Lorenzo Foltran: “quello che resta sopravvive a stento”

In tasca la  paura di volare -  Copertina.png

Titolo: In tasca la paura di volare
Autore: Lorenzo Foltran
Editore: Oèdipus Edizioni
Genere: Poesia
Formato: cartaceo
Prezzo: 12€
Data pubblicazione: Maggio 2018
Pagine: 96
Per l’acquisto: https://www.ibs.it/in-tasca-paura-di-volare-libro-lorenzo-foltran/e/9788873413387?inventoryId=112293826

Qualcosa sull’autore:
Nel novembre del 2011 ha conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, si è diplomato in Management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiede. In tasca la paura di volare è la sua prima raccolta.
Lo trovate su facebook, twitter e instagram.

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparseI lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me). La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra l’io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

La prefazione di Dario Pisano alla raccolta ci offre un quadro generale dettagliato e preciso; quando un poeta contemporaneo, esordiente, si espone ai miei occhi con i suoi scritti così impregnati di tradizione, legati saldamente alle radici della nostra letteratura, di solito distorco il naso in quanto appassionata di poesia e studentessa di lettere moderne, temendo gli esiti di una spinta in questa direzione.

La sua musa abita le rive dell’antica tradizione poetica italiana, e riscrive, con una dose di umorismo e ironia, celebri pagine della tradizione stilnovistica e petrarchesca.

Penso però che il dialogo con la tradizione alla ricerca di ispirazione e di sostegno, soprattutto per un poeta agli inizi, sia inevitabile; è anche un grande atto di coraggio quello di riproporre tematiche legate all’amor cortese, al petrarchismo o al crepuscolarismo.

Uno dei motori della poesia di Foltran è l’intertestualità, che continuamente sollecita il lettore a riconoscere il deposito ingente di memoria verbale che l’autore amministra con sagacia.

I rischi di “spingersi oltre” sono molti e bisogna essere in grado di trovare un equilibrio: ed io sono rimasta complessivamente contenta della silloge che l’autore, Lorenzo Foltran, mi ha gentilmente fatto avere e che ringrazio. La sinossi genera delle aspettative che vengono effettivamente soddisfatte, e ho scovato dei componimenti brillanti e ben curati nella forma – cosa per me importantissima. La raccolta, nel suo insieme, è un’ottima prova d’esordio, dal linguaggio semplice ma efficace, accessibile a tutti, che riesce a riutilizzare stralci di patrimonio senza per questo conferire ai suoi scritti un piglio elitario: Foltran ha buone capacità comunicative. La voglia di sperimentare metri diversi e anche complessi si sposa con una schiettezza che rende la lettura piacevole e dolce, evocativa com’è giusto che sia.

30441189_351999218642169_2890196322269265920_n.jpg

La prima parte è quella decisamente più “sopraffatta” dalla tradizione: le poesie sono molto simili fra loro e non riescono, a mio parere, a fare del tutto proprio un repertorio di immagini così lontano nel tempo, per quanto contestualizzato nel presente. Donne sparse apre la raccolta nel tentativo di richiamare ricordi di natura amorosa, con le peculiarità dell’amore stilnovistico e delle donne-angelo; ma sarà dalla seconda sezione, I lampioni e nessun’altro, che secondo me l’autore riesce a mostrare la naturalezza del suo pensiero.

Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi…Eravamo così vicini…) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.

Le immagini costruite e descritte sono di una quotidianità chiara e senza veli, si nutrono del senso di familiarità che il lettore avverte nel leggerle e che è il grande punto di forza della silloge. Il mondo ideale delle donne-angelo non è che un inganno della mente: la realtà irrompe, senza violenza, nei componimenti e diventa il nuovo campo d’indagine, con lo sconforto che comporta.

Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne – VarenneBrestLe Barcarès – Saint Laurent de la SalanqueSaint-Cloud) e dalle riflessioni che le accompagnano.

Non ho amato ogni singolo componimento – come mi succede per tutte le raccolte di poesia contemporanee –, ma la terza parte è la mia preferita. Continua, naturalmente,  la ripresa della tradizione, ma è questa la ripartizione in cui i pensieri dell’autore mi sono sembrati più slegati e liberi, e non per nulla è qui che emerge il fulcro della silloge.

I pensieri si lasciano affondare
nella melma dei flutti immersi.

Mattoni su mattoni,
siamo tanti e siamo soli.

La ricerca delle parole si concentra sull’uomo, confinato nella sua solitudine che vuole provare a condividere con qualcuno, nell’atto di esternare le sue incertezze e contraddizioni, la confusione generata dalla stessa esistenza. Il dubbio e il viaggio sono i meccanismi propulsori della sua riflessione: e se da un lato questa sua necessità di porsi domande sulle cose umane e sull’amore può diventare un tormento,  dall’altro rappresenta anche la forza che muove la raccolta e le conferisce significato.

Triste la vita di chi non sospira,
di chi non pensa all’esistenza
che trascina, trascinato dal peso
tuttavia non percepito.
(…)
E’ triste la vita di chi sospira,
di chi l’esistenza rigetta,
trascina, trascinato via dal peso
del tutto pensato e sentito.

Con questa segnalazione e breve recensione, consiglio la lettura di In tasca la paura di volare se avete voglia di un testo piacevole e scorrevole, non legato agli standard della poesia del Web che circola ormai ovunque – e che, in quasi tutti i casi, mi lascia perplessa.
È stata un’analisi interessante.

 

Annunci

#losguardodavicino: ricordi londinesi, letture variopinte

Buonasera alla fine di questa primissima giornata di giugno, il mese dell’ansia.
Questo quinto articolo della rubrica viene fuori dopo moltissimo tempo, e ovviamente ci sono così tante novità di cui parlarvi che è impossibile esaurirle tutte qua dentro – non finirei più di parlare, e non lo vuole nessuno. Come sapete, #losguardodavicino racchiude informazioni circa le mie ultime letture più significative, ed elenca i recenti libri acquistati per alimentare un dibattito con voi, per dare consigli e per riceverne. Ma è passato così tanto tempo dall’ultima volta, che ancora non vi ho parlato dei due libri che ho comprato a Londra!
Procediamo con calma però: vi parlerò interamente delle mie letture, molto brevemente, e per gli acquisti invece farò un selezione e vi mostrerò i più “vecchi” e i più recenti; gli altri libri che ho preso in mezzo a queste date ve li mostrerò nel prossimo articolo della rubrica, non me ne vogliate, lo faccio per voi.

• Letture clou consigliate

In un arco di tempo relativamente vasto ho letto alcuni libri, tutti molto brevi e scorrevoli. Di due di questi ve ne avevo parlato in precedenza: si tratta infatti di Emersioni di Carolina Cigala e di Campi Aperti di Alessio Arena, di cui trovate tutte le informazioni nell’articolo dedicato alla Via dei librai di quest’anno – che vi consiglio di sbirciare, se non lo avete ancora fatto, soprattutto se siete curiosi di sapere qualcosa in più sul restauro dei libri e di vedere qualche bel volume antico!

