono custoditi da piccole storie, e che a volte, in un’inattesa epifania, si svelano al testimone più impensato: un pellicano, un crocifisso abbandonato, un leone decaduto.
15 storie di come la meraviglia si nasconda nelle piccole cose.

Qualcosa sull’autore:
unnamed-1-150x150.jpgAppaio come una persona piuttosto pragmatica, materiale, realista. Magari anche un filo scorbutica. E in parte questo è sicuramente vero. Ma provo una profonda passione per il senso di meraviglia, per la bellezza, e lo stupore che sento e so celarsi dietro e dentro le cose e gli eventi più semplici e inaspettati. E volevo scrivere qualcosa che parlasse di questo: di quelle epifanie, di quegli attimi di pura lucidità che ti raggiungono quando sei con la guardia abbassata e nel momento più inaspettato, mentre lavori, stai guidando, stai osservando un riflesso in una vetrina. E per raccontare tutto questo volevo usare il linguaggio della favola. Amo da sempre le storie fantastiche e fiabesche, il Signore degli Anelli, i film della Pixar, Saramago e Miyazaki. E volevo provare a fare qualcosa di simile anch’io.

Come potete notare da subito, quelle che vi ho proposto non sono una vera e propria sinossi o una vera e propria biografia: il libro che oggi segnalo e recensisco per voi, infatti, mi è stato inviato dall’autore in anteprima, mentre era ancora in corso la campagna con bookabook per giungere alla pubblicazione. Ad oggi posso ufficialmente fare i miei complimenti a Mario Struglia – che ringrazio per la proposta di collaborazione – e a sua sorella Silvia per il raggiungimento dell’obiettivo della campagna avvenuto il 27 luglio; presto questi racconti vedranno la luce della revisione e della stampa, e ne sono felice.

Da questa piccola premessa derivano, com’è naturale, quei piccoli problemi strutturali e formali che ho riscontrato durante la lettura, poiché un libro non revisionato chiaramente li contiene. Non sono gravi, in ogni caso: qualche imprecisione o ripetizione, qualche segno di punteggiatura mancante o inesatto. Tutte cose migliorabili, insomma, in fase di revisione. E questa risulta praticamente l’unica “nota dolente”, perché il contenuto di questo piccolo libro mi ha lasciata piacevolmente sorpresa, e lo ritengo una buona prova d’esordio.

La particolarità di questi racconti, inoltre, sta nel fatto che alcuni di essi sono soltanto illustrazioni. Silvia Struglia ha realizzato degli splendidi dipinti mentre ascoltava, in tempo reale, le favole del fratello, e ha saputo cogliere e rappresentare l’essenza di ciò che sentiva. Il risultato è davvero poetico, ho apprezzato molto questa idea.

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Rüya, una delle favole illustrate da Silvia Struglia

Come già detto, si tratta di circa 15 favole, che mi sono piaciute quasi tutte, in cui emergono, sempre celati, i misteri del creato, e coesistono con le bellezze della Terra e dell’uomo, lontani, però, dalla sua più profonda comprensione. La vita e la morte, le rivelazioni che avvengono di fronte all’infinità dell’universo, possono soltanto essere accettate con meraviglia e terrore, come un evento inevitabile nella sua imprevedibilità.

 

 

Quel momento in cui vorresti fuggire, ma temporeggi, perché sai che alla vita non si sfugge.

La natura narrata, che è quella degli animali “umanizzati” e degli oggetti “parlanti”, osserva l’immensità e soprattutto gli uomini nella loro solitudine intrinseca, nei loro dubbi e spesso nella loro infelicità che li fa sentire, paradossalmente, vivi. Temi ricorrenti nelle varie storie sono le riflessioni sulla nascita e sulla morte, sui ricordi che ripercorrono intere vite anche solo attraverso un frammento, un insignificante dettaglio che non si riesce a dimenticare. I sentimenti umani sono complessi: così come l’uomo non riesce a comprendere a fondo l’universo con il suo “caos, folle, a generare inaspettate armonie”, così tutto ciò che gli sta attorno e che lo osserva con perspicacia non riesce a capire i segreti del suo essere.

Ho trovato molto funzionale lo stile utilizzato, al fine di comunicare un messaggio così palese quanto nascosto perché ci tocca personalmente. Struglia associa parole e frasi in maniera suggestiva, riesce a renderle evocative dove serve e cambia il registro laddove lo ritiene necessario. Le associazioni sono ora semplici ed intuitive, ora un po’ più intricate ma quasi sempre chiare, rendono bene la visione descritta, pur trattandosi di un primo esperimento letterario. A volte crea ripetizioni, forma delle catene ad un ritmo serrato ed irrefrenabile; questo può piacere come no – d’altronde è stato chiaro nello specificare i suoi autori di riferimento –, ma a mio parere è utile a sottolineare determinate caratteristiche e a stimolare determinati stati d’animo, senza risultare ridondante. In certe storie questa scelta è proprio azzeccata, in altre si rivela un po’ meno efficace; ma questo è dipeso anche dal mio gusto personale relativamente al contenuto delle storie.

 

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@riverberodiparole

Le favole a mio parere emblematiche sono due. Sicuramente lo è quella d’apertura, Herald, che ripercorre la commuovente storia d’amore del vecchio guardiano del faro, che ormai in punto di morte si sfoga con il pellicano che lo conosce da sempre, Herald appunto. L’animale lo ascolta e lo scruta con attenzione, complice e spettatore di un ciclo naturale inarrestabile.

Perché ovunque, nell’universo, nella morte si è fratelli. Ed i morenti hanno sempre bisogno di compagnia.

La seconda favola simbolo è, sempre a mio modesto parere, Piccolo Gesù, che affronta un argomento un po’ più spinoso: i misteri e i dogmi della religione – in maniera universale, delle religioni – risultano insensati per il mondo animale, che guarda solamente alle leggi naturali. E la natura, con il suo vasto cielo azzurro, il suo sole cocente e la sua luna mite, finisce per sovrastare ogni principio, ogni auspicato disegno divino, e si impone come unica certezza innanzi agli occhi. La meraviglia diventa la chiave di lettura dell’esistenza.

Tutta quella vastità incomprimibile liberò il suo cuore d’ogni valore, d’ogni credo, d’ogni conoscenza, e lo lasciò colmo di una commozione muta, interna, prima. Di venerazione, completa e pacifica, per la semplicissima, meravigliosa esistenza.

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Teleru, altra favola illustrata

Complessivamente è stata una lettura piacevole e scorrevole, di quelle che fanno ragionare e che sanno lasciare una traccia. Sono sicura che con quel lieve miglioramento della forma verrà fuori una raccolta di racconti ancora più apprezzabile.

Libro adatto ad ogni tipo di lettore.

 

 

 

Lorenzo Foltran: “quello che resta sopravvive a stento”

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Titolo: In tasca la paura di volare
Autore: Lorenzo Foltran
Editore: Oèdipus Edizioni
Genere: Poesia
Formato: cartaceo
Prezzo: 12€
Data pubblicazione: Maggio 2018
Pagine: 96
Per l’acquisto: https://www.ibs.it/in-tasca-paura-di-volare-libro-lorenzo-foltran/e/9788873413387?inventoryId=112293826

Qualcosa sull’autore:
Nel novembre del 2011 ha conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, si è diplomato in Management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiede. In tasca la paura di volare è la sua prima raccolta.
Lo trovate su facebook, twitter e instagram.

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparseI lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me). La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra l’io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

La prefazione di Dario Pisano alla raccolta ci offre un quadro generale dettagliato e preciso; quando un poeta contemporaneo, esordiente, si espone ai miei occhi con i suoi scritti così impregnati di tradizione, legati saldamente alle radici della nostra letteratura, di solito distorco il naso in quanto appassionata di poesia e studentessa di lettere moderne, temendo gli esiti di una spinta in questa direzione.

