Beatn’k – poetic generation: il magazine che “insegna ad osservare poeticamente il mondo”, dal progetto di Antonio Calandra

A volte gli interessi diventano idee, e a volte qualcuno decide di accoglierle e svilupparle. È il caso di Antonio Calandra, giovane siciliano neolaureato presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, che per la sua tesi ha creato un progetto editoriale fra grafica, poesia, fotografia e passione, sulla suggestione stilistica della nota Beat Generation.

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Il suo progetto è stato presentato presso Spazio Cultura Libreria Macaione nella Giornata Mondiale della Poesia – il 21 marzo scorso -, e mi è parso subito degno di attenzione. Quindi, dopo qualche chiacchiera scambiata con Antonio, ho deciso di farvi conoscere l’iniziativa direttamente dalle sue parole: segue la sua ricca intervista.

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Antonio, intanto ti faccio ancora i miei complimenti per questo progetto: in quanto lettrice e appassionata di poesia, venire a conoscenza di un’ideazione del genere mi ha dato tanta gioia e anche speranza, non lo nego. Oggi c’è chi pensa che la poesia sia un genere sopravvalutato, sostanzialmente inutile, e soprattutto che sia lontano dall’universo dei più giovani, quando invece, per come la vedo io, probabilmente è uno di quei generi capaci di mutare forma e continuare a veicolare messaggi importanti: tu cosa pensi a riguardo?

La poesia ha in sé uno scopo diverso da qualunque altro genere letterario, ha in sé modi di esprimersi completamente diversi. È proprio grazie a ciò che il suo obiettivo è riuscire a colpire non la mente del lettore o ascoltatore, quanto il suo animo. Riesce a muovere organi e sensazioni incorporei che difficilmente altri generi letterari riuscirebbero. Non potrebbe essere davvero definibile un target fisso per la poesia, ogni persona, ogni uomo, donna, bambino, anziano ha una sua sensibilità nei confronti di parole, suoni, ritmi, e ognuna di queste qualità è fuori dal tempo. Escluderei, quindi, il valore generazionale della poesia, eccetto per quella che va contestualizzata in pensieri figli del proprio tempo politico e sociale. Il tempo e le generazioni sono quelle che, per esigenza, ne mutano i toni di voce, poiché i contesti storici condizionano codici comunicativi e linguaggi. E chiunque abbia almeno una volta sentito propria una poesia, sentito propria una sensazione evocata da parole, suoni o ritmi, comincia a sentire un’esigenza comunicativa aldilà del linguaggio razionale e logico, cercando l’astratto, e l’unico mezzo per esprimere ciò è il linguaggio della poesia. Mi piace fare il parallelismo tra poesia e la musica jazz, due linguaggi che risentono di un’esigenza comunicativa completamente diversa, astratta, che può sembrar complicata (motivo per cui si tende a definirla elitaria), ma, come dimostrano i grandi maestri del jazz e i grandi compositori di poesia, ognuno ha in sé un improvvisatore jazz o un poeta, basta solo cercare di trovare il proprio linguaggio, il proprio suono e i propri ritmi comunicativi. È grazie ad essa, infatti, che gli animi possono essere mossi e risulta un ottimo mezzo veicolatore di importanti messaggi che verrebbero sensibilmente più compresi, soprattutto, se a farsi sentire è la voce dei giovani.

In linea generale, concordo con quello che hai detto. La poesia è anche il genere letterario che forse più si avvicina al mondo delle arti figurative, se vogliamo, con il tentativo di descrivere immagini, di invitare all’interiorizzazione e all’interpretazione e con dei modi un po’ ambigui o impliciti per raggiungere questo obiettivo: quando ha cominciato a svilupparsi il tuo interesse per la poesia e le sue espressioni più recenti?  È sempre andato “a braccetto” con l’interesse per l’arte contemporanea e la grafica?

Credo che la passione per la poesia sia nata da piccolo, alle elementari e alle scuole medie. Ricordo, infatti, di aver vinto addirittura qualche concorso per poeti in erba. Ma credo che sia stato il periodo dopo il liceo classico a rafforzare il mio legame con la poesia, vedendo questa come un perenne luogo sicuro in cui cercare me stesso, rifugiarmi o consolarmi nei momenti difficili, poiché era un periodo in cui le scelte avrebbero fortemente condizionato la mia vita. Grazie al liceo è nata una grande passione per il giornalismo e l’editoria, e le ricerche che sono seguite mi hanno portato ad interessarmi al linguaggio grafico, ad approfondire sotto il punto di vista visivo il potere della parola e quello di poter creare linguaggi comunicativi sempre differenti, funzionali o estremamente creativi. È durante gli studi presso l’Accademia di Belle Arti che comincio ad entrare in contatto con i nuovi movimenti poetici, con la Street Poetry e la Slam Poetry palermitana. Ciò ha senza ombra di dubbio rafforzato il mio legame con la poesia, prendendo coscienza che la mia generazione cerca di nuovo un riscatto della poesia nei confronti della società e degli animi ormai freddamente digitalizzati. Grazie a questo percorso, poesia ed arti figurative si sono sempre affiancate, mi hanno dato sempre modo di trovare parallelismi tra esse e, con il loro connubio, importanti messaggi possono essere veicolati in maniera efficace e con toni differenti dalle arti figurative tradizionali.

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La domanda sorge spontanea – e anche in maniera banale, direi: di poesie, ne scrivi anche?

Non mi reputo, né mi dichiaro un poeta. Sì, scrivo poesie, ma nel mio piccolo, molto intimamente e con molta titubanza e timidezza nel leggere o far leggere ad amici e colleghi. Credo nel potere della scrittura come ottimo mezzo per capire meglio se stessi, per cercare dentro di sé e trovare qualche risposta o, come qualche volta è capitato, di trovare una domanda.

Condivido, la scrittura è un ottimo esercizio, infatti, in momenti di estrema confusione a vari livelli. Sei fresco di laurea, e colgo l’occasione per farti i miei auguri! Raccontami un po’ il tuo percorso universitario, con i momenti fondamentali o i punti di svolta, se ci sono stati, che ti hanno spinto a lanciarti in questo progetto e a farne la tua tesi di laurea.

Come detto precedentemente, è grazie alla passione per l’editoria e la ricerca di un linguaggio visivo che ho intrapreso questo corso di studi. Devo ammettere che il primo anno di corso ero ancora molto confuso sul fatto che quella potesse essere la strada che io volessi percorrere per tutta la vita, anche perché l’accademia mi ha posto davanti ogni tipo di declinazione del Graphic Design, nel suo variegato mondo di linguaggi; mi sono appassionato pian piano ad ogni materia, ho scoperto linguaggi comunicativi sempre differenti grazie, anche, al confronto con colleghi. È stato proprio grazie a quest’ultimo e alla cultura visiva che acquisivo che ho cominciato a capire quanto, anche nell’ambito della progettazione grafica, per quanto si punti ad un linguaggio funzionale per prodotti e aziende, ogni persona, nel suo piccolo, ha un proprio linguaggio distintivo: chi si orientava sulle tendenze minimal, chi era descrittivista, chi voleva astrattizzare al massimo con forme essenziali, chi, invece, voleva comunicare con le fotografie e le immagini piuttosto che caratteri tipografici. Così ho cominciato, grazie anche a dei lavori per musei di arte moderna e contemporanea di Palermo, collaborando anche con varie tipografie della provincia, a capire che genere di linguaggio fosse il mio, a capire, quindi, quale fosse il mio punto forte comunicativo. Da lì ho iniziato a studiare quasi ossessivamente le teorie di Type Design, di impaginazione e composizione, a ricercare sempre forme di comunicazione sperimentali grazie alla combinazione di immagini e caratteri tipografici. Questo mio progetto di tesi è stato la scelta di voler far sentire, quasi urlando, i miei studi, la mia voce sotto il punto di vista grafico, di far conoscere il mio linguaggio comunicativo e non avrei potuto fare meglio grazie al servizio di quella cara amica che da anni mi accompagna: la poesia.

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Ora entriamo nel vivo della questione: io ho avuto la fortuna di essere presente a Spazio Cultura Libreria Macaione giorno 21 marzo, quando hai presentato velocemente la rivista, ma in questa sede possiamo procedere per gradi. Quindi ti pongo una prima domanda determinante: perché “Beatn’k”?

All’inizio degli studi per la progettazione del magazine, l’idea che continuavo a volere della rivista era quella del voler assumere un tono di voce differente, che fosse un prodotto rivenduto, inizialmente, quasi di sottobanco, ma che ogni lettore, venutone a conoscenza personalmente o grazie ad altri, potesse carpirne i principi e cantare ad alta voce il nome che le avrei dato. È per queste ragioni che mi sono voluto ispirare ad un caso storico affascinante per la poesia e l’editoria, ovvero la pubblicazione di Howl and Other Poems di Allen Ginsberg. Nel ’56, infatti, l’editore newyorkese Ferlinghetti decise di pubblicare la raccolta di poesie di Ginsberg, le copie furono rivendute e sparse in tutta New York in poco tempo, girando quasi di nascosto nelle edicole; Ferlinghetti fu arrestato per ciò e Ginsberg fu messo sotto processo a causa dei toni della raccolta di poesie: furono definite oscene e accusate di non essere realmente letteratura, ma una ballata psichedelica quasi oltraggiosa per la vera poesia. Vinta però l’inchiesta, la poesia Urlo passò alla storia assieme al suo movimento poetico della Beat Generation. I poeti del movimento venivano ugualmente derisi con il termine “Beatnik” che, associato allo Sputnik russo, stava a definirne la non autenticità e la non appartenenza alla poesia definita “vera e pura”. Per il magazine ho così voluto adottare questo termine per farne un ambasciatore dei nuovi movimenti poetici giovani, per invogliare alla ricerca di un linguaggio non convenzionale. Tutto ciò, però, con un piccolo accorgimento lessicale: l’elisione del corpo della “i” mantenendone solo il puntino; ciò crea il fraintendimento di lettura, da “beatnik” a “beatn’k” (beat ink) che in inglese significa “sbattere inchiostro”, ovvero ciò che avviene durante un blocco dello scrittore ed il picchiettare nervoso della penna sul foglio. Questo concetto mi porterà a creare la figura del creatore della rivista che riflette sugli argomenti sviluppati nei numeri per il lettore con i suoi umani blocchi dello scrittore, scarabocchi, pensieri e appunti all’interno della rivista e la mano creatrice ed analizzatrice del produttore che analizza i vari temi dei numeri in copertina.