Sono state letture davvero piacevoli, come lo è stata decisamente I ragazzi che amavano il vento, un raccolta di poesie scelte di Shelley, Keats e Byron a cura di Roberto Mussapi, edita Feltrinelli Editore ed al prezzo di copertina di € 7,50: ad accomunare le poesie è l’amore per l’Italia, la descrizione dei suoi paesaggi perfettamente riconoscibili e delle emozioni che suscita alimentando la tematica della giovinezza e dell’amore per la vita. La dolcezza delle parole utilizzate si fonde con un incastro di suoni soave e pulito, perfettamente funzionale alle situazioni prese in considerazione ed abilmente evocate – e poi, basta dirmi la parola “Romanticismo” che io subito mi illumino. E’ una vera e propria “lode alla leggerezza, al vento, al volo” che vi consiglio di leggere se siete amanti dello stile di questi poeti del secondo Romanticismo inglese, come la sottoscritta.

Altre magnifiche letture sono state quelle di Novecento e di Seta, entrambi libri di Alessandro Baricco, di cui ho scritto le recensioni che, se vi va, trovate qui e qui; e infine, mi sono cimentata anche nella rapidissima lettura di due graphic novels, entrambe primi volumi di storie, Aeon e Blue di Angela Vianello, che trovate rispettivamente al costo di € 12 e di € 15, edite Shockdom. Vi lascio la trama qui sotto nel caso in cui foste interessati ad approcciarvi a letture più leggere e davvero godibili per gli occhi – i disegni sono fenomenali:

bluevianello0Il periodo dell’adolescenza è per tutti un momento particolare, di cambiamenti e trasformazioni, per le giovani ragazze che si apprestano a diventare donne lo è forse un poco di più. Aqua, però, sta cambiando in un modo incomprensibile, per lei, per i suoi amici, per i genitori e per la Dottoressa Beatrix, a cui la ragazzina si rivolge per avere aiuto quando non riesce più a gestire la situazione e il mutare del proprio corpo che, giorno dopo giorno, diventa estraneo e alieno, inquietante e soffocante. In un mondo in cui la quotidianità è interrotta dal suono acuto delle sirene di allarme, che avvisano la popolazione del verificarsi di continui attacchi chimici sui cieli delle città, dove è facile ammalarsi e morire all’improvviso senza saperne il motivo, il male di Aqua, strisciante e implacabile, la porta a cercare di isolarsi da tutti e a scontrarsi con Go, uno studente della sua scuola convinto che il governo nasconda qualcosa di sinistro alla popolazione.

41jhaHVDMHL._SX346_BO1,204,203,200_.jpgItalia, al giorno d’oggi. Due ragazzi normali: Davide e Giada. In che modo possono essere collegati ad una razza aliena arrivata sulla terra migliaia di anni fa? Due storie apparentemente diverse, separate da eoni. Inizia così il primo capitolo della saga di AEON, basato sugli antichi scritti del Libro di Enoch. Parte di questo sapere, caduto nelle mani sbagliate e custodito sulla terra da una cerchia di uomini malvagi, viene usato per governare i terrestri e tenerli sotto controllo. Davide e Giada, guidati da un comune senso di disagio nei confronti della società in cui vivono, si muoveranno alla ricerca di risposte e alla fatale scoperta del loro, del nostro, passato. C’è in atto una cospirazione ed è necessaria una svolta. L’umanità deve reimpadronirsi della sua antica conoscenza, per tornare libera.

• Acquisti

Finalmente passiamo al momento degli acquisti! Come vi avevo anticipato, ho selezionato i libri presi molto tempo fa a Londra e gli ultimi che ho acquistato, per un totale di quattro titoli per me molto interessanti, i primi due dei quali, chiaramente, in lingua inglese.

harry-potter-and-the-philosopher-s-stone-jk-rowling-ravenclaw-edition.jpgHarry Potter has never even heard of Hogwarts when the letters start dropping on the doormat at number four, Privet Drive. Addressed in green ink on yellowish parchment with a purple seal, they are swiftly confiscated by his grisly aunt and uncle. Then, on Harry’s eleventh birthday, a great beetle-eyed giant of a man called Rubeus Hagrid bursts in with some astonishing news: Harry Potter is a wizard, and he has a place at Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry. An incredible adventure is about to begin!
Dai, chi è che non conosce almeno il primo capitolo della saga di Harry Potter, il mago più famoso del pianeta? Questa è l’edizione Corvonero, interamente blu, edita Bloomsbury e presa al prezzo di £7.99. La novità di queste edizioni, disponibili nei colori delle quattro case, uscite in occasione dei 20 anni dalla prima pubblicazione della saga, sta nei contenuti extra che illustrano la storia della casa di riferimento, contengono moltissime immagini e mappe, ed hanno una veste grafica davvero bellissima. Inoltre, ho acquistato questo libro nei Warner Bros Studios, e mi ritengo molto fortunata ad aver fatto questa esperienza meravigliosa.

56454DO YOU HAVE THE OPPORTUNITY TO DO WHAT YOU DO BEST EVERY DAY? Chances are, you don’t. All too often, our natural talents go untapped. From the cradle to the cubicle, we devote more time to fixing our shortcomings than to developing our strengths. In Strengths Finder 2.0, Gallup unveils the new and improved version of its popular assessment. While you can read this book in one sitting, you’ll use it as a reference for decades. Loaded with hundreds of strategies for applying your strengths, this new book and accompanying website will change the way you look at yourself – and the world around you – forever.
Ho acquistato questo libro in maniera fortuita in un charity shop di Sutton, a molto meno di un pound, ed è assolutamente intoccato. Ho voluto lasciare la descrizione in inglese per rendere maggior giustizia al testo, ma sostanzialmente si tratta di una specie di guida che ci aiuta a scoprire i nostri talenti e a sfruttare al meglio le occasioni e le giornate, dando sempre il massimo e stando meglio con noi stessi, aiutandoci a cambiare in meglio la nostra visione del mondo. Il libro racchiude analisi e idee di azione: mi incuriosiva troppo il tema, quindi non me lo sono fatta scappare.

9788867994571_0_0_0_75Un libro che si propone come una sorta di indispensabile «bibbia» per i veri lettori forti, gli instancabili e inarrestabili «maniaci» dei libri. Impossibile elencare tutto ciò che questa anomale guida contiene, tra mille rimandi e richiami tra l’una e l’altra sezione. A titolo puramente di esempio: i mille libri fondamentali: dall’Epopea di Gilgamesh (…) a Harry Potter, con autore, paese e anno di edizione; le vite: brevi cenni biografici in pillole dei più grandi scrittori e poeti di sempre; gli incipit dei più grandi capolavori di sempre; i premi: con gli elenchi dei vincitori dei premi più importanti (…), i best seller: i maggiori di sempre, le serie best seller, i best seller anno per anno dal 1900 a oggi; le stroncature più celebri e più strane, i libri-film: i più importanti libri trasformati in film; le curiosità intorno ai libri; cibo e alcool: cocktail e ricette della letteratura; le più commoventi e divertenti frasi sui libri; una breve storia dell’editoria, da Gutenberg a oggi. Un catalogo, un repertorio, una enorme serie di elenchi, nomi, titoli, richiami. Una modesta guida verso il paradiso per chi ama leggere.