La sua musa abita le rive dell’antica tradizione poetica italiana, e riscrive, con una dose di umorismo e ironia, celebri pagine della tradizione stilnovistica e petrarchesca.

Penso però che il dialogo con la tradizione alla ricerca di ispirazione e di sostegno, soprattutto per un poeta agli inizi, sia inevitabile; è anche un grande atto di coraggio quello di riproporre tematiche legate all’amor cortese, al petrarchismo o al crepuscolarismo.

Uno dei motori della poesia di Foltran è l’intertestualità, che continuamente sollecita il lettore a riconoscere il deposito ingente di memoria verbale che l’autore amministra con sagacia.

I rischi di “spingersi oltre” sono molti e bisogna essere in grado di trovare un equilibrio: ed io sono rimasta complessivamente contenta della silloge che l’autore, Lorenzo Foltran, mi ha gentilmente fatto avere e che ringrazio. La sinossi genera delle aspettative che vengono effettivamente soddisfatte, e ho scovato dei componimenti brillanti e ben curati nella forma – cosa per me importantissima. La raccolta, nel suo insieme, è un’ottima prova d’esordio, dal linguaggio semplice ma efficace, accessibile a tutti, che riesce a riutilizzare stralci di patrimonio senza per questo conferire ai suoi scritti un piglio elitario: Foltran ha buone capacità comunicative. La voglia di sperimentare metri diversi e anche complessi si sposa con una schiettezza che rende la lettura piacevole e dolce, evocativa com’è giusto che sia.

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La prima parte è quella decisamente più “sopraffatta” dalla tradizione: le poesie sono molto simili fra loro e non riescono, a mio parere, a fare del tutto proprio un repertorio di immagini così lontano nel tempo, per quanto contestualizzato nel presente. Donne sparse apre la raccolta nel tentativo di richiamare ricordi di natura amorosa, con le peculiarità dell’amore stilnovistico e delle donne-angelo; ma sarà dalla seconda sezione, I lampioni e nessun’altro, che secondo me l’autore riesce a mostrare la naturalezza del suo pensiero.

Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi…Eravamo così vicini…) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.

Le immagini costruite e descritte sono di una quotidianità chiara e senza veli, si nutrono del senso di familiarità che il lettore avverte nel leggerle e che è il grande punto di forza della silloge. Il mondo ideale delle donne-angelo non è che un inganno della mente: la realtà irrompe, senza violenza, nei componimenti e diventa il nuovo campo d’indagine, con lo sconforto che comporta.

Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne – VarenneBrestLe Barcarès – Saint Laurent de la SalanqueSaint-Cloud) e dalle riflessioni che le accompagnano.

Non ho amato ogni singolo componimento – come mi succede per tutte le raccolte di poesia contemporanee –, ma la terza parte è la mia preferita. Continua, naturalmente,  la ripresa della tradizione, ma è questa la ripartizione in cui i pensieri dell’autore mi sono sembrati più slegati e liberi, e non per nulla è qui che emerge il fulcro della silloge.

I pensieri si lasciano affondare
nella melma dei flutti immersi.

Mattoni su mattoni,
siamo tanti e siamo soli.

La ricerca delle parole si concentra sull’uomo, confinato nella sua solitudine che vuole provare a condividere con qualcuno, nell’atto di esternare le sue incertezze e contraddizioni, la confusione generata dalla stessa esistenza. Il dubbio e il viaggio sono i meccanismi propulsori della sua riflessione: e se da un lato questa sua necessità di porsi domande sulle cose umane e sull’amore può diventare un tormento,  dall’altro rappresenta anche la forza che muove la raccolta e le conferisce significato.

Triste la vita di chi non sospira,
di chi non pensa all’esistenza
che trascina, trascinato dal peso
tuttavia non percepito.
(…)
E’ triste la vita di chi sospira,
di chi l’esistenza rigetta,
trascina, trascinato via dal peso
del tutto pensato e sentito.

Con questa segnalazione e breve recensione, consiglio la lettura di In tasca la paura di volare se avete voglia di un testo piacevole e scorrevole, non legato agli standard della poesia del Web che circola ormai ovunque – e che, in quasi tutti i casi, mi lascia perplessa.
È stata un’analisi interessante.

 

Raduan Nassar: “nessuno guida colui che Iddio devia”

In una casa isolata, nel bel mezzo della campagna brasiliana, assistiamo alla scena di un uomo che rientra dopo una giornata di lavoro e trova la compagna ad aspettarlo sul prato. All’istante la narrazione ci catapulta nella loro relazione, fatta soprattutto di silenzi: in un gioco erotico che prevede poche parole, finta indifferenza e lunghi sguardi che accrescono il desiderio, questa coppia è tanto in sintonia nell’intimità quanto profondamente in crisi nella vita quotidiana. Le divergenze ideologiche – lui rigido «fascista», lei sessantottina progressista – sfociano ben presto in una violenta sfuriata e la donna, sconvolta, se ne va. Riuscirà a dimenticare l’umiliazione e a tornare dall’uomo di cui non può fare a meno?

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Mio primo libro edito Edizioni SUR, Un bicchiere di rabbia di Raduan Nassar è un racconto di un’ottantina di pagine, dal prezzo di copertina di 10€, che ho acquistato ad Una Marina di libri di quest’anno e che mi ha colpito subito per la sua trama. Non conoscevo l’autore, ma una volta scoperto che è annoverato fra i classici brasiliani del secolo scorso sono stata ancora più curiosa di affrontare questa lettura, un “breve capolavoro di tensione” dalla particolare impostazione.

Ho cominciato a vedere – purtroppo mi apparivano sui social – degli estratti di recensioni piuttosto controverse; la maggior parte dei lettori (almeno di quelli che conosco io) non era stata convinta dalla lettura, non la aveva compresa appieno o non era riuscita ad apprezzare lo stile dell’autore. Dal canto mio, posso già dire che ho trovato questa storia parecchio interessante, pur avendola iniziata con uno spirito diverso e con diverse aspettative.

Lei e lui non hanno un nome: i nomi spettano solo a donna Mariana, la governante, suo marito Antônio e Bingo, il cane fedele come pochi. Lei e lui sono due corpi e due anime legati in maniera indissolubile, capaci di trovarsi ed amarsi ardentemente nell’intimità dei gesti e degli sguardi, ma destinati anche a smarrirsi nella crisi delle loro visioni contrapposte nella vita di ogni giorno.

“Io so solo che mi affidavo interamente alle sue mani perché fosse completo l’uso che lei faceva del mio corpo”.

Il conservatorismo dell’uomo, fascista nell’accezione più negativa che la moglie riesce a dargli, e terribilmente coerente con i suoi pensieri e le sue azioni, stride prepotentemente con il carattere della moglie, giornalista vivace, sessantottina progressista, donna emancipata ed ironica, pungente nel mostrare il dissenso nei confronti delle parole dell’altro e capace di fargli perdere la ragione. La compagna è flessuosa, si insinua nella mente dell’uomo e lo avvolge con quella tenerezza che lui non ammette di desiderare; non per nulla la chiama “rampicantina”.

“Poiché sapevo che non c’è ramo né tronco, per quanto l’albero possa essere vigoroso, che resista all’avanzata di un rampicante, mi staccai da lei appena in tempo”.

In una giornata qualunque, che comincia dalla fine, da notte a notte, i due protagonisti, raccontati dal punto di vista dell’uomo – almeno fino all’ultimo capitolo –, si aprono ad una ricerca delle parti più profonde dell’animo umano, alla quale Nassar dà il via attraverso un pretesto apparentemente insignificante. Le formiche hanno lacerato la sua siepe: l’uomo viene colto da un’ira irrefrenabile, le formiche continuano a sgorgare dalla terra e diventano la metafora di tutte le contraddizioni e le parole frenate che ora vengono fuori dalle viscere, e che lui scaglia su di lei senza quasi riflettere. Ecco allora che le due visioni del mondo si scontrano in un immenso stream of consciousness, un flusso di coscienza che prosegue senza punti, se non si arriva prima alla fine dei capitoli. La sfuriata è lunga, intensa, arriva all’apice e riflette i caratteri incompatibili dei coniugi, così uniti nella notte precedente e ora così tremendamente agguerriti e lontani.