Una storia davvero interessante ti ha portato ad un concetto altrettanto interessante. Come hai voluto svilupparlo – sia sul piano contenutistico che grafico? Dimmi qualche curiosità sulla fase “work in progress”: non so nulla sul tuo campo, spiegami un po’ come funziona.

Il concetto cardine di Beatn’k è quello di informare, invogliare alla lettura, alla scrittura, far emergere poeti di qualunque forma. L’idea su cui tutto verte è quella di voler sensibilizzare un pubblico sulla questione che la poesia non è fine a se stessa, ai meri versi scritti su un foglio, ma è fatta di così tante sfaccettature che può permettere di vedere qualunque cosa ci circondi come poesia, da quella visiva a quella tattile e uditiva. È per ciò che ho voluto inserire la poesia della moda, della fotografia, del cinema, della musica e, implicitamente, la poesia grafica.

Per spiegare bene, nel dettaglio, il work in progress del progetto ho creato un book progettuale di 60 pagine, quindi sarò essenziale per farti comprendere i punti salienti della progettazione.

Fondamentalmente le fasi del progetto sono state tre: la prima fase è stata incentrata sulle ricerche di mercato, così da dare un posizionamento al magazine nei confronti di eventuali concorrenti  (che nel corso delle analisi si è scoperto non averne, per via del taglio che assume); ho infatti ricercato anche fisicamente nel mercato spagnolo dei magazine indipendenti di indirizzo poetico e filosofico, poiché la Spagna è uno dei centri più attivi dell’editoria poetica indipendente; infine ho cercato di capire, attraverso sondaggi, se il pubblico aveva richiesta di un prodotto del genere (fortunatamente con esiti positivi). Una seconda fase si è concentrata sulla ricerca del naming della rivista per capirne i toni comunicativi in base alla precedente fase di targettizzazione fatta, studiare il tema di uscita su cui si sarebbe concentrato il numero 0 della rivista e ricercare degli articoli inerenti al tema da inserire nei vari capitoli del magazine e nelle sue declinazioni di poetica polisemica, dando voce sia a testate giornalistiche importanti che testimoniano un’attenta cura degli articoli, sia ad autori e blog minori che possono, adesso, avere una vetrina ed una voce in capitolo; infine, e non meno semplice, ho sviluppato un concept grafico che seguisse di pari passo il tema di ogni numero, escogitando un sistema di impaginazione e composizione sperimentale poco usato nell’editoria popolare e non di nicchia. Nel caso del primo numero, infatti, avendo come tema “la poesia cambia verso” (sfruttando l’ambiguità della parola verso), ho voluto capovolgere completamente la lettura di alcune sezioni dell’impaginazione,  cosicché il lettore si trovasse costretto a passare da una lettura statica ad una lettura dinamica della rivista, scoprendo una lettura diversa e maneggiando il prodotto con più analisi ed interesse, con lo scopo di far capire ad un pubblico di lettori come l’editoria cartacea abbia un potere sugli animi e le sensazioni ben più forte di quella digitale, e che ciò va mantenuto e preservato in un periodo di così frenetica digitalizzazione. Un po’ il concetto di cambiare punto di vista per capire veramente,  di cui si parlerà nella sezione cinema di Beatn’k con un’analisi critica del film “L’attimo fuggente”.

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Per quali motivi pensi che possa essere importante diffondere tendenze come il MeP, il famoso Movimento per l’Emancipazione della Poesia, o la sempre più conosciuta Slam Poetry?

Penso sia importante diffondere e difendere questi movimenti. Come detto precedentemente, la poesia rimane la stessa nel corso delle generazioni e dei tempi, tende solamente a mutare il suo linguaggio, il suo sistema comunicativo, e questi movimenti, a partire dalla Slam Poetry che ha in sé anche decenni di storia ma che adesso, nel territorio italiano, comincia a prendere un tono di voce sempre più alto e diffuso, fino alla Street Poetry del MeP, sono il nuovo linguaggio della poesia. È quasi un momento di passaggio che preannuncia una svolta nella storia della poesia, è sintomo di una rivendicazione sociale della poesia. Grazie a questi nuovi sistemi di diffusione dei versi, sempre più pubblico diventa parte di queste correnti poetiche e con questo si può sperare nel passaggio evolutivo ad un nuovo linguaggio poetico generazionale. Una nuova speranza di cambiare tono di voce, di sentire di nuovo voci poetiche, di sentire versi e cambiare versi.

Attualmente, per forza di cose – d’altronde ti sei laureato questo mese! – la tua è soltanto una proposta che mi auguro possa essere accolta a braccia aperte da Palermo, con la speranza ovviamente che si faccia strada, pian piano, anche oltre. Quale sarà il tuo prossimo passo in merito?  Come hai pensato il futuro di Beatn’k?

Beatn’k in questo momento vive della speranza di una sua pubblicazione per dare il via a questo movimento di rinascita poetica, è in attesa di un editore e di qualche finanziamento che possa permetterne il lancio sul mercato. Sotto il punto di vista lavorativo permetterebbe la nascita di una potenziale nuova startup che potrebbe coinvolgere redattori, scrittori, stilisti, poeti, fotografi, graphic designer e giornalisti divenendo, con le potenzialità degli argomenti trattati, una delle autorità nel mercato dei magazine indipendenti poetici. Il suo futuro è ovviamente incerto ma la speranza di una pubblicazione alimenta l’animo mio e di chi si sia fino ad adesso interessato al progetto.

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Come possono aiutarti i lettori appassionati affinché questa iniziativa editoriale cominci e, soprattutto, possa andare avanti?

Basterebbe ottenere una grossa richiesta del magazine per poter cominciare ad interessare case editrici e finanziatori alla sponsorizzazione della propria azienda all’interno di Beatn’k e disposti, dunque, ad investire nel progetto. Da parte dei lettori basterebbe che si facessero sentire, che mandassero poesie, fotografie e opere di ogni genere poetico trattato nel magazine così da fornire materiale per i prossimi numeri della rivista ed incuriosire sempre di più il mercato nazionale ed internazionale. Come accennato prima, la rivista si rivolge non solo a poeti della penna, ma anche a poeti della macchina fotografica, del tessuto, della cinepresa, della musica.

Incrociamo le dita, allora. Congediamoci con un ultimo quesito: quali sono i testi, gli autori o le performance che preferisci?

Quelli che, come piace pensare a me, sono un pugno allo stomaco da imparare ad incassare. Sono quegli artisti, o per meglio dire poeti, che attraverso le proprie opere, che siano visive, tattili o uditive, riescono a lasciare qualcosa di indelebile al loro pubblico, che riescono con parole, suoni, ritmi, immagini e tessuti, a creare un legame più profondo con qualcosa di più grande, un filo conduttore che ci unisce tutti, che mostra il nostro essere umani, nella debolezza o nella forza. Ecco, le mie opere preferite sono quelle che mi permettono di conoscere qualcosa di nuovo attraverso delle sensazioni, attraverso le domande, attraverso un linguaggio che al proprio animo potrebbe sembrare un pugno mal incassato, ma che ha permesso la sua crescita in una maniera o nell’altra.

Dai un consiglio ai lettori, uno spunto, un messaggio che vorresti divulgare.

La poesia, nelle sue molteplici ed infinite forme, può salvare un singolo uomo, ma può diventare l’ancora di una società, svegliare gli animi di una generazione, far riflettere su ciò che realmente è importante, ciò che è vero, e permettere di vederlo non soltanto nel sublime, ma di trovare la verità anche nelle più piccole cose, nei dettagli della realtà e nelle sue molteplici sfaccettature. Consiglio al pubblico di leggere in continuazione, di amare ogni cosa, di odiarla, pestarla e baciarla, di scrivere come se non esistesse altro mezzo di comunicazione e di utilizzare il potere immenso della parola per il vero, per ciò che di più umano e bello c’è in ogni dettaglio delle nostre giornate. Citando José Martí, spero che Beatn’k sia un piccolo granello di poesia poiché egli affermava che “basta un piccolo granello di poesia per profumare un intero secolo”, e sta a tutti i poeti della penna, della macchina fotografica, del tessuto, della cinepresa, della musica, rendere la nostra generazione il granello di poesia che profumerà questo secolo.

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#riverberodipoesia: Dino Campana

Sull’orma di Rimbaud, l’autore che vi propongo oggi è stato un’anima a lui affine, ribelle e “nomade” come il nostro tormentato simbolista francese: Dino Campana. Anche per lui il viaggio è la ricerca di riposte, di armonia col mondo, è un percorso spirituale in cui la poesia rappresenta l’unico e potentissimo mezzo per riallacciarsi all’esistenza; anche lui plasma un linguaggio nuovo e moderno, un ritmo inusitato che trasforma la poesia conferendole una atmosfera orfica.