9788893253666_0_0_0_75Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius. Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard. (Libro non acquistato ma vinto in un giveaway).

copertina-Ciarapica2Chi è il book blogger e cosa fa? Cosa significa oggi fare critica letteraria 2.0?
Il libro di Giulia Ciarapica propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social network e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Senza dimenticare però che dietro ogni blogger c’è prima di tutto un lettore, che ogni giorno si informa, confronta testi e cerca di trasmettere la propria passione al pubblico (piccolo o grande che sia) con un linguaggio chiaro e semplice.
Partendo dai ferri del mestiere e dalla scelta dei testi, passando per le fasi della recensione e i relativi stili, senza lesinare consigli pratici e di lettura, Book Blogger ci conduce alla scoperta di un mondo in grande fermento, provando anche a tracciare una mappa per orientarcisi: dai primissimi portali e lit-blog italiani alle ultime tendenze sui social, per arrivare ai siti contemporanei più attivi e seguiti e al fenomeno degli youtuber.
Spero di riuscire a leggere questa guida dopo gli esami della sessione estiva, per poter migliorare sempre di più e capire come usare al meglio i miei mezzi per comunicare con voi e continuare a condividere la passione per la letteratura.

Alla fine, l’articolo è risultato comunque lunghetto per via delle trame dei numerosi libri, ma su questo non posso proprio fare sconti. Spero di avervi suggerito qualche consiglio – recuperate la Guida tascabile, è veramente utile e preziosa – e attendo qualche vostro parere riguardo ai libri che trovate elencati o su quelli che avete letto voi in questo periodo.

Quale libro vi sentite di consigliarmi, alla luce delle vostre letture ultime?
A presto con una nuova “puntata” della rubrica! ♥

 

 

Via dei librai 2018: nuovi spunti e fascino del restauro

22 aprile 2018. Questa domenica è stata davvero particolare e diversa da quelle che sono solita trascorrere fra un manuale e uno spartito: dopo pranzo, infatti, mi sono recata al Cassaro. Per chi non lo sapesse, questo è il nome originario di corso Vittorio Emanuele, una via che taglia la città di Palermo in due metà e che collega fra loro due degli antichi ed immensi ingressi della città, Porta Nuova e Porta Felice: in sostanza, si tratta di un’unica strada attraverso la quale dal pieno centro caldo e caotico si può intravedere e raggiungere il mare.
Nella parte più alta di questa via, dove si trovano moltissime chiese ed edifici storici e meravigliosi – per dirne una, la Cattedrale di Palermo –, sono stati allestiti moltissimi stand di varie librerie e case editrici, ciascuna con le proprie proposte editoriali vecchie e nuove. Le possibilità erano moltissime ed ho avuto modo di fare qualche piacevole scoperta e di conoscere moltissima gente piena di passione per il proprio lavoro. La splendida giornata di sole ha decisamente contribuito a rendere l’atmosfera ancora più vivace, carica del fermento di tutte quelle persone che, come me, non riuscivano a smettere di guardarsi attorno ed informarsi e scoprire ed analizzare.

 

IMG_20180426_154543.jpg

 

9788899572259_0_0_300_75.jpgPer quanto riguarda i miei acquisti, ho comprato soltanto due libri dei quali non conoscevo nulla – come faccio quasi sempre. Ho dato fiducia ad una casa editrice che ho appena scoperto, Spazio Cultura Edizioni, nata a partire dall’omonima libreria, al cui stand ho conosciuto due ragazzi davvero gentili che mi hanno dato qualsiasi tipo di informazione sui volumi da loro curati, sottolineando l’importanza che ha per loro la poesia, di cui continuano a pubblicare molte raccolte. Da loro ho acquistato proprio l’ultima raccolta di poesia pubblicata nel 2018, Emersioni di Carolina Cigala, che ho personalmente apprezzato molto per l’immediatezza e la forte capacità comunicativa: si tratta di una raccolta sostanzialmente epigrammatica, che però riesce a calare bene il lettore in un contesto più vasto di quello che può essere costituito dalle vicende biografiche dell’autrice, che si apre ad una riflessione di carattere universalistico. Ve ne parlerò meglio successivamente.

9788896867303_0_0_300_75.jpgIl mio secondo acquisto è stato Campi aperti di Alessio Arena, giovane poeta siciliano talentuoso di cui ho sentito molto parlare recentemente, candidato al Nobel per la Letteratura. Non avendo letto ancora nulla di suo mi sono lasciata guidare dalla curiosità: questa dovrebbe essere la sua quarta raccolta pubblicata, se non erro, e dopo averla letta in pochissimo tempo – si tratta comunque di 55 pagine, quindi è una lettura molto rapida – posso dire che l’ho molto apprezzata e l’ho trovata molto chiara nel raggiungere l’intento proposto in partenza. Non vado oltre  però con i miei pareri sui libri acquistati perché preferisco concentrarmi sul pezzo forte di questo articolo, che sono sicura interesserà a molti di voi.

IMG_20180422_151735.jpg

Alla Biblioteca centrale della Regione siciliana, anch’essa situata sul corso, ho avuto la fortuna di visitare il laboratorio di restauro dei beni librari, l’unico pubblico in Sicilia, ed è stata una delle esperienze più affascinanti che abbia mai fatto. Nelle foto che seguono potrete osservare ciò che man mano vi descriverò.

Una restauratrice ci seguiva durante la visita per soddisfare ogni nostra curiosità a riguardo. Subito davanti ai nostri occhi, dei grandi tavoli scoprivano diverse procedure e diversi dettagli da poter osservare da vicino, e sul primo era appesa la dicitura “tipologia danni”: qui ovviamente era possibile rendersi conto dei disastri che (sostanzialmente) la disattenzione umana può causare.

IMG_20180422_151802.jpg

Un grosso volume era completamente divorato dai tarli, probabilmente per mancata spolveratura costante dei libri o per una cattiva ventilazione degli archivi – problemi oggi naturalmente risolti, di solito. Altri libri risultavano letteralmente carbonizzati al centro e strappati, segni evidenti lasciati dai bombardamenti americani che hanno distrutto l’archivio nei mesi di aprile e maggio 1943. Un ultimo tipo di danno osservabile, e quello a mio parere più affascinante quanto terribile, è il cosiddetto imbrunimento delle pagine, ovvero l’acidità, che riguarda la struttura chimica della carta e causa la degradazione delle sue fibre, soprattutto a causa della presenza delle particelle di ferro che spesso si trovava nell’acqua utilizzata per la lavorazione delle pagine. Tutti (o quasi) i problemi che possono distruggere un libro antico derivano insomma dall’incuria delle generazioni passate, che spesso però dipendeva più dai mezzi e dalle conoscenze allora disponibili che da una reale negligenza o dimenticanza.

 

IMG_20180422_152228.jpg

 

Il secondo banco riguardava gli interventi per via umida: venivano mostrati e spiegati tutti gli arnesi utilizzati per il restauro delle pagine, come i vari pennelli a setole naturali e fitte per la spolveratura, tappa fondamentale per il restauro di un volume, o ancora la polvere di gomma o  i mattoncini di gomma vulcanizzata per un intervento di pulizia più profondo laddove risulti necessario, e ovviamente l’immersione della pagina in acqua demineralizzata, procedura che accomuna ogni tipologia di restauro.

 

IMG_20180422_152244.jpg

 

Successivamente si potevano trovare gli stand che riguardavano nello specifico le cuciture e i capitelli, nonché alcune macchine particolari per la rilegatura, per ciò che concerne il restauro non della singola pagina ma del volume intero. Spesso, per preservare il più possibile l’autenticità del libro, si cerca di intervenire soltanto dove è strettamente necessario, procedendo quindi per conservazione: per esempio, il libro enorme che potete vedere di seguito e che è stato già restaurato, aveva una copertina per lo più salda, usurata solo nei punti solitamente più sollecitati all’apertura e alla chiusura, e così si è preferito integrare la coperta con qualche parte nuova solo nei punti in cui effettivamente risultava mancante o rovinata.