Nassar “dà vita a un protagonista maschile detestabile e irresistibile al tempo stesso”, e porta il conflitto di idee sul piano dei diritti, dell’emancipazione della donna e della continuamente ribattuta e presunta superiorità dell’uomo, che forse sfoga un inconscio senso di castrazione (vedere qui) utilizzando un linguaggio aggressivo, carico di sproloqui filosofeggianti e continui turpiloqui, cercando di non perdere il lume della ragione di fronte alla precisione e all’ironia tagliente della donna, che non fa che deridere le sue idee da fascista radicato. La sua indole ha un male profondo, il fascismo, male forse intrinseco dell’animo umano:

“Confesso che in certi momenti divento un fascista, lo divento e so di diventarlo, ma anche tu diventi una fascista, esattamente come me, solo che tu lo diventi e non sai di diventarlo; questa è l’unica differenza, soltanto questa; e tu solo non sai che lo sei diventata perché – non che sia una novità – non c’è nulla che sia più alla moda oggigiorno che essere fascisti in nome della ragione”.

Bingo, il cane fedelissimo, corre e, metaforicamente parlando, taglia lo spazio fra i due e li separa su due isole di terra. Vaneggiamenti, allucinazioni e necessità di imporre il proprio pensiero sfociano nella goccia che fa traboccare il vaso: la violenza verbale si trasforma in violenza fisica, lui le dà un ceffone e si stampa sulla pelle l’appellativo di “mostro”. La donna sale in macchina e se ne va piangendo; a lui cedono le ginocchia e si ritrova a terra, con le lacrime agli occhi, perduto tra i frammenti dei freni che ha voluto annientare.

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L’ultimo capitolo cambia le carte in tavola, e si struttura sul punto di vista della donna; siamo al punto cruciale della narrazione, quello che ci fa cogliere il senso reale di tutto quello che è appena accaduto. Amore e guerra, Eros e Thanatos, rabbia, disprezzo, desiderio, “dominio e sottomissione”: sono queste le chiavi di interpretazione di questa breve e apparentemente semplice scrittura.
Scrive Matteo Nucci nella postfazione:

E’ il lettore che deve dare la sua risposta, ora. Il lettore che conosce e non conosce l’amore perché la verità dell’amore sfugge sempre e sfugge per sempre.

Nassar ci invita a fare i conti con la verità più vera. Il fulcro della storia è l’amore, un amore che, come tutti, non può fare a meno di nutrirsi di inganni e maschere, di contraddizioni, di complessità contro le quali si può resistere soltanto confrontandosi con la verità delle stesse e con la loro esistenza. L’autore ci getta in faccia un amore calato nella storia dell’uomo e nelle sue perplessità e convinzioni.

Lei agile, lui rigido: al di là delle ideologie politiche, Nassar ci mostra l’amore come passione legata indissolubilmente alla ragione, come paura di simbiosi, immagine antica che, per salvarsi nella sua integrità, decide – e necessita – di muoversi guerra.
E’ per questa interpretazione e per tutti questi inaspettati spunti di riflessione che ritengo questa lettura molto interessante e anche importante per aprire la mente ad altri punti di vista, per imparare qualcosa che forse ci disturba o ci turba, ma che a lungo termine sapremo apprezzare e comprendere.

Consiglio la lettura di questo libro a chiunque voglia provare a cimentarsi in qualcosa di diverso e ad aprirsi alla consapevolezza che le sfumature del nostro animo possono essere più oscure e tortuose di quanto possiamo immaginare.

Estate e libri: titoli caldi sotto l’ombrellone

Siamo ufficialmente a luglio, il mese che ancora meglio di giugno ci proietta verso il solo desiderio di riposare, tuffarci in acqua, oziare e uscire perlopiù la sera per evitare l’afa del pomeriggio. Ovunque ci troviamo, l’elemento emblematico dell’estate è senza dubbio l’acqua, l’enorme distesa salata nella nostra spiaggia preferita, o la piscina di un parco acquatico, o quella di amici e parenti nelle loro villette estive; questa è la stagione in cui abbiamo così tanto tempo a disposizione da non riuscire quasi mai a gestirlo come vorremmo e dovremmo, dedicandoci ai piaceri e ai doveri in egual modo in vista dei mesi successivi.

Tralasciando i doveri, è inevitabile che un lettore più o meno assiduo guardi all’estate come al periodo più potenzialmente proficuo per ripulire la libreria, tagliare migliaia di titoli dalla lista degli arretrati e dedicarsi allo shopping più sfrenato per fare rifornimento. Ahimè, l’estate – e parlo personalmente – è però soprattutto la stagione in cui non riesco a portare a termine velocemente le cose, anche un libro, soprattutto se vado ad impelagarmi in scritture troppo tortuose per la mia momentanea predisposizione; per questo dico sempre che è importante, assolutamente importante, la scelta del libro da leggere, e in questo breve e chiacchiericcio articolo voglio proprio consigliarvi alcuni titoli a mio parere adatti per la stagione estiva, da leggere anche sotto l’ombrellone, negli intervalli fra un bagno e l’altro o con trenta gradi che battono sopra la testa.

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@riverberodiparole

Prima di propinarvi i miei consigli, che spero possano esservi effettivamente utili, vi suggerisco di capire qual è la vostra reale inclinazione: non parlo soltanto di gusti letterari, e quindi di capire quali siano i generi giusti per voi e le vostre esigenze, ma soprattutto di decifrare la vostra momentanea disposizione d’animo. Conoscendomi, e sapendo che i libri spessi ed enormi mi mettono in soggezione, soprattutto d’estate cerco di dedicarmi a letture brevi, concise, che anche nei momenti più lenti mi consentano di vedere il risultato di poche pagine di lettura.

Osservare di essere giunta a metà di un piccolo libro mi rende in qualche modo soddisfatta del traguardo e mi spinge ad arrivare alla fine nel minor tempo possibile, forte della brevità dell’opera – praticamente sfrutto la forza della psicologia su me stessa. E non è assolutamente vero che “grandezza” è sinonimo di capolavoro o di “libro imprescindibile”: posso dirvi che sono più numerosi i capolavori di un’ottantina o poche centinaia di pagine che quelli di più di mille pagine – e secondo me solamente i grandi classici possono assumere una simile definizione.

In ogni caso, con queste premesse, eccovi le mie proposte da portare con voi in spiaggia, da leggere in un noioso pomeriggio e, soprattutto, capaci di evitare il famigerato “blocco del lettore”!

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L’inventore di sogni di Ian McEwan conta 105 pagine sezionate in otto scorrevoli capitoli per otto diverse circostanze. Lo stile dell’autore è fluido, molto chiaro ed esaustivo, non si perde in giri di parole confusionarie e va dritto al punto senza tuttavia far disperdere la magia delle situazioni. La storia è originale, strana, sempre interessante. Ho scoperto McEwan con questo breve racconto e sicuramente leggerò qualcos’altro di suo in futuro.