Il mio testo di riferimento in questo caso è Canti orfici e altre poesie in edizione Garzanti, che fa parte della collana I grandi libri/poesia, con introduzione e note di Neuro Bonifazi e acquistato al prezzo di copertina di €9,00.

«Poesia in fuga» è stata definita l’opera di Dino Campana, per l’urgenza di contenuti, l’impasto verbale furioso e straziante, la tensione alla costruzione sempre delusa, l’intrinseca componente trasfiguratrice e visionaria, la dimensione simbolico-metafisica. I versi e le prose liriche di questo volume sono riconosciuti come uno degli esiti più originali della poesia italiana del Novecento.

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Dino Campana nasce a Marradi il 20 agosto 1885 (sì, qualche giorno fa è stato il 133° anniversario dalla sua nascita), figlio del maestro elementare Giovanni Campana e di Francesca Luti, fervente cattolica. “Campana è stato, ed è ancora, in un certo senso, il poeta unico e straordinario, anzi l’immagine stessa della passione poetica e l’esempio di una vocazione perseguita fino alla pazzia”: dopo un’infanzia più o meno serena nel suo paese d’origine, Dino Campana comincia a soffrire di alcuni disturbi nervosi che diverranno sempre più intensi e lo porteranno a spostarsi spesso.

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È comunque molto difficile ricostruire la vita, seppur nelle sue linee essenziali, di un autore che è stato prettamente nell’ombra e, soprattutto, che è stato sottovalutato per moltissimo tempo. Le fonti che abbiamo sono lettere del poeta e dei corrispondenti, testimonianze di amici e conoscenti, dichiarazioni. Dopo aver terminato gli studi, fallita la carriera militare, decide di dedicarsi ufficialmente alla vita errante e solitaria e si concentra sulla propria formazione culturale. Tenta un’altra strada: continuando a leggere e scrivere, si iscrive prima alla Facoltà di Chimica presso Bologna, per poi lasciare l’università una volta fallito l’esame di fisica.

Nel 1906 comincia la cosiddetta “fuga campaniana” attraverso le Alpi, che si conclude con la reclusione in un manicomio di Imola, per volere del padre Giovanni. Successivamente si opta per l’espatrio del figlio: Campana viene mandato in Argentina, ma una volta giunto parte per la Pampa e si mantiene svolgendo vari mestieri. Dopo altri viaggi in terre straniere, Campana torna a Marradi e studia intensamente, torna all’Università di Bologna, sostiene e passa l’esame di fisica e continua ad avere “atteggiamenti stravaganti”.

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In questi anni si intensifica la conoscenza della filosofia nietzscheana, fondamentale perno della sua poesia e della sua vita. Nel 1913 prepara la prima redazione manoscritta dei Canti orfici, che poi andrà perduta e quindi riscritta praticamente a memoria – il manoscritto sarà ritrovato soltanto nel 1971 fra le carte di Soffici, suo parente. I Canti orfici vedranno la luce per la prima volta sotto forma di testo stampato nel 1914, presso il tipografo Ravagli.

Segue un periodo a Firenze di «calcolate stravaganze», il periodo «forse il più saggio della vita di Dino, l’unico in cui gode di un certo rispetto e anche di una certa considerazione» (Vassalli).

AleramoCampana1916.jpgMa seguono anche altre smanie e deliri, fino ad arrivare al 1916 circa: dopo il corteggiamento con Emilio Cecchi, ha luogo la dolorosa relazione con Sibilla Aleramo, “che riesce a vincere la sostanziale misoginia di Campana, e si reca a trovarlo al Barco”. I due staranno insieme per poco tempo, vivendo un amore intenso quanto violento e folle; Dino Campana viene poi internato per la solita diagnosi di “demenza precoce” al manicomio di San Salvi e quindi nel cronicario di Castel Pulci, proseguono le sue “ubriachezze”. La «suggestione» rispetto all’ideologia orfico-nietzscheana prende il sopravvento dopo aver guidato gradualmente i suoi passi nel mondo.
Campana muore presso l’ospedale il primo marzo 1932, per setticemia o per sifilide – secondo due diverse fonti.

La poesia orfica di Dino Campana costruì le fondamenta di una nuova forma di produzione poetica, moderna e complessa, assimilabile a quella di Rimbaud. La profonda crisi psichica si concilia per lui con quella post ottocentesca, e fornisce lo spunto per un diverso linguaggio lirico.

Nel tessuto teso e inquieto della prosa lirica o narrativa dannunziana ha immesso la sua carica immaginaria, la «forza» (…) della sua fede, e ne ha foggiato istintivamente e frammentariamente, ma calcolatamente, un nuovo stile, che s’accende qua e là in ritmi nuovi, stravaganti come quelli dei pittori futuristi o cubisti o orfici, ma con un’«arte» diversa (come afferma lui stesso), un’arte veramente europea, di colori e di suoni, e soprattutto di versi e di sintassi liberi dalle strutture ottocentesche, e sia pure dannunziane o crepuscolari.

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Sibilla Aleramo – Dino Campana

Il componimento che ho scelto di proporvi oggi è il seguente, a voi l’interpretazione più profonda:

La speranza (sul torrente notturno)

Per l’amor dei poeti
Principessa dei sogni segreti
Nell’ali dei vivi pensieri ripeti ripeti
Principessa i tuoi canti:
O tu chiomata di muti canti
Pallido amor degli erranti
Soffoca gli intestini pianti
Da’ tregua agli amori segreti:
Chi le taciturne porte
Guarda che la Notte
Ha aperte sull’infinito?
Chinan l’ore: col sogno vanito
China la pallida Sorte . . .
. . . . . . . . . . .
Per l’amor dei poeti, porte
Aperte de la morte
Su l’infinito!
Per l’amor dei poeti
Principessa il mio sogno vanito
Nei gorghi de la Sorte!

 

 

#riverberodipoesia: Arthur Rimbaud

Questa domenica si cambia rotta: ci spostiamo in Francia per parlare di uno dei così chiamati “poeti maledetti”, uno dei più grandi scrittori che hanno aperto la strada alla poesia moderna e al suo nuovo linguaggio, Arthur Rimbaud.
Il testo di riferimento da cui ho tratto le informazioni e la poesia che vi propongo oggi è Opere in versi e in prosa, edito Garzanti Editore (2016) nella collana I grandi libri, che trovate al prezzo di copertina di €15,00, curato da Marziano Guglielminetti con traduzione di Dario Bellezza.

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Jean Nicolas Arthur Rimbaud nasce a Charleville il 20 ottobre del 1854, secondo di cinque – presto quattro – fratelli. La sua vita è sempre stata sopraffatta da quell’alone di leggenda, degenerato soprattutto dopo la sua morte e scaturito dai suoi numerosissimi viaggi verso terre esotiche: “che cosa è andato a cercare in quelle terre lontane? ci si chiese presto. E le ipotesi furono subito molte. Si è dato alle esplorazioni (…). Si è fatto re di una tribù di barbari (…). Ha reclutato soldati (…). Pratica il commercio degli schiavi (è quasi certamente una calunnia, tanto che lui stesso è costretto a smentirla, discorrendone con i suoi in una lettera del 3 dicembre dell’85). Non fu subito chiaro che era divenuto mercante d’armi e di caffè. Forse la leggenda sarebbe svanita quasi subito”.

È indubbio il fascino emanato dai suoi scritti fuori dagli schemi e, ancora di più, dalla sua vita sregolata e ribelle: sin da giovane, a scuola, emergono e risaltano le sue grandi capacità intellettive. La sua è una profonda ribellione che affiora presto, sommessamente, e che esplode all’incirca nel 1871, quando decide di tornare a Parigi a lavorare, e dove può progettare un nuovo tipo di poesia. Charleville gli sta stretta: Rimbaud odia “tanto il patriottismo dei suoi concittadini (…), quanto la mancanza di librerie confacenti al suo amore del nuovo”. Già prima di questa data, sedotto dalla vita mondana e dai vizi della grande città, aveva cominciato a mandare dei componimenti ad alcune importanti riviste parigine, nelle quali intanto venivano pubblicati gli scritti di autori come Baudelaire e Mallarmé.

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Verlaine e Rimbaud ritratti in un dettaglio di Un coin de table di Fantin-Latour

Emblematico nella vita di Rimbaud l’incontro con Paul Verlaine, altro grande poeta del simbolismo francese, con il quale pare abbia anche avuto una relazione: assidua e copiosa la loro corrispondenza, intensa la loro amicizia che li porta a collaborare e a darsi forza reciprocamente. Mathilde, la moglie di Verlaine, è gelosa di questa nuova amicizia del marito e della vita stravagante che i due conducono insieme. “L’esercizio poetico si fa bohème e amore”, e Verlaine lascia la moglie per partire con Rimbaud in Belgio. Saranno tanti e vari i loro spostamenti, in particolare a Londra; ma passa solo qualche anno prima che si segni la rottura. Gli ultimi terribili mesi nei quali si inscrive la fine del loro legame sono raccontati da Rimbaud attraverso gli scritti incredibili di Une saison en enfer (Una stagione all’inferno), ultimato e pubblicato nel 1873, poco dopo le minacce di suicidio di Paul Verlaine e il suo tentativo di impedire il ritorno a Parigi di Rimbaud con due colpi di pistola.