Questo slideshow richiede JavaScript.

I libri già restaurati che abbiamo osservato erano degli immensi capolavori capaci di attrarre e meravigliare chiunque, e grazie ai quali gran parte della nostra storia non è andata perduta per sempre. Questa visita mi ha fatto davvero scoprire un mondo che non conoscevo, mi ha permesso di apprezzare ancora di più il valore della cultura, di ogni parola scritta nel tempo da uomini che così sono riusciti a lasciare una traccia, qualcosa da dirci, a tramandarci conoscenze e a renderci noti i dettagli della vita e delle usanze nel corso dei secoli. Spero che noi uomini e donne del nostro tempo e dei tempi che verranno continueremo a possedere la consapevolezza della smisurata rilevanza di queste testimonianze, che continueremo a preservarle e a custodirle per continuare a sapere chi siamo perché, come scrisse Joubert:
“cercando la parola, si trovano i pensieri”.

 

#losguardodavicino: affari e doveri

Altra “puntata” di questa piccola e lenta rubrica; questa per me è la tipologia di articolo più rilassante in assoluto, e ogni volta non vedo l’ora di poterlo scrivere. Come sempre, vi aggiorno sulle mie letture e sui miei acquisti recenti, consigliandovi qualcosa e attendendo i vostri consigli, ovviamente.

Prima di passare ai due punti tipici dell’articolo, volevo parlarvi della book challenge di febbraio a cui ho partecipato, che è stata organizzata da Stefania e Grazia su Instagram: per chi non lo sapesse, per tutti i 28 giorni del mese bisognava pubblicare una foto di uno o più libri sulla base di regole e temi specifici. E’ stata la mia prima partecipazione a questo tipo di iniziativa, e devo dire che è stata molto divertente, oltre che un importante mezzo di condivisione dei propri gusti letterari e di consigli di lettura attraverso le interazioni. Sul profilo instagram del blog trovate tutte le foto pubblicate giorno per giorno; qui di seguito ve ne mostro alcune:

 

page.jpg

 

• Letture clou consigliate

Dico subito che questo mese non è stato dedicato a letture di piacere ma prettamente a letture causa studio – ecco quello che succede quando non si riescono ad incastrare tutti gli impegni e si rimandano le cose – ; infatti ho letto La congiura di Catilina, alcune elegie dagli Amores ovidiani, il IV libro delle Odi di Orazio e due libri dell’Eneide, e per questi libri ho ben poco da consigliarvi, parlano da sé, ed è raro trovare qualcuno che li legga per diletto. Nel caso in cui foste quel qualcuno, vi dirò che ovviamente sono libri meravigliosi, c’è un motivo se vengono studiati e se resistono al tempo, sono dei capolavori.

Una lettura di piacere a cui invece mi sono dedicata e che è mi risultata incredibilmente  illuminante è Il sentimento d’impostura, che ho preso dalla Biblioteca Itinerante senza saperne nulla e scoprendo così un immenso tesoro. Il libro è stato pubblicato da Edizioni di Passaggio nel 2011 ed è prezzato € 12. Si tratta del primo libro tradotto in italiano della romanziera e saggista Belinda Cannone, che insegna Letteratura comparata all’Università di Caen, e le cui opere sono tutte scritte in francese. La traduzione è curata da Giovanni Lombardo, per un piccolo libro di 158 pagine sezionato in mini capitoli legati dal tema che affrontano, sotto molteplici punti di vista. Nel libro vengono descritti moltissimi contesti e situazioni – anche molto vicini a noi – nei quali può sorgere il sentimento d’impostura, una sensazione a cui spesso non sappiamo attribuire un nome preciso e che invece la maggior parte di noi prova. L’autrice è sempre molto chiara, nonostante alcuni ragionamenti siano davvero elaborati, e sin dalla prima pagina riesce a far concentrare il lettore sulla questione. E’ una lettura molto stimolante che consiglio davvero a tutti.

IMG_20180211_155752_138.jpgL’impostura di cui questo libro si occupa non è l’atteggiamento dei simulatori che, ingannando chi li circonda, ostentano competenze fittizie e usurpano un posto indebitamente. L’Autrice descrive invece quel sentimento – tanto diffuso quanto inconfessato – per cui, molto spesso, siamo intimamente convinti di non essere le persone adatte a occupare legittimamente il nostro posto e abbiamo perciò paura di essere smascherati. Benché metta in discussione la nostra identità, il sentimento d’impostura implica che ci si chieda non già: <<Chi sono io?>>, bensì: <<Sono veramente la persona che dovrei essere per stare in questo posto?>>.
Ogni tipo di ambizione (professionale, amorosa, esistenziale etc.) può suscitare questa preoccupazione. In trentasei agili capitoli – che toccano la letteratura, la psicoanalisi, il cinema, la politica e le nostre esperienze quotidiane – questo saggio brillante e arguto esplora (in una forma ora narrativa, ora riflessiva, ora dialogica) le origini del sentimento d’impostura e ne illustra le manifestazioni più significative.

• Acquisti

 

IMG_20180221_200846_377.jpg

 

Febbraio è stato abbastanza proficuo in quanto ad acquisti, e infatti credo e spero di non comprare più troppi libri a lungo termine; prima preferirei leggere la maggior parte di quelli che ho in libreria attualmente! Gli acquisti di questo mese sono piuttosto particolari perché sono stati tutti più o meno convenienti. Il pianista l’ho acquistato da Rosy che vendeva alcuni libri usati, e l’ho pagato davvero poco. I due Einaudi della lista – McEwan e Murakami – li ho presi nel periodo degli sconti al 25%, e Io uccido l’ho comprato ad un prezzo stracciato (è un remainders) grazie al saldo che mi restava nella carta Feltrinelli. Seta e I ragazzi che amavano il vento invece li ho presi normalmente in libreria al prezzo di copertina, ma sono dei libri davvero piccoli ed economici. Ve li mostro:

6113247_333615.jpgPeter Fortune sogna di far sparire l’intera famiglia con un’immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l’anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera… Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il campionario di immagini perturbanti che sono un po’ il <<marchio di fabbrica>> di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime, sia quello dei carnefici. Nell’Inventore dei sogni McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante del <<racconto per ragazzi>>.

9788806216702_0_0_794_75.jpgSumire è una ragazza impulsiva, disordinata, generosa, con il mito di Kerouac e della scrittura. Myū è una donna matura, sposata, molto ricca e molto bella. Sumire ama Myū come non ha mai amato nessun ragazzo. E Myū parrebbe provare lo stesso sentimento, ma uno schermo invisibile sembra separarla dal sesso, e forse dal mondo. Riusciranno a incontrarsi o si perderanno senza lasciare traccia come lo Sputnik, condannato a vagare nello spazio per sempre? A raccontarci la storia è un giovane senza nome, prima studente, poi maestro elementare, innamorato di Sumire innamorata di Myū. E così i destini dei nostri tre protagonisti s’inseguono ma non si congiungono mai, simili a satelliti alla deriva per l’eternità.

9788807880896_0_0_784_75.jpg

 

 

Si chiamava Hervé Joncour, era mercante di bachi da seta. Ogni anno raggiungeva il Giappone, ogni anno ritornava. Nei suoi viaggi, si leggeva l’ideogramma di una passione silenziosa, rubata al rumore del mondo.