 

9788806230951_0_0_1578_75.jpgIl mondo deve sapere di Michela Murgia è stata la pubblicazione con cui ho conosciuto questa formidabile donna. Questa volta abbiamo quasi sessanta minuscoli capitoli divisi lungo 156 pagine che, come potrete immaginare, volano meravigliosamente. Non so se sia un mio problema, ma i capitoli per me sono sempre un toccasana e un talismano anti blocco del lettore, perché mi pongono dei piccoli traguardi che, anche affrontati singolarmente, riescono a farmi portare avanti, senza stress, la lettura. Questo è un libro che si commenta da solo, la più classica e allo stesso tempo frizzante descrizione di un mondo del lavoro che non perdona, che si rivela ridicolo nei suoi meccanismi ma di cui non riesci a ridere senza una punta d’amarezza e indignazione. Un call center, una squadra di gente che sembra la caricatura del lavoratore medio – e invece è tutto vero –, un «mostro»: dal blog alla prima stampa, un viaggio nelle logiche della persuasione occulta da cui non potrete staccare lo sguardo.

3979842_253044.jpgLe Beatrici di Stefano Benni. 92 pagine, otto donne e otto monologhi di donne irrequiete, che evadono dal ruolo che grava loro addosso attraverso parole confidenziali, sproloqui, sogni e sospiri, deliri. Ad intervallare questi momenti fra teatro e racconto, ci sono poesie e canti d’amore, ma di un amore strano, moderno – anche troppo. Ho amato e divorato questo piccolo capolavoro, capace di mantenere sospeso il lettore fra risata e pianto, fra gioco e rassegnazione, consapevolezza dell’essere umano, dell’essere donna, grazie alla stupefacente perizia mimetica dell’autore. Una mia amica appassionata di Benni mi aveva anticipato questa sua capacità, ma io sono riuscita a rendermene conto solo dopo aver ultimato questa pazzesca lettura.

9788807901874_0_0_1551_75.jpgLe notti bianche e La cronaca di Pietroburgo di Fëdor Dostoevskij. Tutto quello che ho detto prima a proposito della ricerca di letture più o meno “leggere” ed abbordabili per il mood estivo non deve essere frainteso come una voglia di debellare qualsiasi traccia di classici durante la stagione estiva, tutt’altro anzi! I classici giusti ed azzeccati in relazione al nostro momento costituiscono la spinta più significativa per la motivazione e la soddisfazione del lettore, comprenderli a fondo ci fa sentire più pieni, arricchiti e sempre nuovi, in costante evoluzione. Paradossalmente, il classico è il più autorevole ed efficace portatore di novità, forse perché, diceva Calvino, “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. E il classico che voglio consigliarvi in questo contesto è proprio questo, due brevi viaggi lungo le strade di Pietroburgo attraverso la scrittura ipnotica e brillante di Dostoevskij, con il continuo stupore nel riconoscere attualità in un tempo così lontano. Se Le notti bianche sembrano racchiuse in una sfera di riflessioni piuttosto definita e struggente, La cronaca di Pietroburgo si riallaccia a moltissimi temi: l’osservazione della città e dei suoi abitanti diventa l’osservazione degli uomini e della loro società, della vita e della morte, della ricchezza e della povertà, dei letterati, dei circoli e della letteratura, della storia. Anche in questo caso mi è stato difficile staccarmi anche solo per breve tempo dalle pagine.

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Un bicchiere di rabbia di Raduan Nassar. Mio primo libro edito Edizioni SUR, conta 83 pagine e sette capitoli. In un lungo flusso di coscienza, lui ci racconta una giornata particolare, la sfuriata con lei, le divergenze ideologiche che contrastano con la necessità di essere insieme, uniti, da due a “uno”. Ho trovato piuttosto interessante questo racconto, ma non dirò nulla di più in questa sede: avete voluto una recensione a riguardo, e la avrete!

 

 

Dopo aver elencato questi titoli che spero possano rendere contenti lettori dai gusti diversi, vi voglio consigliare un libro per la saggistica e uno per la poesia pura.

download (1).jpgRazza e storia Razza e cultura di Claude Lévi-Strauss, due trascrizioni di interventi dell’antropologo alla Conferenza generale del 1949, quando l’Unesco pose all’ordine del giorno la risoluzione dei conflitti su base razziale. Lévi-Strauss scrive di questioni complesse da indagare, con l’occhio lucido dello studioso, collegando società, cultura, progresso e storia, attraverso considerazioni a volte discutibili, ma sicuramente interessanti da cogliere per rifletterci su. Rilevante la parte finale del saggio, quella che è stata sicuramente più discussa da antropologi ed etnologi, ovvero quella che si concentra sulla sempre minore tolleranza degli esseri umani, quella che espone una idea pessimista del progresso. Le razze non esistono, il razzismo è soltanto una “espressione storica”; dobbiamo concentrarci sulla condizione umana. Probabilmente approfondirò le questioni relative a questo testo in un articolo a parte.

download (2).jpgUltimo consiglio, ma non per importanza, Fiore di poesia, alcuni dei componimenti più significativi di Alda Merini scritti fra il 1951 e il 1997, dalle sue celebri raccolte. Da amante di poesia e della Merini, questa per me è stata una lettura emblematica, che ha saputo regalarmi innumerevoli spunti di riflessione e mi ha fatto avvicinare un po’ di più alla figura tormentata di questa donna, così fragile e forte al contempo, così capace di comunicare anche solo con una parola ben piazzata. Credo che questo possa essere un ottimo compromesso per approcciarsi alla sua opera, avendone un assaggio corposo da poter successivamente arricchire.

 

Questi sono i miei consigli estivi, letture leggere ma non superficiali, brevi ma intense, buoni spunti per oliare gli ingranaggi della mente anche nei momenti più vuoti e spenti, o in quelli più caldi! Fatemi sapere se leggerete (o avete già letto) qualcuno di questi libri, sono sempre aperta al confronto.

Buona estate e al prossimo articolo!

#losguardodavicino: ricordi londinesi, letture variopinte

Buonasera alla fine di questa primissima giornata di giugno, il mese dell’ansia.
Questo quinto articolo della rubrica viene fuori dopo moltissimo tempo, e ovviamente ci sono così tante novità di cui parlarvi che è impossibile esaurirle tutte qua dentro – non finirei più di parlare, e non lo vuole nessuno. Come sapete, #losguardodavicino racchiude informazioni circa le mie ultime letture più significative, ed elenca i recenti libri acquistati per alimentare un dibattito con voi, per dare consigli e per riceverne. Ma è passato così tanto tempo dall’ultima volta, che ancora non vi ho parlato dei due libri che ho comprato a Londra!
Procediamo con calma però: vi parlerò interamente delle mie letture, molto brevemente, e per gli acquisti invece farò un selezione e vi mostrerò i più “vecchi” e i più recenti; gli altri libri che ho preso in mezzo a queste date ve li mostrerò nel prossimo articolo della rubrica, non me ne vogliate, lo faccio per voi.

• Letture clou consigliate

In un arco di tempo relativamente vasto ho letto alcuni libri, tutti molto brevi e scorrevoli. Di due di questi ve ne avevo parlato in precedenza: si tratta infatti di Emersioni di Carolina Cigala e di Campi Aperti di Alessio Arena, di cui trovate tutte le informazioni nell’articolo dedicato alla Via dei librai di quest’anno – che vi consiglio di sbirciare, se non lo avete ancora fatto, soprattutto se siete curiosi di sapere qualcosa in più sul restauro dei libri e di vedere qualche bel volume antico!

Sono state letture davvero piacevoli, come lo è stata decisamente I ragazzi che amavano il vento, un raccolta di poesie scelte di Shelley, Keats e Byron a cura di Roberto Mussapi, edita Feltrinelli Editore ed al prezzo di copertina di € 7,50: ad accomunare le poesie è l’amore per l’Italia, la descrizione dei suoi paesaggi perfettamente riconoscibili e delle emozioni che suscita alimentando la tematica della giovinezza e dell’amore per la vita. La dolcezza delle parole utilizzate si fonde con un incastro di suoni soave e pulito, perfettamente funzionale alle situazioni prese in considerazione ed abilmente evocate – e poi, basta dirmi la parola “Romanticismo” che io subito mi illumino. E’ una vera e propria “lode alla leggerezza, al vento, al volo” che vi consiglio di leggere se siete amanti dello stile di questi poeti del secondo Romanticismo inglese, come la sottoscritta.