12.jpgQuando, nel ’75, Verlaine – uscito di prigione – va a far visita al nostro poeta maledetto, a Londra, questi gli consegna il manoscritto delle Illuminations (Illuminazioni), il suo ultimo libro. Dopo il rifiuto da parte di Verlaine di prestargli denaro “da dissipare”, non è ancora chiaro in che modo viva Rimbaud per un determinato periodo. Sono documentati, a tratti, altri viaggi, alcuni lavori, fino all’approdo ad Aden e poi ad Harar, dove vivrà dall’88 in qualità di agente commerciale della ditta Tian: qui continua in qualche maniera la propria attività letteraria e medita a fondo sull’esistenza.
Un cancro al ginocchio cambia le carte in tavola e dà inizio ad un calvario lungo e tremendo di spostamenti e sofferenze che lo porteranno all’amputazione della gamba prima, all’abbandono da parte della madre poi. Con al fianco soltanto la sorella Isabelle, muore il 10 novembre del 1891.

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Quello di Rimbaud è un approccio diverso al linguaggio poetico: il suo spirito ribelle si manifesta apertamente anche nel lessico, nelle scelte di immagini, sentimenti, espressioni. Vuole indagare l’inconscio dell’uomo, passare dall’individuale all’universale e spingersi al limite delle convenzioni del suo tempo. Le sue sono preziose associazioni, descrizioni inconsuete che si rifanno alle corrispondenze di Baudelaire (vi invito a leggere il componimento Correspondances) e che non possono fare a meno di ricordarmi la poesia orfica di Dino Campana – ma questa è un’altra storia che, se vorrete, approfondiremo la prossima volta.

 

A voi, come sempre, l’interpretazione di questa poesia composta nel 1870:

Il male

Mentre gli sputi rossi della mitraglia
sibilano senza posa nel cielo blu infinito;
scarlatti o verdi, accanto al re che li schernisce
crollano i battaglioni in massa in mezzo al fuoco,

mentre un’orrenda follia, una poltiglia
fumante fa di centomila uomini,
– Poveri morti! Nell’estate, nell’erba e nella gioia
tua, o natura! tu che santamente li creasti!

– C’è un dio che ride sulle tovaglie di damasco
degli altari, nell’incenso e nei grandi calici d’oro,
che s’addormenta cullato dagli Osanna,

– e si risveglia, quando madri chine
sulla loro angoscia, piangendo sotto i vecchi cappelli neri
gli danno un soldo legato nel loro fazzoletto.

#losguardodavicino: ricordi londinesi, letture variopinte

Buonasera alla fine di questa primissima giornata di giugno, il mese dell’ansia.
Questo quinto articolo della rubrica viene fuori dopo moltissimo tempo, e ovviamente ci sono così tante novità di cui parlarvi che è impossibile esaurirle tutte qua dentro – non finirei più di parlare, e non lo vuole nessuno. Come sapete, #losguardodavicino racchiude informazioni circa le mie ultime letture più significative, ed elenca i recenti libri acquistati per alimentare un dibattito con voi, per dare consigli e per riceverne. Ma è passato così tanto tempo dall’ultima volta, che ancora non vi ho parlato dei due libri che ho comprato a Londra!
Procediamo con calma però: vi parlerò interamente delle mie letture, molto brevemente, e per gli acquisti invece farò un selezione e vi mostrerò i più “vecchi” e i più recenti; gli altri libri che ho preso in mezzo a queste date ve li mostrerò nel prossimo articolo della rubrica, non me ne vogliate, lo faccio per voi.

• Letture clou consigliate

In un arco di tempo relativamente vasto ho letto alcuni libri, tutti molto brevi e scorrevoli. Di due di questi ve ne avevo parlato in precedenza: si tratta infatti di Emersioni di Carolina Cigala e di Campi Aperti di Alessio Arena, di cui trovate tutte le informazioni nell’articolo dedicato alla Via dei librai di quest’anno – che vi consiglio di sbirciare, se non lo avete ancora fatto, soprattutto se siete curiosi di sapere qualcosa in più sul restauro dei libri e di vedere qualche bel volume antico!

Sono state letture davvero piacevoli, come lo è stata decisamente I ragazzi che amavano il vento, un raccolta di poesie scelte di Shelley, Keats e Byron a cura di Roberto Mussapi, edita Feltrinelli Editore ed al prezzo di copertina di € 7,50: ad accomunare le poesie è l’amore per l’Italia, la descrizione dei suoi paesaggi perfettamente riconoscibili e delle emozioni che suscita alimentando la tematica della giovinezza e dell’amore per la vita. La dolcezza delle parole utilizzate si fonde con un incastro di suoni soave e pulito, perfettamente funzionale alle situazioni prese in considerazione ed abilmente evocate – e poi, basta dirmi la parola “Romanticismo” che io subito mi illumino. E’ una vera e propria “lode alla leggerezza, al vento, al volo” che vi consiglio di leggere se siete amanti dello stile di questi poeti del secondo Romanticismo inglese, come la sottoscritta.

Altre magnifiche letture sono state quelle di Novecento e di Seta, entrambi libri di Alessandro Baricco, di cui ho scritto le recensioni che, se vi va, trovate qui e qui; e infine, mi sono cimentata anche nella rapidissima lettura di due graphic novels, entrambe primi volumi di storie, Aeon e Blue di Angela Vianello, che trovate rispettivamente al costo di € 12 e di € 15, edite Shockdom. Vi lascio la trama qui sotto nel caso in cui foste interessati ad approcciarvi a letture più leggere e davvero godibili per gli occhi – i disegni sono fenomenali:

bluevianello0Il periodo dell’adolescenza è per tutti un momento particolare, di cambiamenti e trasformazioni, per le giovani ragazze che si apprestano a diventare donne lo è forse un poco di più. Aqua, però, sta cambiando in un modo incomprensibile, per lei, per i suoi amici, per i genitori e per la Dottoressa Beatrix, a cui la ragazzina si rivolge per avere aiuto quando non riesce più a gestire la situazione e il mutare del proprio corpo che, giorno dopo giorno, diventa estraneo e alieno, inquietante e soffocante. In un mondo in cui la quotidianità è interrotta dal suono acuto delle sirene di allarme, che avvisano la popolazione del verificarsi di continui attacchi chimici sui cieli delle città, dove è facile ammalarsi e morire all’improvviso senza saperne il motivo, il male di Aqua, strisciante e implacabile, la porta a cercare di isolarsi da tutti e a scontrarsi con Go, uno studente della sua scuola convinto che il governo nasconda qualcosa di sinistro alla popolazione.

41jhaHVDMHL._SX346_BO1,204,203,200_.jpgItalia, al giorno d’oggi. Due ragazzi normali: Davide e Giada. In che modo possono essere collegati ad una razza aliena arrivata sulla terra migliaia di anni fa? Due storie apparentemente diverse, separate da eoni. Inizia così il primo capitolo della saga di AEON, basato sugli antichi scritti del Libro di Enoch. Parte di questo sapere, caduto nelle mani sbagliate e custodito sulla terra da una cerchia di uomini malvagi, viene usato per governare i terrestri e tenerli sotto controllo. Davide e Giada, guidati da un comune senso di disagio nei confronti della società in cui vivono, si muoveranno alla ricerca di risposte e alla fatale scoperta del loro, del nostro, passato. C’è in atto una cospirazione ed è necessaria una svolta. L’umanità deve reimpadronirsi della sua antica conoscenza, per tornare libera.

• Acquisti

Finalmente passiamo al momento degli acquisti! Come vi avevo anticipato, ho selezionato i libri presi molto tempo fa a Londra e gli ultimi che ho acquistato, per un totale di quattro titoli per me molto interessanti, i primi due dei quali, chiaramente, in lingua inglese.

harry-potter-and-the-philosopher-s-stone-jk-rowling-ravenclaw-edition.jpgHarry Potter has never even heard of Hogwarts when the letters start dropping on the doormat at number four, Privet Drive. Addressed in green ink on yellowish parchment with a purple seal, they are swiftly confiscated by his grisly aunt and uncle. Then, on Harry’s eleventh birthday, a great beetle-eyed giant of a man called Rubeus Hagrid bursts in with some astonishing news: Harry Potter is a wizard, and he has a place at Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry. An incredible adventure is about to begin!
Dai, chi è che non conosce almeno il primo capitolo della saga di Harry Potter, il mago più famoso del pianeta? Questa è l’edizione Corvonero, interamente blu, edita Bloomsbury e presa al prezzo di £7.99. La novità di queste edizioni, disponibili nei colori delle quattro case, uscite in occasione dei 20 anni dalla prima pubblicazione della saga, sta nei contenuti extra che illustrano la storia della casa di riferimento, contengono moltissime immagini e mappe, ed hanno una veste grafica davvero bellissima. Inoltre, ho acquistato questo libro nei Warner Bros Studios, e mi ritengo molto fortunata ad aver fatto questa esperienza meravigliosa.

56454DO YOU HAVE THE OPPORTUNITY TO DO WHAT YOU DO BEST EVERY DAY? Chances are, you don’t. All too often, our natural talents go untapped. From the cradle to the cubicle, we devote more time to fixing our shortcomings than to developing our strengths. In Strengths Finder 2.0, Gallup unveils the new and improved version of its popular assessment. While you can read this book in one sitting, you’ll use it as a reference for decades. Loaded with hundreds of strategies for applying your strengths, this new book and accompanying website will change the way you look at yourself – and the world around you – forever.
Ho acquistato questo libro in maniera fortuita in un charity shop di Sutton, a molto meno di un pound, ed è assolutamente intoccato. Ho voluto lasciare la descrizione in inglese per rendere maggior giustizia al testo, ma sostanzialmente si tratta di una specie di guida che ci aiuta a scoprire i nostri talenti e a sfruttare al meglio le occasioni e le giornate, dando sempre il massimo e stando meglio con noi stessi, aiutandoci a cambiare in meglio la nostra visione del mondo. Il libro racchiude analisi e idee di azione: mi incuriosiva troppo il tema, quindi non me lo sono fatta scappare.