 

 

9788807902208_0_0_1541_75I più grandi poeti del secondo romanticismo inglese, uniti da una caratteristica comune: l’amore per l’Italia. La dolce asprezza del paesaggio ligure, i delicati colori pisani, il fascino ineffabile di Venezia si rispecchiano liricamente nella luce, nell’acqua, nell’aria che percorrono e accomunano i versi di quest’antologia. Roberto Mussapi, riscrivendo il “romanzo italiano” di Shelley, Keats e Byron a introduzione del volume, parte alla ricerca di quel versante, disperato e arioso insieme, che resuscita e illumina il motivo della giovinezza: i tre poeti, eterni “ragazzi” innamorati della vita, sono finalmente restituiti alla ingenuità della loro vicenda umana che, sotto il segno dell’avventura italiana, si condensa attraverso esperienze poetiche tutt’affatto diverse in una straordinaria lode alla leggerezza, al vento, al volo.

91iL3sEyaRL.jpg

<<Anche in questo siamo uguali. L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco. Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia. Io no. Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.>>
<<E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?>>
<<Io uccido…>>

 

1854014.jpg


(fuori catalogo)
Ho iniziato la mia carriera di pianista durante la guerra, al Café Nowoczesna, che si trovava in via Nowolipki, proprio nel cuore del ghetto di Varsavia. Quando nel novembre del 1940 i cancelli del ghetto vennero chiusi, la mia famiglia ormai da molto tempo aveva venduto tutto quello che si poteva vendere, persino quello che noi consideravamo il nostro bene più prezioso: il pianoforte. La vita, alla quale quei tempi avevano tolto ogni valore, mi costrinse tuttavia a vincere la mia apatia e a cercare un modo per guadagnarmi da vivere.



Piccolo comunicato
: da domenica 4 marzo sarò in viaggio e tornerò dieci giorni dopo, mercoledì 14. Il blog non resterà inattivo, ho preparato degli articoli da pianificare per il mercoledì 7, la domenica 11 e il mercoledì 14 marzo. Forse non riuscirò a diffondere su tutti i social i nuovi articoli, ma comunque penso di pianificarli tutti per le ore 15 di ciascun giorno.


Conoscete o avete letto qualcuno dei libri mostrati? Se sì, sarei felice di conoscere i vostri pareri a riguardo; sono tutti in lista per le letture di quest’anno.
Vi ringrazio per il supporto mostrato ogni giorno a questo sito, grazie mille e al prossimo articolo. ♥

 

#losguardodavicino: il necessario e fondamentale

Bentrovati in un nuovo articolo di questa rubrica che, come mi aspettavo e come avevo preannunciato già dal primo articolo, procede molto a rilento – ma l’importante è che proceda! Finalmente posso scrivere un aggiornamento in tal senso dato che mi sono arrivati dei nuovi libri e dato che effettivamente ne ho letti molti nell’ultimo mese e un po’ (siamo a giorno 10 e non posso ancora dire “e mezzo”!). Come potrete immaginare, i libri letti sono stati quasi tutti quelli della lista infinita che trovate su segni di vita; ma ne inserirò soltanto due nelle letture consigliate di oggi perché sono entrati a far parte del mio scaffale di libri preferiti.

Letture clou consigliate

Nel profilo instagram del blog ho già speso qualche parola e qualche foto a proposito di questi due libri, che si sono rivelati per me i più importanti e degni di nota del 2017. Il primo libro che vi consiglio, in ordine di lettura, è Il consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia, edito Adelphi ed acquistato a 18,50 €. Nonostante la mia iniziale difficoltà ad entrare appieno nella scrittura sciasciana, difficoltà dovuta essenzialmente ad una disattenzione cronica che mi trascinavo dietro nel periodo in cui ho intrapreso la lettura, dopo pochissime pagine sono stata presa da un vortice di spunti riflessivi quasi dolorosi. L’abate Vella e l’avvocato Di Blasi sono due figure molto diverse eppure affini: il primo immorale, impostore ideale per un potere menzognero; il secondo dalle forti spinte morali e dai grandi valori, sempre coerente con se stesso, caratterizzato da un destino di vero eroe sciasciano. In questo libro la Sicilia è posta al confronto diretto non con l’Italia, ma con la grande Europa illuminista, messa a soqquadro dall’onda rivoluzionaria del 1789 che però, nella penisola, non ha provocato i grandi cambiamenti sperati da intellettuali come il Di Blasi. Possiamo dire che Sciascia innesta le sue idee e opinioni nell’animo di alcuni personaggi, e in questo modo riesce a riflettere anche sulla funzione della letteratura, mostrando la sua speranza nella cultura e nella ragione, che sembra estinguersi nella piega presa dagli eventi.
E’ stata una lettura davvero illuminante.

Il secondo portentoso libro che vi consiglio è Canne al vento di Grazia Deledda, acquistato al prezzo di 9,50 € ed edito Oscar Mondadori. Deledda per me è stata una scoperta piacevolissima, un’altra di quelle personalità di cui dovrò colmare le lacune nella mia formazione, immense, incommensurabili lacune. Pubblicato nel 1913, Canne al vento riscontrò un enorme successo, e diede alla luce uno dei personaggi novecenteschi più ricordati, il servo Efix. Il paesaggio sardo è lo sfondo delle vicende, ed è pervaso da punte di magia e mistero, come a rappresentare l’ignoto e la potenza inarrestabile della sorte che aleggia attorno agli uomini. Il senso ultimo del romanzo è infatti questo, rendere nota l’irreversibilità della sorte, di un destino che ci travolge come le canne sotto il soffio vigoroso del vento che, spesso, le fa spezzare. Deledda affronta magistralmente tematiche come l’amore, la fragilità umana, l’onore, la miseria, la colpa e il peccato da espiare, le conseguenze delle proprie azioni. Uno degli aspetti che più mi ha colpito è la mancata distinzione tra uomini buoni e cattivi: siamo tutti soli, piccoli e indifesi in balìa del vento, vera forza trainante della storia.
Anche questa è stata una lettura fondamentale.

Acquisti

Arriviamo alla parte delle new entries della libreria! Ultimamente mi sono decisa a stilare una wish list – che ovviamente si è rivelata chilometrica – e sono riuscita ad ottenere ben cinque dei libri che desideravo grazie ad una persona speciale (♥). Questo lunedì da Amazon sono arrivati:

71WTp-JiGBL.jpg<< “Poesia in fuga” è stata definita l’opera di Dino Campana, per l’urgenza di contenuti, l’impasto verbale furioso e straziante, la tensione alla costruzione sempre delusa, l’intrinseca componente trasfiguratrice e visionaria, la dimensione simbolico-metafisica. I versi e le prose liriche di questo volume sono riconosciuti come uno degli esiti più originali della poesia italiana del Novecento: apertamente sperimentali nella forma, sono una folgorante evocazione dei grandi temi del decadentismo e del simbolismo, rivissuti con eccezionale impeto lirico. Ma sono anche la testimonianza più pura di un poeta unico e straordinario, anzi l’immagine stessa della passione poetica, di una vocazione lirica autentica perseguita fino alla follia. >>

 