Altre magnifiche letture sono state quelle di Novecento e di Seta, entrambi libri di Alessandro Baricco, di cui ho scritto le recensioni che, se vi va, trovate qui e qui; e infine, mi sono cimentata anche nella rapidissima lettura di due graphic novels, entrambe primi volumi di storie, Aeon e Blue di Angela Vianello, che trovate rispettivamente al costo di € 12 e di € 15, edite Shockdom. Vi lascio la trama qui sotto nel caso in cui foste interessati ad approcciarvi a letture più leggere e davvero godibili per gli occhi – i disegni sono fenomenali:

bluevianello0Il periodo dell’adolescenza è per tutti un momento particolare, di cambiamenti e trasformazioni, per le giovani ragazze che si apprestano a diventare donne lo è forse un poco di più. Aqua, però, sta cambiando in un modo incomprensibile, per lei, per i suoi amici, per i genitori e per la Dottoressa Beatrix, a cui la ragazzina si rivolge per avere aiuto quando non riesce più a gestire la situazione e il mutare del proprio corpo che, giorno dopo giorno, diventa estraneo e alieno, inquietante e soffocante. In un mondo in cui la quotidianità è interrotta dal suono acuto delle sirene di allarme, che avvisano la popolazione del verificarsi di continui attacchi chimici sui cieli delle città, dove è facile ammalarsi e morire all’improvviso senza saperne il motivo, il male di Aqua, strisciante e implacabile, la porta a cercare di isolarsi da tutti e a scontrarsi con Go, uno studente della sua scuola convinto che il governo nasconda qualcosa di sinistro alla popolazione.

41jhaHVDMHL._SX346_BO1,204,203,200_.jpgItalia, al giorno d’oggi. Due ragazzi normali: Davide e Giada. In che modo possono essere collegati ad una razza aliena arrivata sulla terra migliaia di anni fa? Due storie apparentemente diverse, separate da eoni. Inizia così il primo capitolo della saga di AEON, basato sugli antichi scritti del Libro di Enoch. Parte di questo sapere, caduto nelle mani sbagliate e custodito sulla terra da una cerchia di uomini malvagi, viene usato per governare i terrestri e tenerli sotto controllo. Davide e Giada, guidati da un comune senso di disagio nei confronti della società in cui vivono, si muoveranno alla ricerca di risposte e alla fatale scoperta del loro, del nostro, passato. C’è in atto una cospirazione ed è necessaria una svolta. L’umanità deve reimpadronirsi della sua antica conoscenza, per tornare libera.

• Acquisti

Finalmente passiamo al momento degli acquisti! Come vi avevo anticipato, ho selezionato i libri presi molto tempo fa a Londra e gli ultimi che ho acquistato, per un totale di quattro titoli per me molto interessanti, i primi due dei quali, chiaramente, in lingua inglese.

harry-potter-and-the-philosopher-s-stone-jk-rowling-ravenclaw-edition.jpgHarry Potter has never even heard of Hogwarts when the letters start dropping on the doormat at number four, Privet Drive. Addressed in green ink on yellowish parchment with a purple seal, they are swiftly confiscated by his grisly aunt and uncle. Then, on Harry’s eleventh birthday, a great beetle-eyed giant of a man called Rubeus Hagrid bursts in with some astonishing news: Harry Potter is a wizard, and he has a place at Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry. An incredible adventure is about to begin!
Dai, chi è che non conosce almeno il primo capitolo della saga di Harry Potter, il mago più famoso del pianeta? Questa è l’edizione Corvonero, interamente blu, edita Bloomsbury e presa al prezzo di £7.99. La novità di queste edizioni, disponibili nei colori delle quattro case, uscite in occasione dei 20 anni dalla prima pubblicazione della saga, sta nei contenuti extra che illustrano la storia della casa di riferimento, contengono moltissime immagini e mappe, ed hanno una veste grafica davvero bellissima. Inoltre, ho acquistato questo libro nei Warner Bros Studios, e mi ritengo molto fortunata ad aver fatto questa esperienza meravigliosa.

56454DO YOU HAVE THE OPPORTUNITY TO DO WHAT YOU DO BEST EVERY DAY? Chances are, you don’t. All too often, our natural talents go untapped. From the cradle to the cubicle, we devote more time to fixing our shortcomings than to developing our strengths. In Strengths Finder 2.0, Gallup unveils the new and improved version of its popular assessment. While you can read this book in one sitting, you’ll use it as a reference for decades. Loaded with hundreds of strategies for applying your strengths, this new book and accompanying website will change the way you look at yourself – and the world around you – forever.
Ho acquistato questo libro in maniera fortuita in un charity shop di Sutton, a molto meno di un pound, ed è assolutamente intoccato. Ho voluto lasciare la descrizione in inglese per rendere maggior giustizia al testo, ma sostanzialmente si tratta di una specie di guida che ci aiuta a scoprire i nostri talenti e a sfruttare al meglio le occasioni e le giornate, dando sempre il massimo e stando meglio con noi stessi, aiutandoci a cambiare in meglio la nostra visione del mondo. Il libro racchiude analisi e idee di azione: mi incuriosiva troppo il tema, quindi non me lo sono fatta scappare.

9788867994571_0_0_0_75Un libro che si propone come una sorta di indispensabile «bibbia» per i veri lettori forti, gli instancabili e inarrestabili «maniaci» dei libri. Impossibile elencare tutto ciò che questa anomale guida contiene, tra mille rimandi e richiami tra l’una e l’altra sezione. A titolo puramente di esempio: i mille libri fondamentali: dall’Epopea di Gilgamesh (…) a Harry Potter, con autore, paese e anno di edizione; le vite: brevi cenni biografici in pillole dei più grandi scrittori e poeti di sempre; gli incipit dei più grandi capolavori di sempre; i premi: con gli elenchi dei vincitori dei premi più importanti (…), i best seller: i maggiori di sempre, le serie best seller, i best seller anno per anno dal 1900 a oggi; le stroncature più celebri e più strane, i libri-film: i più importanti libri trasformati in film; le curiosità intorno ai libri; cibo e alcool: cocktail e ricette della letteratura; le più commoventi e divertenti frasi sui libri; una breve storia dell’editoria, da Gutenberg a oggi. Un catalogo, un repertorio, una enorme serie di elenchi, nomi, titoli, richiami. Una modesta guida verso il paradiso per chi ama leggere.

9788893253666_0_0_0_75Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius. Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard. (Libro non acquistato ma vinto in un giveaway).

copertina-Ciarapica2Chi è il book blogger e cosa fa? Cosa significa oggi fare critica letteraria 2.0?
Il libro di Giulia Ciarapica propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social network e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Senza dimenticare però che dietro ogni blogger c’è prima di tutto un lettore, che ogni giorno si informa, confronta testi e cerca di trasmettere la propria passione al pubblico (piccolo o grande che sia) con un linguaggio chiaro e semplice.
Partendo dai ferri del mestiere e dalla scelta dei testi, passando per le fasi della recensione e i relativi stili, senza lesinare consigli pratici e di lettura, Book Blogger ci conduce alla scoperta di un mondo in grande fermento, provando anche a tracciare una mappa per orientarcisi: dai primissimi portali e lit-blog italiani alle ultime tendenze sui social, per arrivare ai siti contemporanei più attivi e seguiti e al fenomeno degli youtuber.
Spero di riuscire a leggere questa guida dopo gli esami della sessione estiva, per poter migliorare sempre di più e capire come usare al meglio i miei mezzi per comunicare con voi e continuare a condividere la passione per la letteratura.