9788867994571_0_0_0_75Un libro che si propone come una sorta di indispensabile «bibbia» per i veri lettori forti, gli instancabili e inarrestabili «maniaci» dei libri. Impossibile elencare tutto ciò che questa anomale guida contiene, tra mille rimandi e richiami tra l’una e l’altra sezione. A titolo puramente di esempio: i mille libri fondamentali: dall’Epopea di Gilgamesh (…) a Harry Potter, con autore, paese e anno di edizione; le vite: brevi cenni biografici in pillole dei più grandi scrittori e poeti di sempre; gli incipit dei più grandi capolavori di sempre; i premi: con gli elenchi dei vincitori dei premi più importanti (…), i best seller: i maggiori di sempre, le serie best seller, i best seller anno per anno dal 1900 a oggi; le stroncature più celebri e più strane, i libri-film: i più importanti libri trasformati in film; le curiosità intorno ai libri; cibo e alcool: cocktail e ricette della letteratura; le più commoventi e divertenti frasi sui libri; una breve storia dell’editoria, da Gutenberg a oggi. Un catalogo, un repertorio, una enorme serie di elenchi, nomi, titoli, richiami. Una modesta guida verso il paradiso per chi ama leggere.

9788893253666_0_0_0_75Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius. Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard. (Libro non acquistato ma vinto in un giveaway).

copertina-Ciarapica2Chi è il book blogger e cosa fa? Cosa significa oggi fare critica letteraria 2.0?
Il libro di Giulia Ciarapica propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social network e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Senza dimenticare però che dietro ogni blogger c’è prima di tutto un lettore, che ogni giorno si informa, confronta testi e cerca di trasmettere la propria passione al pubblico (piccolo o grande che sia) con un linguaggio chiaro e semplice.
Partendo dai ferri del mestiere e dalla scelta dei testi, passando per le fasi della recensione e i relativi stili, senza lesinare consigli pratici e di lettura, Book Blogger ci conduce alla scoperta di un mondo in grande fermento, provando anche a tracciare una mappa per orientarcisi: dai primissimi portali e lit-blog italiani alle ultime tendenze sui social, per arrivare ai siti contemporanei più attivi e seguiti e al fenomeno degli youtuber.
Spero di riuscire a leggere questa guida dopo gli esami della sessione estiva, per poter migliorare sempre di più e capire come usare al meglio i miei mezzi per comunicare con voi e continuare a condividere la passione per la letteratura.

Alla fine, l’articolo è risultato comunque lunghetto per via delle trame dei numerosi libri, ma su questo non posso proprio fare sconti. Spero di avervi suggerito qualche consiglio – recuperate la Guida tascabile, è veramente utile e preziosa – e attendo qualche vostro parere riguardo ai libri che trovate elencati o su quelli che avete letto voi in questo periodo.

Quale libro vi sentite di consigliarmi, alla luce delle vostre letture ultime?
A presto con una nuova “puntata” della rubrica! ♥

 

 

Ispirazione, meditazione: alcune massime spirituali di Kahlil Gibran

Kahlil Gibran nacque il 6 dicembre del 1883 a Bisharri, un villaggio del Libano settentrionale, da una famiglia cristiano-maronita.
Nel 1920 fu tra i fondatori a New York della Lega Araba, che rinnovava la tradizione araba con l’apporto della cultura occidentale.
Alla sua fortuna di pittore si sommava il grande successo come poeta e scrittore «visionario», soprattutto dopo la pubblicazione, nel 1923, in inglese (…) del Profeta, tradotto in numerose lingue. Gli ultimi anni della sua vita furono estremamente attivi in campo letterario.
Gibran morì a New York l’11 aprile del 1931.

dalla nota biobibliografica di Tommaso Pisanti

Come preannunciato sul mio profilo Instragram, oggi vi propongo un articolo diverso, che ha ben poco delle mie parole e che preferisce lasciar parlare le frasi che mi hanno ispirata e che mi hanno offerto uno spunto per riflettere. Qui di seguito trovate alcune delle massime spirituali di Kahlil Gibran che più mi emozionano, tratte dal piccolo libro L’arte di conoscere se stessi, che ho letto molto tempo fa ma che mi è rimasto davvero scolpito nella memoria. L’edizione che posseggo è Newton Compton, acquistata a soli 1,90 €, e contiene, oltre agli aforismi, anche dei racconti davvero toccanti e pregni di significato – uno dei quali avevo portato sul blog moltissimo tempo fa. Spero che questi brevissimi pensieri che seguono possano restare impressi negli occhi e nel cuore anche a voi, e comunicarvi il loro significato potente. Per una lettura ispiratrice e meditata vi consiglio davvero questo libro.

 

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@riverberodiparole su Instragram

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• Dove potrò trovare un uomo che sia guidato dalla ragione invece che dalle consuetudini e dalle necessità?

• Preferisco essere un sognatore fra i più umili, immaginando quel che avverrà, piuttosto che essere signore fra coloro che non hanno sogni e desideri.

• Se vuoi essere più vicino a Dio, stai più vicino alla gente.

• Alcuni sentono con le orecchie, altri con lo stomaco; altri ancora con le loro tasche; ce ne sono poi altri che non sentono affatto.

• La Verità è figlia dell’Ispirazione; analisi e dibattito ci tengono lontani dalla verità.

• L’Ambizione è una sorta di lavoro.

• Il canto del mare termina sulla riva o nei cuori di chi lo ascolta?

• Molti di noi rimangono sospesi fra una muta ribellione e una sottomissione ciarliera.

• Cuore mio, se l’ignorante ti dice che l’anima è peritura come lo è il corpo, rispondigli che muore il fiore ma i semi restano vivi. E’ questa la legge di Dio.

• Se desideri vedere le valli, sali sulla cima della montagna; se vuoi vedere la cima della montagna, sollevati fin sopra la nuvola; ma se cerchi di capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.

• Chi di noi presta ascolto all’inno del ruscello quando parla la tempesta?

• Non accontentarti di poco: chi va con una caraffa vuota alla sorgente della vita, ne tornerà con due piene.

• Il poeta è colui che, una volta letti i suoi scritti, ti dà la sensazione che i suoi migliori versi non siano ancora stati composti.

• La poesia è capire la completezza. Come farla comprendere a chi concepisce solo il particolare?

• Non si progredisce cercando di migliorare ciò che già è stato fatto, bensì cercando di realizzare ciò che ancora non esiste.

• Fa’ il bilancio del tuo passato e troverai che sei ancora in debito verso la gente e verso la vita.

• Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, esso mi ha dato il frutto della felicità.

• L’istruzione non sparge semi dentro di noi, ma fa sì che i nostri semi germoglino.

• La costrizione è uno specchio in cui chi si riflette a lungo vedrà l’essenza più profonda del suo io che cerca di suicidarsi.

• Il ricordo è una pietra che ostacola il cammino della speranza.

• L’amore e il vuoto, in noi, sono come i flussi delle maree.

Via dei librai 2018: nuovi spunti e fascino del restauro

22 aprile 2018. Questa domenica è stata davvero particolare e diversa da quelle che sono solita trascorrere fra un manuale e uno spartito: dopo pranzo, infatti, mi sono recata al Cassaro. Per chi non lo sapesse, questo è il nome originario di corso Vittorio Emanuele, una via che taglia la città di Palermo in due metà e che collega fra loro due degli antichi ed immensi ingressi della città, Porta Nuova e Porta Felice: in sostanza, si tratta di un’unica strada attraverso la quale dal pieno centro caldo e caotico si può intravedere e raggiungere il mare.
Nella parte più alta di questa via, dove si trovano moltissime chiese ed edifici storici e meravigliosi – per dirne una, la Cattedrale di Palermo –, sono stati allestiti moltissimi stand di varie librerie e case editrici, ciascuna con le proprie proposte editoriali vecchie e nuove. Le possibilità erano moltissime ed ho avuto modo di fare qualche piacevole scoperta e di conoscere moltissima gente piena di passione per il proprio lavoro. La splendida giornata di sole ha decisamente contribuito a rendere l’atmosfera ancora più vivace, carica del fermento di tutte quelle persone che, come me, non riuscivano a smettere di guardarsi attorno ed informarsi e scoprire ed analizzare.

 

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9788899572259_0_0_300_75.jpgPer quanto riguarda i miei acquisti, ho comprato soltanto due libri dei quali non conoscevo nulla – come faccio quasi sempre. Ho dato fiducia ad una casa editrice che ho appena scoperto, Spazio Cultura Edizioni, nata a partire dall’omonima libreria, al cui stand ho conosciuto due ragazzi davvero gentili che mi hanno dato qualsiasi tipo di informazione sui volumi da loro curati, sottolineando l’importanza che ha per loro la poesia, di cui continuano a pubblicare molte raccolte. Da loro ho acquistato proprio l’ultima raccolta di poesia pubblicata nel 2018, Emersioni di Carolina Cigala, che ho personalmente apprezzato molto per l’immediatezza e la forte capacità comunicativa: si tratta di una raccolta sostanzialmente epigrammatica, che però riesce a calare bene il lettore in un contesto più vasto di quello che può essere costituito dalle vicende biografiche dell’autrice, che si apre ad una riflessione di carattere universalistico. Ve ne parlerò meglio successivamente.