81aE-vYIAYL.jpg<< Rimbaud percorse come una meteora la traiettoria che porta da Baudelaire al simbolismo e ai presentimenti del surrealismo. Teorizzò e incarnò la figura del poeta veggente, maledetto e al tempo stesso supremo sapiente, capace di giungere, per mezzo dello “sregolamento di tutti i sensi”, a una visione dell’ignoto che è nel contempo visione dell’assoluto e del nulla. Profondo interprete della crisi nichilista della cultura europea, visse l’euforica voluttà della rivolta, ma conobbe anche lo sgomento per aver osato tanta sfida e lo scacco di chi, sconfitto nel suo tentativo di porsi al di là del bene e del male, esibisce tutte le piaghe della sua anima ulcerata e sceglie per sempre il silenzio. Per la carica utopica, l’ansia radicale di palingenesi e le audacie espressive della sua lirica intessuta di immagini violente, metafore abbaglianti, ritmi originalissimi, Rimbaud è uno dei numi tutelari della poesia del Novecento. >>

 

9788804668381_0_0_1550_75.jpg<< Un romanzo sul piacere di leggere romanzi: protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro. Più che identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri. >> Italo Calvino

 

 

8e1b7b0168cd10aedc7b5727ff37fddc_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg<< A Lukones, in una villa isolata, una madre e un figlio si fronteggiano. Lui, don Gonzalo, che le dicerie vogliono iracondo, vorace, crudele e avarissimo, è divorato da un male oscuro, quello che “si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita”. Lei, la Signora, è ridotta da una desolata vecchiezza e dal lutto per la morte dell’altro figlio (il “suo sangue più bello!”)  a una spettrale sopravvivenza. Li unisce un amore sconfinato, li separa un viluppo di gelosia, senso di colpa, rancore, dolore – preludio al più atroce degli epiloghi. Intorno a loro una casa dissennata, feticcio narcissico ed epicentro di ogni nevrosi, estremo rifugio e tomba , e un’immaginaria terra sudamericana identica alla nostra Brianza, vessata dai Nistitùos provinciales de vigilancia para la noche – che a tutti vorrebbero imporre la loro violenta protezione –, assediata da robinie e banzavòis, disseminata di strampalate ville, popolata di “calibani gutturaloidi” che come miserabili Proci dilapidano le attenzioni della Signora. E che Gonzalo vorrebbe cancellare, insieme al barcollante feudo e a tutte le “figurazioni non valide”. Perché il “male invisibile” da cui è affetto lo  condanna a distinguerle e negarle, quelle “parvenze”: a respingere la “cara normalità”, la turpe contingenza del mondo. Anche a prezzo di negare se stesso, anche a prezzo della più dura cognizione, quella che consegna alla solitudine e alla “rapina del dolore”. >>

 

51Q-HBdx3zL._SX352_BO1,204,203,200_.jpg<< Ultima settimana del novembre 1327. Il novizio Adso da Melk  accompagna in un’abbazia dell’alta Italia frate Guglielmo da Baskerville, incaricato di una sottile e imprecisa missione diplomatica. Ex inquisitore, amico di Gugliemo di Occam e di Marsilio da Padova, frate Guglielmo si trova a dover dipanare una serie di misteriosi delitti (sette in sette giorni, perpetrati nel chiuso della cinta abbaziale) che insanguinano una biblioteca labirintica e inaccessibile. Per risolvere il caso, Guglielmo dovrà decifrare indizi di ogni genere, dal comportamento dei santi a quello degli eretici, dalle scritture negromantiche al linguaggio delle erbe, da manoscritti in lingue ignote alle mosse diplomatiche degli uomini di potere. La soluzione arriverà, forse troppo tardi, in termini di giorni, forse troppo presto, in termini di secoli. >>

Qualcuno conosce questi capolavori e li ha già letti? Se sì, fatemi sapere cosa ne pensate, chè sicuramente prima o poi compariranno nei prossimi articoli! ♥

 

Liliana Angela Angeleri: storia e leggenda attraverso la cavalcata aleramica

Secolo X. Aleramo, il primo marchese del Monferrato, è un personaggio realmente vissuto, la cui nascita è avvolta nella leggenda. Sua madre non riesce ad avere figli, così formula il voto di pellegrinaggio a Roma e riesce a concepire. Iniziata la gravidanza, è colta dalle doglie a Sezzadio: il bimbo è battezzato con il nome di Aleramo. I genitori affidano il neonato ad una balia e proseguono il pellegrinaggio, consapevoli di non rivederlo mai più. Aleramo, divenuto cavaliere dell’imperatore germanico Ottone I, s’innamora, contraccambiato, della bellissima Alasia, figlia dell’imperatore, che si oppone alle loro nozze, costringendo i due innamorati a  fuggire. Dopo la precoce morte d’Alasia, Aleramo si sposa altre due volte. Divenuto marchese, da nobile combattente  riesce a fermare le scorrerie dei Saraceni. Le sue doti diplomatiche sono apprezzate dall’imperatrice Adelaide che lo vuole Grande Dignitario Imperiale e favorisce la sua nomina a marchese del Comitato di Acqui, di Savona, di Asti, di Monferrato, di Torino, di Vercelli, di Parma, di Cremona e di Bergamo.

 

55795-il-romanzo-di-aleramo

 

♦ Biografia dell’autrice ♦

Liliana Angela Angeleri è nata ad Alessandria, un capoluogo di provincia del Piemonte. La sua vicenda è molto singolare: non ha cercato la letteratura, ma è stata una fortissima intuizione a “ordinarle” di scrivere una sceneggiatura per un film tratto da un romanzo ottocentesco. Lei non sapeva come si compone una sceneggiatura, si è informata, ha scritto, ha trovato subito finanziamenti e una produzione di una fiction per la Rai, tutto era pronto per andare in onda; ma gli eredi degli autori del romanzo originario, dopo un anno di estenuanti trattative, hanno rifiutato di cedere i diritti d’autore. Non si è persa d’animo e ha scritto altri sei script, in attesa che le sue sceneggiature diventassero film.

Comincio questa recensione con un ringraziamento all’autrice che mi ha spedito
l’e-book, che potete trovare su Amazon – per altre informazioni o per spulciare le altre pubblicazioni di Liliana Angela Angeleri potete controllare sulla sua pagina facebook.  Il romanzo di Aleramo è composto da due storie legate fra loro, quella di Aleramo – appunto – e quella di Chiara e Ilaria che ne ripercorrono la leggenda nel presente in Profumo di leggenda.

La vicenda del primo marchese del Monferrato, Aleramo, è avvolta da un fascio di mistero e leggenda: non sono molte le informazioni certe sul suo conto. Ecco perché è molto interessante il lavoro di ricerca storica compiuto dall’autrice, che ha riportato nomi, luoghi e vicende ad una verosimile collocazione, trovando un proprio equilibrio nella scelta della versione della leggenda ed inserendovi elementi del fantastico che non stonano con il procedere della storia – immagino che maghi, creature maligne e malefici siano funzionali nello spiegare alcuni risvolti che non si potrebbero spiegare altrimenti, in una storia tanto remota. Come si legge dalla trama, e subito all’inizio del libro, ci troviamo nel X secolo, periodo travagliato e di passaggio al basso Medioevo, di cui Ottone I fu uno degli indiscussi protagonisti. E proprio lui conferirà il primo importante titolo al nostro leggendario protagonista, che lo ha aiutato ad espugnare Brescia, nominandolo suo consigliere personale.