Alla fine, l’articolo è risultato comunque lunghetto per via delle trame dei numerosi libri, ma su questo non posso proprio fare sconti. Spero di avervi suggerito qualche consiglio – recuperate la Guida tascabile, è veramente utile e preziosa – e attendo qualche vostro parere riguardo ai libri che trovate elencati o su quelli che avete letto voi in questo periodo.

Quale libro vi sentite di consigliarmi, alla luce delle vostre letture ultime?
A presto con una nuova “puntata” della rubrica! ♥

 

 

Alessandro Baricco: “Tutto quel mondo negli occhi e la paura che mi riportava indietro”

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

 

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foto da @riverberodiparole

 

Era il 1994 quando questo monologo teatrale uscì per la prima volta. Alessandro Baricco lo scrisse per Eugenio Allegri e per il regista Gabriele Vacis, affinché potessero metterlo in scena. Nel 1998, poi, Giuseppe Tornatore ne trasse il celebre film La leggenda del pianista sull’oceano, di cui credo di aver visto solo qualche spezzone molto tempo fa, e che per fortuna potrò vedere adesso con una diversa percezione delle vicende narrate.

Appena un paio d’ore bastano a gustarsi questa piacevole lettura, un racconto che è un piccolo capolavoro artistico nella forma e nel contenuto e che sono felice di aver affrontato in questo momento della mia vita – grazie a Rossana! E’ vero che le recensioni hanno il dovere di essere il più possibile obiettive, nel bene e nel male, per poter condividere con i lettori un parere chiaro e fondato; ma credo che in molti casi sia impossibile mettere da parte completamente le proprie sensazioni più profonde che l’autore è stato capace di evocare, come in questo caso.

Sul maestoso Virginian nasce il nostro Danny Boodman T.D Lemon Novecento, orfano abbandonato a bordo, che diverrà “il più grande pianista che abbia mai suonato sull’oceano”. Ma non è lui che ci racconta la sua storia: il narratore è infatti il suo migliore amico,  Tim Tooney, trombettista della band che si esibiva con lui ogni sera sulla nave. Lo stesso autore definisce questo scritto “un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce”, ed è proprio questa la percezione che si ha immediatamente di fronte allo scorrere della storia, che ripercorre le tappe della singolare vita del pianista e ne mette in risalto le qualità prodigiose.

Novecento è, infatti, un prodigio, un uomo dalle potenzialità musicali quasi sovrumane, che vive il dramma dell’incomunicabilità e della incompatibilità con il mondo per come viene generalmente concepito da tutti gli altri esseri umani. La sua visione delle cose, della vita, delle emozioni più belle o più brutte dipende dal pianoforte di quella sala, dal quale ricava “una musica mai sentita prima”, evidentemente scritta nella sua mente e nella sua anima; i suoni fluiscono chissà da dove, così come è sconosciuto il modo in cui, da bambino, Novecento abbia imparato a metterli insieme. Della sua curiosa vita, il dettaglio più incredibile è sicuramente questo: nei suoi ventisette e poi trentadue anni non è mai sceso dal Virginian. Su quella nave è nato, ha vissuto la sua vita e l’ha anche vista finire, senza mai avere la necessità di raggiungere la terraferma e guardarsi attorno. Soltanto una volta è arrivato al punto di desiderare di scendere dal piroscafo: voleva vedere il mare da quella prospettiva.

A voler essere precisi, Novecento non esisteva nemmeno, per il mondo: non c’era città, parrocchia, ospedale, galera, squadra di baseball che avesse scritto da qualche parte il suo nome. Non aveva patria, non aveva data di nascita, non aveva famiglia. (…) Ufficialmente non era mai nato.

Danny Boodman T.D. Lemon Novecento diventa una leggenda, una figura emblematica che incarna pensieri  inconciliabili col nostro modo di osservare le cose e di valutarle, dei quali resta convinto fino alla fine. La sua filosofia di vita è un concetto che impregna le pagine di ideali che probabilmente possiamo trovare in noi, ma espressi in maniera estremamente intima e, naturalmente, relazionata alla musica. Le parole che Baricco gli fa pronunciare sono schiette, taglienti nella loro straordinaria chiarezza nonostante la nostra incapacità di comprenderle fino in fondo, e quasi riescono a farci mettere in dubbio la sicurezza delle nostre scelte di vita.

Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. (…) Il mondo, magari, non l’aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l’anima.

La musica è l’elemento fondante di qualsivoglia discorso attorno a Novecento, l’elemento che ha plasmato soprattutto il suo modo di percepire ciò che gli viene raccontato: lo stile ed il registro linguistico utilizzati da Baricco riescono a restituire precise descrizioni delle sensazioni uditive e visive, delle emozioni umane. L’autore comincia con un repertorio linguistico che, riproducendo al meglio la parlata sciolta di un amico che racconta e ricorda, non si fa scrupoli ad utilizzare turpiloqui per ritrarre bene il concetto; ma, man mano, questo registro si trasforma e diventa sempre più aperto a riflessioni introspettive profonde, diviene più “pulito” e fiorito, senza minare alla scorrevolezza della narrazione. Emblematiche le considerazioni finali del pianista, che, nonostante siano fatte di continue riprese e ripetizioni che si completano, riescono a fluire rapidamente sotto gli occhi e a fissarsi nella mente con naturalezza.

In Novecento l’omonimo ragazzo vive il tormento della mente geniale che non riesce ad integrarsi nel mondo per quello che è, per una semplice questione di scelte, per una paura intrinseca che lo porta a non abbandonarsi all’ignoto. Le città, le strade, l’immensa quantità di persone e di circostanze che colorano la Terra non fanno per lui, rappresentano uno spazio troppo aperto per far sì che lui si possa esprimere veramente, offrono fin troppe possibilità. Quella nave, il suo pianoforte, l’oceano con la sua danza di onde: questa è la realtà che per Danny Boodman T.D. Lemon Novecento ha un senso e nella quale lui può avere un posto.

Non è quel che vidi che mi fermò, è quel che non vidi (…), in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne / c’era tutto, ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo. Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere.

La storia di Novecento è molto conosciuta, soprattutto dopo la produzione del film di Tornatore, ma poiché questa lettura mi ha davvero lasciato dentro tante cose, mi sembrava doveroso portare sul blog una recensione a riguardo.

Consiglio questa lettura davvero a tutti, soprattutto a chi ha visto il film, affinché si possa rendere conto della reale efficacia delle parole soprattutto nel restituire benissimo gli stati d’animo umani.

Alessandro Baricco: limpida tenerezza in fibre di seta

Si chiamava Hervé Joncour, era mercante di bachi da seta. Ogni anno raggiungeva il Giappone, ogni anno ritornava. Nei suoi viaggi, si leggeva l’ideogramma di una passione silenziosa, rubata al rumore del mondo.

 

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Foto che ho scattato e che trovate sul profilo instagram del blog e anche su Le frasi di Alessandro Baricco

 

Da qualche tempo non scrivo una recensione, e mi dispiace molto perché credo che sia una delle tipologie di articolo più importanti all’interno di questo blog, nonché il modo più diretto e chiaro di confrontarmi con voi lettori. Quindi passo subito a parlare della mia ultima lettura terminata, un’altra di quelle acquistate a sentimento, semplicemente per un qualcosa che mi ha comunicato. Seta di Alessandro Baricco (edizione Universale Economica Feltrinelli, al prezzo di copertina di € 7,50) è il primo libro che leggo dell’autore – sai che novità – e devo dire, sinceramente, che mi è piaciuto molto. Sono davvero tantissimi i punti di forza che ho trovato in un libro così esile, che in sole 108 pagine è riuscito a farmi immergere totalmente in un tempo lontano, in una atmosfera (in)definita dai tratti esotici.