9788896867303_0_0_300_75.jpgIl mio secondo acquisto è stato Campi aperti di Alessio Arena, giovane poeta siciliano talentuoso di cui ho sentito molto parlare recentemente, candidato al Nobel per la Letteratura. Non avendo letto ancora nulla di suo mi sono lasciata guidare dalla curiosità: questa dovrebbe essere la sua quarta raccolta pubblicata, se non erro, e dopo averla letta in pochissimo tempo – si tratta comunque di 55 pagine, quindi è una lettura molto rapida – posso dire che l’ho molto apprezzata e l’ho trovata molto chiara nel raggiungere l’intento proposto in partenza. Non vado oltre  però con i miei pareri sui libri acquistati perché preferisco concentrarmi sul pezzo forte di questo articolo, che sono sicura interesserà a molti di voi.

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Alla Biblioteca centrale della Regione siciliana, anch’essa situata sul corso, ho avuto la fortuna di visitare il laboratorio di restauro dei beni librari, l’unico pubblico in Sicilia, ed è stata una delle esperienze più affascinanti che abbia mai fatto. Nelle foto che seguono potrete osservare ciò che man mano vi descriverò.

Una restauratrice ci seguiva durante la visita per soddisfare ogni nostra curiosità a riguardo. Subito davanti ai nostri occhi, dei grandi tavoli scoprivano diverse procedure e diversi dettagli da poter osservare da vicino, e sul primo era appesa la dicitura “tipologia danni”: qui ovviamente era possibile rendersi conto dei disastri che (sostanzialmente) la disattenzione umana può causare.

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Un grosso volume era completamente divorato dai tarli, probabilmente per mancata spolveratura costante dei libri o per una cattiva ventilazione degli archivi – problemi oggi naturalmente risolti, di solito. Altri libri risultavano letteralmente carbonizzati al centro e strappati, segni evidenti lasciati dai bombardamenti americani che hanno distrutto l’archivio nei mesi di aprile e maggio 1943. Un ultimo tipo di danno osservabile, e quello a mio parere più affascinante quanto terribile, è il cosiddetto imbrunimento delle pagine, ovvero l’acidità, che riguarda la struttura chimica della carta e causa la degradazione delle sue fibre, soprattutto a causa della presenza delle particelle di ferro che spesso si trovava nell’acqua utilizzata per la lavorazione delle pagine. Tutti (o quasi) i problemi che possono distruggere un libro antico derivano insomma dall’incuria delle generazioni passate, che spesso però dipendeva più dai mezzi e dalle conoscenze allora disponibili che da una reale negligenza o dimenticanza.

 

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Il secondo banco riguardava gli interventi per via umida: venivano mostrati e spiegati tutti gli arnesi utilizzati per il restauro delle pagine, come i vari pennelli a setole naturali e fitte per la spolveratura, tappa fondamentale per il restauro di un volume, o ancora la polvere di gomma o  i mattoncini di gomma vulcanizzata per un intervento di pulizia più profondo laddove risulti necessario, e ovviamente l’immersione della pagina in acqua demineralizzata, procedura che accomuna ogni tipologia di restauro.

 

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Successivamente si potevano trovare gli stand che riguardavano nello specifico le cuciture e i capitelli, nonché alcune macchine particolari per la rilegatura, per ciò che concerne il restauro non della singola pagina ma del volume intero. Spesso, per preservare il più possibile l’autenticità del libro, si cerca di intervenire soltanto dove è strettamente necessario, procedendo quindi per conservazione: per esempio, il libro enorme che potete vedere di seguito e che è stato già restaurato, aveva una copertina per lo più salda, usurata solo nei punti solitamente più sollecitati all’apertura e alla chiusura, e così si è preferito integrare la coperta con qualche parte nuova solo nei punti in cui effettivamente risultava mancante o rovinata.

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I libri già restaurati che abbiamo osservato erano degli immensi capolavori capaci di attrarre e meravigliare chiunque, e grazie ai quali gran parte della nostra storia non è andata perduta per sempre. Questa visita mi ha fatto davvero scoprire un mondo che non conoscevo, mi ha permesso di apprezzare ancora di più il valore della cultura, di ogni parola scritta nel tempo da uomini che così sono riusciti a lasciare una traccia, qualcosa da dirci, a tramandarci conoscenze e a renderci noti i dettagli della vita e delle usanze nel corso dei secoli. Spero che noi uomini e donne del nostro tempo e dei tempi che verranno continueremo a possedere la consapevolezza della smisurata rilevanza di queste testimonianze, che continueremo a preservarle e a custodirle per continuare a sapere chi siamo perché, come scrisse Joubert:
“cercando la parola, si trovano i pensieri”.

 

Alessandro Baricco: limpida tenerezza in fibre di seta

Si chiamava Hervé Joncour, era mercante di bachi da seta. Ogni anno raggiungeva il Giappone, ogni anno ritornava. Nei suoi viaggi, si leggeva l’ideogramma di una passione silenziosa, rubata al rumore del mondo.

 

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Foto che ho scattato e che trovate sul profilo instagram del blog e anche su Le frasi di Alessandro Baricco

 

Da qualche tempo non scrivo una recensione, e mi dispiace molto perché credo che sia una delle tipologie di articolo più importanti all’interno di questo blog, nonché il modo più diretto e chiaro di confrontarmi con voi lettori. Quindi passo subito a parlare della mia ultima lettura terminata, un’altra di quelle acquistate a sentimento, semplicemente per un qualcosa che mi ha comunicato. Seta di Alessandro Baricco (edizione Universale Economica Feltrinelli, al prezzo di copertina di € 7,50) è il primo libro che leggo dell’autore – sai che novità – e devo dire, sinceramente, che mi è piaciuto molto. Sono davvero tantissimi i punti di forza che ho trovato in un libro così esile, che in sole 108 pagine è riuscito a farmi immergere totalmente in un tempo lontano, in una atmosfera (in)definita dai tratti esotici.

Cercherò di procedere in maniera ordinata per rendere più fluido e lineare il mio pensiero e anche per riuscire a scrivere più velocemente le recensioni, che, come sapete, mi riescono sempre molto lunghe e, personalmente, molto pensate e sudate. Non trasformerò le mie recensioni in elenchi puntati; semplicemente cercherò di avere un modo di procedere costante e coerente, che non tralasci nessuna mia considerazione e che allo stesso tempo possa darvi tutte le informazioni che desiderate sul libro in questione.

La prima questione da cui bisogna partire è la trama: la vicenda narrata comincia nel 1861 e segue i viaggi di Hervé Joncour, un mercante di bachi da seta, che si ritrova a dover andare fino in Giappone per ottenere della merce di ottima qualità e soprattutto priva di malattie. All’interno di questo grande argomento, e perno in realtà delle più grandi suggestioni che questo libro può offrire, il rapporto con la moglie Hélène, che aveva una voce bellissima. I viaggi di Hervé catturano il focus del lettore, ma in realtà tante altre cose ben più importanti cominciano ad accadere. Non dirò nulla di più per evitare di spifferare qualcosa che invece è bello scoprire da soli, leggendo.

La figura di Hélène ci porta a toccare la seconda importante questione, quella dei personaggi. Come le ambientazioni, anche i personaggi sono caratterizzati da tinte esotiche, sembrano quasi sfumati all’interno di comportamenti abitudinari e gesti scanditi da ripetizioni. Questo tratto è reso molto bene dal fatto che i viaggi di Hervé vengono descritti sempre allo stesso modo, seguendo sempre lo stesso percorso, con le stesse soste e le stesse persone che lo accolgono; a cambiare è soltanto una parola, una sensazione, un dettaglio quasi impercettibile che forse serve a farci capire che ogni momento della nostra vita è diverso dagli altri e non si ripeterà più, anche quando ci sembra di fare ogni giorno le stesse cose, di incontrare le stesse persone e di vederci sempre uguali a noi stessi. Giorno dopo giorno noi cambiamo, e quella di Hervé è anche la storia di un cambiamento, che avviene sommessamente e che darà i suoi frutti solo nel futuro, una volta che avrà finalmente compreso molte cose. Una volta che avrà svelato il mistero nascosto dietro ad una lettera e al suo matrimonio. Nei suoi occhi, intanto, la seta.

 

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Arte della calligrafia giapponese, © Fondazione Torino Musei, MAO Museo d’Arte Orientale

 

La scrittura di Baricco mi ha piacevolmente colpita: consapevole di aver conosciuto soltanto una piccola parte del suo stile, credo che questo libro sia scritto e strutturato in maniera molto acuta, è stato pensato in ogni particolare. Una cosa che ho apprezzato – anche se all’inizio non riuscivo a capirla appieno – è stata, come ho già scritto, la ripetizione di alcune parti, sempre uguali se non per una definizione, per una parola sola improvvisamente e completamente diversa. L’ho trovata una caratteristica molto interessante, che riesce a rendere bene, secondo me, l’idea dei lunghi e difficoltosi viaggi in Oriente, ripetuti con costanza e sempre più complicati. La storia del mondo è parte viva della narrazione, che ad un certo punto si macchia delle conseguenze della guerra. 

Un’altra particolarità che ho notato, e che mi è particolarmente piaciuta, è l’uso che l’autore ha fatto della punteggiatura: anche in questo caso all’inizio non riuscivo a capire il perché di un determinato uso dei due punti, o delle lunghe pause. Ma ad un certo punto ho capito che anche la punteggiatura aveva un preciso scopo, e si prestava ad una interpretazione coerente del libro; anche la punteggiatura contribuiva a rendere l’atmosfera generale della narrazione, e questa è stata una delle cose che mi ha più stupita.