A partire dalle nozze dei suoi genitori Aica e Guglielmo I, celebrate durante l’inizio fiabesco della storia, tutta la vita di Aleramo sarà segnata dalla mano infernale della strega Bantor, personaggio che determina i momenti tragici della sua storia alla luce di una maledizione originaria; anche lei, però, sarà sconfitta dal temerario combattente, con l’aiuto di due maghi. Il momento cruciale della storia è rappresentato da una data ben precisata nel testo, il 21 marzo 967, giorno della ancor più leggendaria << cavalcata Aleramica >>: l’imperatore, visto il valore dimostrato da Aleramo nello spazzare via i Saraceni dal territorio ligure, promise al cavaliere di donargli tutte le terre che sarebbe riuscito a cavalcare nel giro di tre giorni e tre notti. Aleramo e il suo fidato destriero riescono così ad aggiudicarsi moltissime terre, e la cavalcata diviene un’ottima occasione descrittiva per l’autrice. Ho infatti apprezzato molto questa parte della storia, che segna anche il passaggio da una parte un po’ sintetica ad una più narrativa e precisa della prosa, facendomi cambiare alcune idee iniziali sul libro, che si chiude con l’immagine di una cartina geografica che mostra come si presentava politicamente la parte sud-occidentale del Regno Italico, fra il 967 e il 980.

La caratteristica più interessante del Romanzo di Aleramo è senza dubbio l’intreccio tra storia, leggenda e fantasia, che non manca di riportare l’etimologia di alcuni nomi e detti odierni del luogo; vedi la spiegazione del nome “Monferrato”, che deriva proprio dalla leggendaria cavalcata: la tradizione vuole, infatti, che durante la pazza corsa di Aleramo il suo cavallo abbia perso un ferro, e che il cavaliere utilizzò un mattone (mùn) per ferrare (frrha) nuovamente lo zoccolo.


aleramo_02.jpg
Aleramo del Monferrato

Prima di continuare a parlare delle opinioni generali, riporto anche la vicenda del secondo racconto, Profumo di leggenda, un viaggio che ripercorre i luoghi della cavalcata di Aleramo ai giorni d’oggi:

Ilaria e la figlia Chiara partecipano a una gara non competitiva che ripercorre le orme della leggendaria cavalcata Aleramica. L’equipaggio dell’auto che riporta alla giuria l’oggetto più bello e originale, acquistato durante il percorso che deve durare tre giorni, è premiato con una targa commemorativa. Lungo la strada che porta a Acqui Terme, Ilaria vede un cavaliere medievale che galoppa sul sentiero che costeggia la strada, ma, diversamente da lei, Chiara non lo vede. Il cavaliere è visto anche da una pittrice che sul lungomare ha appena terminato di dipingere la tela che Ilaria decide di acquistare perché spera di vincere la targa. Chiara continua a non vedere il cavaliere. Lo vede, però, il giorno seguente, quando il cavallo perde il ferro e il cavaliere lo ritrova e glielo ribatte con un pezzo di mattone. Il terzo giorno, al traguardo, il cavallo cade a causa dell’indicibile fatica, ma i veterinari, avvisati in tempo da Chiara, gli salvano la vita. Ilaria vince la targa, è felice che Chiara abbia salvato la vita al cavallo, ma non riesce a capire se in quei tre giorni abbia visto corpi astrali o un cavallo e un cavaliere veramente esistenti.

Questa seconda parte è costellata di miti e descrizioni dettagliatissime dei luoghi che le due protagoniste visitano, luoghi molto evocativi e magici, soprattutto per chi li conosce. Il legame fra le due storie, una nel passato e una nel presente, è garantita anche dalle apparizioni, durante il percorso, della sagoma di un cavaliere a cavallo, la figura astrale di Aleramo, che fornisce un tocco fantastico anche a questa seconda storia, ma che non diventa preponderante, piuttosto resta qualcosa di simbolico, a mio parere.

Complessivamente, ho apprezzato l’argomento e i dettagli di questo libro: è una lettura piacevole, anche se, come ho detto precedentemente, la prima parte del racconto è un po’ priva di elementi stimolanti, un po’ troppo sintetica. Bisogna approcciarsi a questo testo tenendo presente che queste storie non sono state scritte per essere lasciate alla pura lettura, bensì si tratta di sceneggiature per eventuali rappresentazioni cinematografiche, per cui è comprensibile che alcune parti siano prive di una narrazione dettagliata e riassumano intere vicende in singole frasi. Le pecche che posso obiettare a questo testo sono, di conseguenza, prettamente di forma e di struttura, ma non mi hanno impedito di proseguire nella lettura, che in fin dei conti risulta scorrevole e adattissima ad un pubblico di tutte le età, anche di bambini. Molto belli anche gli inserti di canti tipicamente medievali, che solitamente determinano una svolta nella narrazione.

Consiglio dunque questa lettura agli amanti del genere cavalleresco, a chi è curioso di sapere qualcosa in più sulla leggenda di questo personaggio e a chi vive nei luoghi descritti: credo che questo libro sia anche un bel modo di rendere giustizia alla storia del territorio piemontese. Grazie ancora alla cordialissima autrice, e al prossimo articolo!

 

Banana Yoshimoto: atmosfere, pensiero e crescita

L’inverno è alle porte, Kaede e Kataoka sono ritornati in Giappone e Shizukuishi ritrova il calore del tempo trascorso insieme e si sente finalmente un po’ più a casa. A breve, tuttavia, dovrà spostarsi di nuovo: ha deciso di andare a vivere con Shin’chirō, e così si mettono alla ricerca di un posto dove abitare, tra appartamenti improbabili e agenti immobiliari dalle dubbie capacità. Le persone, però, non sempre sono ciò che sembrano, e questo vale anche per Shin’chirō. Basterà un viaggio nel passato per rompere tutti gli equilibri e gettare Shizukuishi nella disperazione consentendole al contempo di crescere. Un serpente di giada, una donna prorompente, un giardino fuori dal mondo: questi e altri gli ingredienti di una storia di dolore e speranza in puro stile Yoshimoto.

 

giardino segreto

 

Non posso credere di essere stata così superficiale.
Fino a poco tempo fa, avevo considerato Il giardino segreto come un libro a sé stante, dato il senso compiuto della storia. Mi sarebbero bastati qualche attimo in più di attenzione e un occhio un po’ più scrupoloso, per concentrarmi su quel piccolo sottotitolo: Il Regno. 3.
Ebbene, molti lo sapranno già, ma Il giardino segreto di Banana Yoshimoto (Edizione Universale Economica Feltrinelli, da acquistare con un altro libro della promozione a
€ 9,90, con traduzione di Gala Maria Follaco) è proprio il terzo capitolo di una serie di quattro, in ordine:

  • Andromeda Heights
  • Il dolore, le ombre, la magia
  • Il giardino segreto
  • Another World

Una volta scoperto questo incredibile arcano – ammetto di sentirmi particolarmente scema – ho almeno avuto il piacere di scoprire che la storia di Shizukuishi, a cui mi sono affezionata, non è finita dove l’ho lasciata, e che da lì non è nemmeno cominciata.

Lo avrei potuto osservare per ore, ero sempre accanto a lui. In fondo è così quando si è innamorati, no?