Cercherò di procedere in maniera ordinata per rendere più fluido e lineare il mio pensiero e anche per riuscire a scrivere più velocemente le recensioni, che, come sapete, mi riescono sempre molto lunghe e, personalmente, molto pensate e sudate. Non trasformerò le mie recensioni in elenchi puntati; semplicemente cercherò di avere un modo di procedere costante e coerente, che non tralasci nessuna mia considerazione e che allo stesso tempo possa darvi tutte le informazioni che desiderate sul libro in questione.

La prima questione da cui bisogna partire è la trama: la vicenda narrata comincia nel 1861 e segue i viaggi di Hervé Joncour, un mercante di bachi da seta, che si ritrova a dover andare fino in Giappone per ottenere della merce di ottima qualità e soprattutto priva di malattie. All’interno di questo grande argomento, e perno in realtà delle più grandi suggestioni che questo libro può offrire, il rapporto con la moglie Hélène, che aveva una voce bellissima. I viaggi di Hervé catturano il focus del lettore, ma in realtà tante altre cose ben più importanti cominciano ad accadere. Non dirò nulla di più per evitare di spifferare qualcosa che invece è bello scoprire da soli, leggendo.

La figura di Hélène ci porta a toccare la seconda importante questione, quella dei personaggi. Come le ambientazioni, anche i personaggi sono caratterizzati da tinte esotiche, sembrano quasi sfumati all’interno di comportamenti abitudinari e gesti scanditi da ripetizioni. Questo tratto è reso molto bene dal fatto che i viaggi di Hervé vengono descritti sempre allo stesso modo, seguendo sempre lo stesso percorso, con le stesse soste e le stesse persone che lo accolgono; a cambiare è soltanto una parola, una sensazione, un dettaglio quasi impercettibile che forse serve a farci capire che ogni momento della nostra vita è diverso dagli altri e non si ripeterà più, anche quando ci sembra di fare ogni giorno le stesse cose, di incontrare le stesse persone e di vederci sempre uguali a noi stessi. Giorno dopo giorno noi cambiamo, e quella di Hervé è anche la storia di un cambiamento, che avviene sommessamente e che darà i suoi frutti solo nel futuro, una volta che avrà finalmente compreso molte cose. Una volta che avrà svelato il mistero nascosto dietro ad una lettera e al suo matrimonio. Nei suoi occhi, intanto, la seta.

 

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Arte della calligrafia giapponese, © Fondazione Torino Musei, MAO Museo d’Arte Orientale

 

La scrittura di Baricco mi ha piacevolmente colpita: consapevole di aver conosciuto soltanto una piccola parte del suo stile, credo che questo libro sia scritto e strutturato in maniera molto acuta, è stato pensato in ogni particolare. Una cosa che ho apprezzato – anche se all’inizio non riuscivo a capirla appieno – è stata, come ho già scritto, la ripetizione di alcune parti, sempre uguali se non per una definizione, per una parola sola improvvisamente e completamente diversa. L’ho trovata una caratteristica molto interessante, che riesce a rendere bene, secondo me, l’idea dei lunghi e difficoltosi viaggi in Oriente, ripetuti con costanza e sempre più complicati. La storia del mondo è parte viva della narrazione, che ad un certo punto si macchia delle conseguenze della guerra. 

Un’altra particolarità che ho notato, e che mi è particolarmente piaciuta, è l’uso che l’autore ha fatto della punteggiatura: anche in questo caso all’inizio non riuscivo a capire il perché di un determinato uso dei due punti, o delle lunghe pause. Ma ad un certo punto ho capito che anche la punteggiatura aveva un preciso scopo, e si prestava ad una interpretazione coerente del libro; anche la punteggiatura contribuiva a rendere l’atmosfera generale della narrazione, e questa è stata una delle cose che mi ha più stupita.

Sulla struttura generale del libro aggiungo anche che è molto scorrevole, è organizzata in 65 capitoli – alcuni dei quali molto brevi – e di conseguenza l’ho trovata una lettura molto semplice da affrontare, pur non avendo molto tempo a disposizione. E’ stata una comoda e leggera lettura da portare in viaggio, la trama è semplice da seguire e molto lineare, e nella sua semplicità l’ho trovato un libro molto evocativo.
Continuerò ad approfondire la mia conoscenza della scrittura di Baricco senza dubbio, e intanto, libro consigliato.

#losguardodavicino: affari e doveri

Altra “puntata” di questa piccola e lenta rubrica; questa per me è la tipologia di articolo più rilassante in assoluto, e ogni volta non vedo l’ora di poterlo scrivere. Come sempre, vi aggiorno sulle mie letture e sui miei acquisti recenti, consigliandovi qualcosa e attendendo i vostri consigli, ovviamente.

Prima di passare ai due punti tipici dell’articolo, volevo parlarvi della book challenge di febbraio a cui ho partecipato, che è stata organizzata da Stefania e Grazia su Instagram: per chi non lo sapesse, per tutti i 28 giorni del mese bisognava pubblicare una foto di uno o più libri sulla base di regole e temi specifici. E’ stata la mia prima partecipazione a questo tipo di iniziativa, e devo dire che è stata molto divertente, oltre che un importante mezzo di condivisione dei propri gusti letterari e di consigli di lettura attraverso le interazioni. Sul profilo instagram del blog trovate tutte le foto pubblicate giorno per giorno; qui di seguito ve ne mostro alcune:

 

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• Letture clou consigliate

Dico subito che questo mese non è stato dedicato a letture di piacere ma prettamente a letture causa studio – ecco quello che succede quando non si riescono ad incastrare tutti gli impegni e si rimandano le cose – ; infatti ho letto La congiura di Catilina, alcune elegie dagli Amores ovidiani, il IV libro delle Odi di Orazio e due libri dell’Eneide, e per questi libri ho ben poco da consigliarvi, parlano da sé, ed è raro trovare qualcuno che li legga per diletto. Nel caso in cui foste quel qualcuno, vi dirò che ovviamente sono libri meravigliosi, c’è un motivo se vengono studiati e se resistono al tempo, sono dei capolavori.

Una lettura di piacere a cui invece mi sono dedicata e che è mi risultata incredibilmente  illuminante è Il sentimento d’impostura, che ho preso dalla Biblioteca Itinerante senza saperne nulla e scoprendo così un immenso tesoro. Il libro è stato pubblicato da Edizioni di Passaggio nel 2011 ed è prezzato € 12. Si tratta del primo libro tradotto in italiano della romanziera e saggista Belinda Cannone, che insegna Letteratura comparata all’Università di Caen, e le cui opere sono tutte scritte in francese. La traduzione è curata da Giovanni Lombardo, per un piccolo libro di 158 pagine sezionato in mini capitoli legati dal tema che affrontano, sotto molteplici punti di vista. Nel libro vengono descritti moltissimi contesti e situazioni – anche molto vicini a noi – nei quali può sorgere il sentimento d’impostura, una sensazione a cui spesso non sappiamo attribuire un nome preciso e che invece la maggior parte di noi prova. L’autrice è sempre molto chiara, nonostante alcuni ragionamenti siano davvero elaborati, e sin dalla prima pagina riesce a far concentrare il lettore sulla questione. E’ una lettura molto stimolante che consiglio davvero a tutti.

IMG_20180211_155752_138.jpgL’impostura di cui questo libro si occupa non è l’atteggiamento dei simulatori che, ingannando chi li circonda, ostentano competenze fittizie e usurpano un posto indebitamente. L’Autrice descrive invece quel sentimento – tanto diffuso quanto inconfessato – per cui, molto spesso, siamo intimamente convinti di non essere le persone adatte a occupare legittimamente il nostro posto e abbiamo perciò paura di essere smascherati. Benché metta in discussione la nostra identità, il sentimento d’impostura implica che ci si chieda non già: <<Chi sono io?>>, bensì: <<Sono veramente la persona che dovrei essere per stare in questo posto?>>.
Ogni tipo di ambizione (professionale, amorosa, esistenziale etc.) può suscitare questa preoccupazione. In trentasei agili capitoli – che toccano la letteratura, la psicoanalisi, il cinema, la politica e le nostre esperienze quotidiane – questo saggio brillante e arguto esplora (in una forma ora narrativa, ora riflessiva, ora dialogica) le origini del sentimento d’impostura e ne illustra le manifestazioni più significative.