Sulla struttura generale del libro aggiungo anche che è molto scorrevole, è organizzata in 65 capitoli – alcuni dei quali molto brevi – e di conseguenza l’ho trovata una lettura molto semplice da affrontare, pur non avendo molto tempo a disposizione. E’ stata una comoda e leggera lettura da portare in viaggio, la trama è semplice da seguire e molto lineare, e nella sua semplicità l’ho trovato un libro molto evocativo.
Continuerò ad approfondire la mia conoscenza della scrittura di Baricco senza dubbio, e intanto, libro consigliato.

#losguardodavicino: affari e doveri

Altra “puntata” di questa piccola e lenta rubrica; questa per me è la tipologia di articolo più rilassante in assoluto, e ogni volta non vedo l’ora di poterlo scrivere. Come sempre, vi aggiorno sulle mie letture e sui miei acquisti recenti, consigliandovi qualcosa e attendendo i vostri consigli, ovviamente.

Prima di passare ai due punti tipici dell’articolo, volevo parlarvi della book challenge di febbraio a cui ho partecipato, che è stata organizzata da Stefania e Grazia su Instagram: per chi non lo sapesse, per tutti i 28 giorni del mese bisognava pubblicare una foto di uno o più libri sulla base di regole e temi specifici. E’ stata la mia prima partecipazione a questo tipo di iniziativa, e devo dire che è stata molto divertente, oltre che un importante mezzo di condivisione dei propri gusti letterari e di consigli di lettura attraverso le interazioni. Sul profilo instagram del blog trovate tutte le foto pubblicate giorno per giorno; qui di seguito ve ne mostro alcune:

 

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• Letture clou consigliate

Dico subito che questo mese non è stato dedicato a letture di piacere ma prettamente a letture causa studio – ecco quello che succede quando non si riescono ad incastrare tutti gli impegni e si rimandano le cose – ; infatti ho letto La congiura di Catilina, alcune elegie dagli Amores ovidiani, il IV libro delle Odi di Orazio e due libri dell’Eneide, e per questi libri ho ben poco da consigliarvi, parlano da sé, ed è raro trovare qualcuno che li legga per diletto. Nel caso in cui foste quel qualcuno, vi dirò che ovviamente sono libri meravigliosi, c’è un motivo se vengono studiati e se resistono al tempo, sono dei capolavori.

Una lettura di piacere a cui invece mi sono dedicata e che è mi risultata incredibilmente  illuminante è Il sentimento d’impostura, che ho preso dalla Biblioteca Itinerante senza saperne nulla e scoprendo così un immenso tesoro. Il libro è stato pubblicato da Edizioni di Passaggio nel 2011 ed è prezzato € 12. Si tratta del primo libro tradotto in italiano della romanziera e saggista Belinda Cannone, che insegna Letteratura comparata all’Università di Caen, e le cui opere sono tutte scritte in francese. La traduzione è curata da Giovanni Lombardo, per un piccolo libro di 158 pagine sezionato in mini capitoli legati dal tema che affrontano, sotto molteplici punti di vista. Nel libro vengono descritti moltissimi contesti e situazioni – anche molto vicini a noi – nei quali può sorgere il sentimento d’impostura, una sensazione a cui spesso non sappiamo attribuire un nome preciso e che invece la maggior parte di noi prova. L’autrice è sempre molto chiara, nonostante alcuni ragionamenti siano davvero elaborati, e sin dalla prima pagina riesce a far concentrare il lettore sulla questione. E’ una lettura molto stimolante che consiglio davvero a tutti.

IMG_20180211_155752_138.jpgL’impostura di cui questo libro si occupa non è l’atteggiamento dei simulatori che, ingannando chi li circonda, ostentano competenze fittizie e usurpano un posto indebitamente. L’Autrice descrive invece quel sentimento – tanto diffuso quanto inconfessato – per cui, molto spesso, siamo intimamente convinti di non essere le persone adatte a occupare legittimamente il nostro posto e abbiamo perciò paura di essere smascherati. Benché metta in discussione la nostra identità, il sentimento d’impostura implica che ci si chieda non già: <<Chi sono io?>>, bensì: <<Sono veramente la persona che dovrei essere per stare in questo posto?>>.
Ogni tipo di ambizione (professionale, amorosa, esistenziale etc.) può suscitare questa preoccupazione. In trentasei agili capitoli – che toccano la letteratura, la psicoanalisi, il cinema, la politica e le nostre esperienze quotidiane – questo saggio brillante e arguto esplora (in una forma ora narrativa, ora riflessiva, ora dialogica) le origini del sentimento d’impostura e ne illustra le manifestazioni più significative.

• Acquisti

 

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Febbraio è stato abbastanza proficuo in quanto ad acquisti, e infatti credo e spero di non comprare più troppi libri a lungo termine; prima preferirei leggere la maggior parte di quelli che ho in libreria attualmente! Gli acquisti di questo mese sono piuttosto particolari perché sono stati tutti più o meno convenienti. Il pianista l’ho acquistato da Rosy che vendeva alcuni libri usati, e l’ho pagato davvero poco. I due Einaudi della lista – McEwan e Murakami – li ho presi nel periodo degli sconti al 25%, e Io uccido l’ho comprato ad un prezzo stracciato (è un remainders) grazie al saldo che mi restava nella carta Feltrinelli. Seta e I ragazzi che amavano il vento invece li ho presi normalmente in libreria al prezzo di copertina, ma sono dei libri davvero piccoli ed economici. Ve li mostro:

6113247_333615.jpgPeter Fortune sogna di far sparire l’intera famiglia con un’immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l’anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera… Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il campionario di immagini perturbanti che sono un po’ il <<marchio di fabbrica>> di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime, sia quello dei carnefici. Nell’Inventore dei sogni McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante del <<racconto per ragazzi>>.

9788806216702_0_0_794_75.jpgSumire è una ragazza impulsiva, disordinata, generosa, con il mito di Kerouac e della scrittura. Myū è una donna matura, sposata, molto ricca e molto bella. Sumire ama Myū come non ha mai amato nessun ragazzo. E Myū parrebbe provare lo stesso sentimento, ma uno schermo invisibile sembra separarla dal sesso, e forse dal mondo. Riusciranno a incontrarsi o si perderanno senza lasciare traccia come lo Sputnik, condannato a vagare nello spazio per sempre? A raccontarci la storia è un giovane senza nome, prima studente, poi maestro elementare, innamorato di Sumire innamorata di Myū. E così i destini dei nostri tre protagonisti s’inseguono ma non si congiungono mai, simili a satelliti alla deriva per l’eternità.

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Si chiamava Hervé Joncour, era mercante di bachi da seta. Ogni anno raggiungeva il Giappone, ogni anno ritornava. Nei suoi viaggi, si leggeva l’ideogramma di una passione silenziosa, rubata al rumore del mondo.

 

 

9788807902208_0_0_1541_75I più grandi poeti del secondo romanticismo inglese, uniti da una caratteristica comune: l’amore per l’Italia. La dolce asprezza del paesaggio ligure, i delicati colori pisani, il fascino ineffabile di Venezia si rispecchiano liricamente nella luce, nell’acqua, nell’aria che percorrono e accomunano i versi di quest’antologia. Roberto Mussapi, riscrivendo il “romanzo italiano” di Shelley, Keats e Byron a introduzione del volume, parte alla ricerca di quel versante, disperato e arioso insieme, che resuscita e illumina il motivo della giovinezza: i tre poeti, eterni “ragazzi” innamorati della vita, sono finalmente restituiti alla ingenuità della loro vicenda umana che, sotto il segno dell’avventura italiana, si condensa attraverso esperienze poetiche tutt’affatto diverse in una straordinaria lode alla leggerezza, al vento, al volo.

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<<Anche in questo siamo uguali. L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco. Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia. Io no. Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.>>
<<E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?>>
<<Io uccido…>>

 

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(fuori catalogo)
Ho iniziato la mia carriera di pianista durante la guerra, al Café Nowoczesna, che si trovava in via Nowolipki, proprio nel cuore del ghetto di Varsavia. Quando nel novembre del 1940 i cancelli del ghetto vennero chiusi, la mia famiglia ormai da molto tempo aveva venduto tutto quello che si poteva vendere, persino quello che noi consideravamo il nostro bene più prezioso: il pianoforte. La vita, alla quale quei tempi avevano tolto ogni valore, mi costrinse tuttavia a vincere la mia apatia e a cercare un modo per guadagnarmi da vivere.



Piccolo comunicato
: da domenica 4 marzo sarò in viaggio e tornerò dieci giorni dopo, mercoledì 14. Il blog non resterà inattivo, ho preparato degli articoli da pianificare per il mercoledì 7, la domenica 11 e il mercoledì 14 marzo. Forse non riuscirò a diffondere su tutti i social i nuovi articoli, ma comunque penso di pianificarli tutti per le ore 15 di ciascun giorno.


Conoscete o avete letto qualcuno dei libri mostrati? Se sì, sarei felice di conoscere i vostri pareri a riguardo; sono tutti in lista per le letture di quest’anno.
Vi ringrazio per il supporto mostrato ogni giorno a questo sito, grazie mille e al prossimo articolo. ♥

 

Charles Baudelaire, “L’albatros”

AL POETA IMPECCABILE
al mago forbito delle lettere francesi
al molto amato e molto venerato
MIO MAESTRO E AMICO
THÉOPHILE GAUTIER
con i sentimenti
dell’umiltà più profonda
dedico
questi fiori malsani
C. B.