La maggior parte delle mie recensioni – anzi, forse tutte –  riguardano i “primi approcci” all’autore in questione. Anche in questo caso è così: ho conosciuto Banana Yoshimoto con questo libro, dopo aver sentito parlare molto bene della scrittrice. Come sempre, non mi concentro molto sulla trama, per evitare qualsiasi tipo di spoiler o di divagazione … o almeno ci provo.
Comincio subito dicendo che l’ho trovato estremamente semplice, scorrevole, piacevole. Mi piace cimentarmi in letture di solito più complesse o più “intense”, e ritrovarmi di fronte a queste pagine di parole piane, chiare e sognanti mi ha fatto rilassare molto, nel corso della lettura, tant’è che ho finito presto di leggere il libro. Lo stile della Yoshimoto sembra riflettere, a mio parere, le tradizioni e le atmosfere nipponiche descritte e raccontate, con quei toni calmi e profondi tipicamente orientali. Il percorso di crescita della protagonista muove da una novità ben presto svuotata di ogni entusiasmo: andare a vivere con l’uomo che si ama dovrebbe rappresentare l’apice dell’emozione in un sentimento quale quello amoroso. E invece questo passo manifesta un amore finito sul più bello. Il punto determinante di questo cambiamento è rappresentato proprio dal giardino segreto, il luogo chiave del passato di Shin’chirō: un salto nel passato muove le pedine sulla scacchiera del presente, taglia l’unico filo che ancora teneva unite queste due anime e che manteneva saldi gli equilibri forzati di Shizukuishi.

Mi rendo conto di non possedere un metro di paragone per poter valutare questo libro alla luce delle altre opere dell’autrice, che non ho letto: ma posso dire, ora come ora, che mi è piaciuto. E mi è piaciuto soprattutto il modo in cui questo cammino interiore, questa crescita a intervalli irregolari viene messa in evidenza. Le riflessioni sugli avvenimenti giornalieri si riempiono di gradazioni di colori personali, elevate e quasi al di fuori della stessa storia. Questo mi ha permesso di allargare la mia visione e trasporre quelle brevi frasi sulle mie stesse esperienze, facendomi ricordare sensazioni che pensavo di aver smarrito da tempo.

 

10-61891034

 

Il cammino personale di Shizukuishi è favorito dalla presenza di due figure per me affascinantissime, Kaede e Kataoka, descritti quasi soltanto attraverso le parole che dicono. Questa sfumata caratterizzazione dei personaggi, a mio avviso, può non essere apprezzata da tutti, e ammetto di aver letto sul sito della Feltrinelli molti commenti negativi nei confronti di questo libro, anche in relazione a questo suo aspetto. Io invece ho apprezzato molto anche questo. Rimango estasiata quando un autore lascia così tanto spazio alle interpretazioni e alle sensazioni del lettore – sia che lo faccia di proposito, sia che non se ne renda conto, questo non posso saperlo. Ecco perché la situazione psicologica e la caratterizzazione evanescenti mi sono sembrate utili e allettanti. E’ sempre bello riuscire ad entrare nella testa di un personaggio, specie se il testo ti vincola a determinati aspetti del suo pensiero, come se volesse dirti che in realtà non si può entrare nella testa di nessuno profondamente. Questo per me è molto stimolante, e mi esorta anzi a provare a leggere sempre più in profondità; la vedo come una sorta di psicologia inversa.

La nuova vita in serenità e amore che Shizukuishi si era immaginata prenderà una piega diversa, si farà carica di dolore ma anche di speranza, con delle sfumature di pensiero particolari e colorate.
Non vedo l’ora di procurarmi gli altri libri della saga – ora che lo so – per poter completare la mia visione e capire come continua il suo percorso.

È stata una recensione più corta del solito: ma c’è davvero poco da dire sulla trama, e tanto da scoprire sulle linee dei concetti mossi dai semplici avvenimenti. Per questo vi consiglio la lettura di questo libro, se vi ho incuriositi: magari però cominciate da Il Regno. 1!

 

Sull’insicurezza, i progetti e le cose future

Tutti viviamo momenti felici, momenti tristi, momenti bui in cui tutto ci sembra crollare addosso, e momenti successivi, poco dopo, in cui tutto sembra riprendersi e tornare a splendere. È la vita. Ed è quasi impossibile riuscire a bloccare questo flusso serpeggiante di gioia e dolore, più o meno bilanciati. Eppure credo che una di quelle pochissime forze in grado di farlo sia l’insicurezza.

Ovviamente posso parlare soltanto delle mie di esperienze; ma penso che ogni vita umana sia caratterizzata da una forte dose di speranza. Che non mi si fraintenda: la speranza che voglio intendere io, è quella che ci dona la capacità e la voglia di immaginare e di concepire progetti. Noi donne e uomini abbiamo bisogno di questo per continuare a usare al meglio il cervello, senza rischiare di impazzire.
Tutte le volte in cui mi fermavo a pensare, finivo con l’architettare qualcosa di nuovo, qualcosa di entusiasmante e che, mi ripromettevo, avrei portato a termine con successo. Nove progetti su dieci sono stati accantonati durante il percorso, senza che me ne rendessi conto. Per tutto questo tempo ho continuato a pensare e a progettare, a promettermi promesse che sapevo già che non avrei mantenuto. E la causa di tutte queste idee andate in malora, o della maggior parte di esse, è proprio l’insicurezza, quella mancanza di fiducia, di tranquillità, di padronanza di sé che ti fa andare avanti nonostante tutto, nonostante i tuoi stessi dubbi.
Sono sempre stata carente di sicurezza in tal senso, e mi fermo a questo tipo di insicurezza, perché poi ce ne sono tanti, tantissimi altri.

Me la sono sempre presa con me stessa nell’ultimo periodo, perché mi sono effettivamente resa conto di questa cosa, del fatto che la maggior parte dei miei progetti svanisca in un tentativo riuscito male o nella dimenticanza.
Devo dire di essermi stupita della mia reazione, che è stata piuttosto positiva: intanto sono riuscita a creare questo blog, che pian piano sta diventando sempre più un confine saldo tra la passione per la lettura e la scrittura, e la volontà di costruire qualcosa di mio. Il mio unico progetto, al momento, è questo: fare ordine nei miei pensieri, raccogliere le idee, dedicarmi a questo mondo e farlo bene! Adesso ce la devo fare, e fra alti e bassi devo dire che, fino a questo momento, ci sto riuscendo. Quindi voglio sostituire quella lieve rabbia nei confronti di me stessa con un piccolo incoraggiamento dall’interno, che possa rimpiazzare quella carenza di sicurezza di cui parlavo. E spero che tutti quelli che vivono la stessa condizione possano, chi prima, chi poi, reagire positivamente a questo tipo di impedimento mentale autoimposto.

– Momento nuove –

Questo articolo è un po’ particolare, a metà fra una riflessione, una confessione e una sorta di “definizione dei futuri propositi”. In cantiere si trova una nuova recensione sulla mia ultima lettura, un libro che avevo elencato nel primo articolo de #losguardodavicinoIl giardino segreto di Banana Yoshimoto. Ma Settembre è il mese dei nuovi obiettivi, delle nuove intenzioni e delle idee folgoranti – quando arrivano; quindi stavo pensando anche ad una nuova rubrica in cui poter racchiudere gli articoli come questo, un po’ informativi, un po’ introspettivi. Ovviamente, quando potrò, continuerò a portare avanti le raccolte esistenti, cercando di modificarle sempre al meglio. È un periodo un po’ dissestato, ma mi sto organizzando; e che Settembre me la mandi buona!

Vi lascio con questa domanda: quanto è stata/è forte l’impronta dell’insicurezza nella vostra vita?

Grazie per la lettura, buona giornata e a presto!