• Acquisti

 

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Febbraio è stato abbastanza proficuo in quanto ad acquisti, e infatti credo e spero di non comprare più troppi libri a lungo termine; prima preferirei leggere la maggior parte di quelli che ho in libreria attualmente! Gli acquisti di questo mese sono piuttosto particolari perché sono stati tutti più o meno convenienti. Il pianista l’ho acquistato da Rosy che vendeva alcuni libri usati, e l’ho pagato davvero poco. I due Einaudi della lista – McEwan e Murakami – li ho presi nel periodo degli sconti al 25%, e Io uccido l’ho comprato ad un prezzo stracciato (è un remainders) grazie al saldo che mi restava nella carta Feltrinelli. Seta e I ragazzi che amavano il vento invece li ho presi normalmente in libreria al prezzo di copertina, ma sono dei libri davvero piccoli ed economici. Ve li mostro:

6113247_333615.jpgPeter Fortune sogna di far sparire l’intera famiglia con un’immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l’anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera… Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il campionario di immagini perturbanti che sono un po’ il <<marchio di fabbrica>> di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime, sia quello dei carnefici. Nell’Inventore dei sogni McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante del <<racconto per ragazzi>>.

9788806216702_0_0_794_75.jpgSumire è una ragazza impulsiva, disordinata, generosa, con il mito di Kerouac e della scrittura. Myū è una donna matura, sposata, molto ricca e molto bella. Sumire ama Myū come non ha mai amato nessun ragazzo. E Myū parrebbe provare lo stesso sentimento, ma uno schermo invisibile sembra separarla dal sesso, e forse dal mondo. Riusciranno a incontrarsi o si perderanno senza lasciare traccia come lo Sputnik, condannato a vagare nello spazio per sempre? A raccontarci la storia è un giovane senza nome, prima studente, poi maestro elementare, innamorato di Sumire innamorata di Myū. E così i destini dei nostri tre protagonisti s’inseguono ma non si congiungono mai, simili a satelliti alla deriva per l’eternità.

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Si chiamava Hervé Joncour, era mercante di bachi da seta. Ogni anno raggiungeva il Giappone, ogni anno ritornava. Nei suoi viaggi, si leggeva l’ideogramma di una passione silenziosa, rubata al rumore del mondo.

 

 

9788807902208_0_0_1541_75I più grandi poeti del secondo romanticismo inglese, uniti da una caratteristica comune: l’amore per l’Italia. La dolce asprezza del paesaggio ligure, i delicati colori pisani, il fascino ineffabile di Venezia si rispecchiano liricamente nella luce, nell’acqua, nell’aria che percorrono e accomunano i versi di quest’antologia. Roberto Mussapi, riscrivendo il “romanzo italiano” di Shelley, Keats e Byron a introduzione del volume, parte alla ricerca di quel versante, disperato e arioso insieme, che resuscita e illumina il motivo della giovinezza: i tre poeti, eterni “ragazzi” innamorati della vita, sono finalmente restituiti alla ingenuità della loro vicenda umana che, sotto il segno dell’avventura italiana, si condensa attraverso esperienze poetiche tutt’affatto diverse in una straordinaria lode alla leggerezza, al vento, al volo.

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<<Anche in questo siamo uguali. L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco. Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia. Io no. Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.>>
<<E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?>>
<<Io uccido…>>

 

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(fuori catalogo)
Ho iniziato la mia carriera di pianista durante la guerra, al Café Nowoczesna, che si trovava in via Nowolipki, proprio nel cuore del ghetto di Varsavia. Quando nel novembre del 1940 i cancelli del ghetto vennero chiusi, la mia famiglia ormai da molto tempo aveva venduto tutto quello che si poteva vendere, persino quello che noi consideravamo il nostro bene più prezioso: il pianoforte. La vita, alla quale quei tempi avevano tolto ogni valore, mi costrinse tuttavia a vincere la mia apatia e a cercare un modo per guadagnarmi da vivere.



Piccolo comunicato
: da domenica 4 marzo sarò in viaggio e tornerò dieci giorni dopo, mercoledì 14. Il blog non resterà inattivo, ho preparato degli articoli da pianificare per il mercoledì 7, la domenica 11 e il mercoledì 14 marzo. Forse non riuscirò a diffondere su tutti i social i nuovi articoli, ma comunque penso di pianificarli tutti per le ore 15 di ciascun giorno.


Conoscete o avete letto qualcuno dei libri mostrati? Se sì, sarei felice di conoscere i vostri pareri a riguardo; sono tutti in lista per le letture di quest’anno.
Vi ringrazio per il supporto mostrato ogni giorno a questo sito, grazie mille e al prossimo articolo. ♥

 

Alessandro Saluzzi: pensieri scritti di vita vissuta

È come scrivere la mia vita su tanti post-it.

 

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Alessandro Saluzzi è un impiegato di 41 anni, vive in provincia di Mantova e ama scrivere dei pensieri “per non farli sbiadire col tempo“.

Comincio questa breve recensione ringraziando l’autore per avermi fornito il formato digitale del suo libro: si tratta di una raccolta autopubblicata di pensieri, che spaziano fra le classiche tematiche care all’uomo, soffermandosi in particolar modo su quella amorosa.
È sempre difficile esprimere il proprio parere su un testo del genere, perché non si riesce mai a comprendere del tutto il confine tra un flusso di pensieri continuo, che viene scritto per come viene pensato, e una volontaria costruzione formale dei pensieri suddetti. Complessivamente, però, ho riscontrato purtroppo molti aspetti negativi, specificatamente sulla forma, anche se ho qualcosa da dire pure sul contenuto.

Voglio però partire dalle potenzialità: nel corso delle 43 pagine, che lo rendono comunque una lettura poco impegnativa, ho potuto riscontrare alcune frasi efficaci, che hanno saputo risollevare per un attimo la mia opinione sul testo che le racchiudeva.

Nessun cuore merita di essere soffocato.

Le immagini che vengono richiamate sono scene di vita vissuta, di una adolescenza ormai trascorsa e ricordata con la nostalgia del presente, con una concezione semplice dei rapporti affettivi e amorosi, e tutto sommato alcune immagini risultano abbastanza ben costruite; il problema è che spesso le immagini più suggestive perdono di intensità a causa di una costruzione poco curata, o per una parola che forse non ci stava.

Tralasciando quindi il contenuto, che ritengo debba essere comunque ulteriormente elaborato, ho trovato oppressivi i difetti di forma. Ho notato che questo testo risulta in linea con la poesia che si sta facendo strada attraverso il Web, in relazione ad alcuni scritti, ma con la differenza che in questo libro non si compie una scelta formale decisa. Alcuni pensieri sono privi di punteggiatura, e il che rende la lettura e l’interpretazione molto difficili. D’altra parte, anche in molti di quelli che la presentano, essa viene usata in maniera inappropriata, a volte correttamente e altre volte no. Spesso gli accapo separano frasi, già prive di punteggiatura, che non si rivelano chiare. Inoltre ho trovato forzato l’uso della rima nel contesto di un componimento libero, che sarebbe risultato più espressivo senza.

All’autore vorrei consigliare di rivedere il libro nella sua interezza per correggere quegli errori grammaticali spiacevoli, revisionare la forma e dare un’impronta più personale agli scritti, scegliendo lo stile adatto in base alla propria esigenza comunicativa. Con queste attenzioni e una maggiore cura sono sicura che potrà risultare una lettura gradevole e delicata.