Si apre con questa dedica la raccolta Les fleurs du mal (I fiori del male) di Baudelaire, uno dei poeti fondamentali del XIX secolo, anticipatore di sensi e gusti nuovi che saranno la base del decadentismo. Egli portò alle estreme conseguenze il conflitto fra creazione artistica e società, coltivando una poesia quasi scabrosa in contrasto con la moralità borghese. Alcuni scritti emblematici della nuova condizione dell’artista, ormai diventato uno dei tanti del popolo, sono Spleen, Corrispondenze e il testo che segue, che si rifanno sempre a quel repertorio di toni cupi, sinistri e freddi. La condizione di repulsione nei confronti del poeta nella vita sociale diventa un segno distintivo di grandezza: il poeta è come l’albatro del componimento che vi riporto oggi, tratto dall’edizione Einaudi con traduzione di Giovanni Raboni.

 

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Dettaglio del titolo dalla prima edizione de I fiori del male (1857).

 

L’albatros

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

L’albatro

Spesso, per divertirsi, i marinai
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda
e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso,
pietosamente accanto a sé strascina
come fossero rami le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra gli scherni, impediscono
che cammini le sue ali di gigante.

 

#losguardodavicino: il necessario e fondamentale

Bentrovati in un nuovo articolo di questa rubrica che, come mi aspettavo e come avevo preannunciato già dal primo articolo, procede molto a rilento – ma l’importante è che proceda! Finalmente posso scrivere un aggiornamento in tal senso dato che mi sono arrivati dei nuovi libri e dato che effettivamente ne ho letti molti nell’ultimo mese e un po’ (siamo a giorno 10 e non posso ancora dire “e mezzo”!). Come potrete immaginare, i libri letti sono stati quasi tutti quelli della lista infinita che trovate su segni di vita; ma ne inserirò soltanto due nelle letture consigliate di oggi perché sono entrati a far parte del mio scaffale di libri preferiti.

Letture clou consigliate

Nel profilo instagram del blog ho già speso qualche parola e qualche foto a proposito di questi due libri, che si sono rivelati per me i più importanti e degni di nota del 2017. Il primo libro che vi consiglio, in ordine di lettura, è Il consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia, edito Adelphi ed acquistato a 18,50 €. Nonostante la mia iniziale difficoltà ad entrare appieno nella scrittura sciasciana, difficoltà dovuta essenzialmente ad una disattenzione cronica che mi trascinavo dietro nel periodo in cui ho intrapreso la lettura, dopo pochissime pagine sono stata presa da un vortice di spunti riflessivi quasi dolorosi. L’abate Vella e l’avvocato Di Blasi sono due figure molto diverse eppure affini: il primo immorale, impostore ideale per un potere menzognero; il secondo dalle forti spinte morali e dai grandi valori, sempre coerente con se stesso, caratterizzato da un destino di vero eroe sciasciano. In questo libro la Sicilia è posta al confronto diretto non con l’Italia, ma con la grande Europa illuminista, messa a soqquadro dall’onda rivoluzionaria del 1789 che però, nella penisola, non ha provocato i grandi cambiamenti sperati da intellettuali come il Di Blasi. Possiamo dire che Sciascia innesta le sue idee e opinioni nell’animo di alcuni personaggi, e in questo modo riesce a riflettere anche sulla funzione della letteratura, mostrando la sua speranza nella cultura e nella ragione, che sembra estinguersi nella piega presa dagli eventi.
E’ stata una lettura davvero illuminante.

Il secondo portentoso libro che vi consiglio è Canne al vento di Grazia Deledda, acquistato al prezzo di 9,50 € ed edito Oscar Mondadori. Deledda per me è stata una scoperta piacevolissima, un’altra di quelle personalità di cui dovrò colmare le lacune nella mia formazione, immense, incommensurabili lacune. Pubblicato nel 1913, Canne al vento riscontrò un enorme successo, e diede alla luce uno dei personaggi novecenteschi più ricordati, il servo Efix. Il paesaggio sardo è lo sfondo delle vicende, ed è pervaso da punte di magia e mistero, come a rappresentare l’ignoto e la potenza inarrestabile della sorte che aleggia attorno agli uomini. Il senso ultimo del romanzo è infatti questo, rendere nota l’irreversibilità della sorte, di un destino che ci travolge come le canne sotto il soffio vigoroso del vento che, spesso, le fa spezzare. Deledda affronta magistralmente tematiche come l’amore, la fragilità umana, l’onore, la miseria, la colpa e il peccato da espiare, le conseguenze delle proprie azioni. Uno degli aspetti che più mi ha colpito è la mancata distinzione tra uomini buoni e cattivi: siamo tutti soli, piccoli e indifesi in balìa del vento, vera forza trainante della storia.
Anche questa è stata una lettura fondamentale.

Acquisti

Arriviamo alla parte delle new entries della libreria! Ultimamente mi sono decisa a stilare una wish list – che ovviamente si è rivelata chilometrica – e sono riuscita ad ottenere ben cinque dei libri che desideravo grazie ad una persona speciale (♥). Questo lunedì da Amazon sono arrivati:

71WTp-JiGBL.jpg<< “Poesia in fuga” è stata definita l’opera di Dino Campana, per l’urgenza di contenuti, l’impasto verbale furioso e straziante, la tensione alla costruzione sempre delusa, l’intrinseca componente trasfiguratrice e visionaria, la dimensione simbolico-metafisica. I versi e le prose liriche di questo volume sono riconosciuti come uno degli esiti più originali della poesia italiana del Novecento: apertamente sperimentali nella forma, sono una folgorante evocazione dei grandi temi del decadentismo e del simbolismo, rivissuti con eccezionale impeto lirico. Ma sono anche la testimonianza più pura di un poeta unico e straordinario, anzi l’immagine stessa della passione poetica, di una vocazione lirica autentica perseguita fino alla follia. >>

 

81aE-vYIAYL.jpg<< Rimbaud percorse come una meteora la traiettoria che porta da Baudelaire al simbolismo e ai presentimenti del surrealismo. Teorizzò e incarnò la figura del poeta veggente, maledetto e al tempo stesso supremo sapiente, capace di giungere, per mezzo dello “sregolamento di tutti i sensi”, a una visione dell’ignoto che è nel contempo visione dell’assoluto e del nulla. Profondo interprete della crisi nichilista della cultura europea, visse l’euforica voluttà della rivolta, ma conobbe anche lo sgomento per aver osato tanta sfida e lo scacco di chi, sconfitto nel suo tentativo di porsi al di là del bene e del male, esibisce tutte le piaghe della sua anima ulcerata e sceglie per sempre il silenzio. Per la carica utopica, l’ansia radicale di palingenesi e le audacie espressive della sua lirica intessuta di immagini violente, metafore abbaglianti, ritmi originalissimi, Rimbaud è uno dei numi tutelari della poesia del Novecento. >>

 

9788804668381_0_0_1550_75.jpg<< Un romanzo sul piacere di leggere romanzi: protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro. Più che identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri. >> Italo Calvino

 

 

8e1b7b0168cd10aedc7b5727ff37fddc_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg<< A Lukones, in una villa isolata, una madre e un figlio si fronteggiano. Lui, don Gonzalo, che le dicerie vogliono iracondo, vorace, crudele e avarissimo, è divorato da un male oscuro, quello che “si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita”. Lei, la Signora, è ridotta da una desolata vecchiezza e dal lutto per la morte dell’altro figlio (il “suo sangue più bello!”)  a una spettrale sopravvivenza. Li unisce un amore sconfinato, li separa un viluppo di gelosia, senso di colpa, rancore, dolore – preludio al più atroce degli epiloghi. Intorno a loro una casa dissennata, feticcio narcissico ed epicentro di ogni nevrosi, estremo rifugio e tomba , e un’immaginaria terra sudamericana identica alla nostra Brianza, vessata dai Nistitùos provinciales de vigilancia para la noche – che a tutti vorrebbero imporre la loro violenta protezione –, assediata da robinie e banzavòis, disseminata di strampalate ville, popolata di “calibani gutturaloidi” che come miserabili Proci dilapidano le attenzioni della Signora. E che Gonzalo vorrebbe cancellare, insieme al barcollante feudo e a tutte le “figurazioni non valide”. Perché il “male invisibile” da cui è affetto lo  condanna a distinguerle e negarle, quelle “parvenze”: a respingere la “cara normalità”, la turpe contingenza del mondo. Anche a prezzo di negare se stesso, anche a prezzo della più dura cognizione, quella che consegna alla solitudine e alla “rapina del dolore”. >>

 

51Q-HBdx3zL._SX352_BO1,204,203,200_.jpg<< Ultima settimana del novembre 1327. Il novizio Adso da Melk  accompagna in un’abbazia dell’alta Italia frate Guglielmo da Baskerville, incaricato di una sottile e imprecisa missione diplomatica. Ex inquisitore, amico di Gugliemo di Occam e di Marsilio da Padova, frate Guglielmo si trova a dover dipanare una serie di misteriosi delitti (sette in sette giorni, perpetrati nel chiuso della cinta abbaziale) che insanguinano una biblioteca labirintica e inaccessibile. Per risolvere il caso, Guglielmo dovrà decifrare indizi di ogni genere, dal comportamento dei santi a quello degli eretici, dalle scritture negromantiche al linguaggio delle erbe, da manoscritti in lingue ignote alle mosse diplomatiche degli uomini di potere. La soluzione arriverà, forse troppo tardi, in termini di giorni, forse troppo presto, in termini di secoli. >>

Qualcuno conosce questi capolavori e li ha già letti? Se sì, fatemi sapere cosa ne pensate, chè sicuramente prima o poi compariranno nei prossimi articoli! ♥