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@riverberodiparole

Titolo: Cerchi nella notte
Autore: Francesco Urbani
Editore: AUGH! Edizioni
127 pp.
€13,00

Cerchi nella notte è una serie di racconti in cui i protagonisti rappresentano di volta in volta una problematica interiore tipicamente contemporanea: i tic, le nevrosi, le paure, il desiderio di amare, di vivere e anche di morire vengono narrati nel frastuono della vita quotidiana o nel silenzio della notte per trovare nel buio un modo per illuminare le ombre che attanagliano l’anima. In uno stile colloquiale e incalzante, i personaggi diventano uno specchio in cui riconoscersi, nell’attesa che gli altri riescano fisicamente ad abbracciare la nostra stessa intima e sognante immaginazione.

L’autore:
dsc-2978.jpgFrancesco Urbani è nato nel 1972 a Roma, dove vive e svolge la professione di psicoterapeuta. è stato per molti anni operatore presso centri per bambini e adolescenti in difficoltà, prima di lavorare come libero professionista. Nel 2014 ha fondato l’associazione Casa d’Inchiostro, destinata ad attività cliniche e di aiuto, in cui il Circolo di Lettura e il Circolo d’Arte svolgono un ruolo di sostegno e scambio intellettuale. Cerchi nella notte è la sua prima pubblicazione.

Cosa ci ha fatto questa vita impossibile, quali tormenti ha causato col suo moto frenetico, inesorabile, come ci ha trasformati?

Questa è una delle tante domande che potrebbe porsi spontaneamente il lettore di Cerchi nella notte, breve raccolta di racconti – anche se è piuttosto difficile categorizzarla sotto uno specifico genere, vedremo perché – che mi è stata gentilmente omaggiata, con proposta di collaborazione, da Elena Di Bello, responsabile dell’Ufficio Stampa di Casa d’Inchiostro che ringrazio molto. Questa associazione culturale si pone l’obiettivo di “liberare, e far esprimere, la creatività che è dentro ogni individuo”, attraverso attività legate ad arte e lettura come fonte di aiuto psicologico, oltre a gruppi di studio e di scambio intellettuale. Vi invito a dare un’occhiata al sito e al blog dell’associazione: personalmente sostengo con tutto il cuore queste realtà, e ci credo molto; sono iniziative che possono davvero fare la differenza.

Ma passiamo al libro senza ulteriori indugi.

Le storie che ci vengono narrate, per un totale di venti racconti, fluiscono direttamente dai pensieri o dalla mano (nel caso delle lettere) dei protagonisti, esseri umani di cui a volte conosciamo il nome, altre volte no. Ciascuno di loro ci parla di situazioni, ahimè, oggi parecchio sentite, di problematiche tipicamente contemporanee nella quotidianità di azioni, parole, pensieri insostenibili. La scelta di descrizioni puramente caratteriali e profondamente intime ci fa sentire ogni narratore molto vicino: potrebbe essere un’amica, il vicino di casa, il conoscente o il simpatico compagno di scuola; potremmo essere noi. E in queste storie così diverse e allo stesso tempo così simili fra loro, nell’angoscia che le avvolge, il denominatore comune è la notte, il momento in cui il mondo sembra fermarsi per qualche ora mentre la frenesia prosegue nelle menti degli individui, senza sosta.

La principale chiave di lettura di Cerchi nella notte è proprio questa: l’idea che la notte, momento emblematico del riposo delle membra, degli occhi, del cervello, sia in realtà, per queste persone come per noi, il momento delle paure più grandi, delle riflessioni sulla vita e in particolare sulle sofferenze della vita stessa; tutto tace nel blu di una stanza o di un cielo scuro, ma la corsa continua, inarrestabile, avvince ogni facoltà di pensiero e avvelena le anime, immobili nella gabbia del delirio giornaliero.

In certi casi il delirio diventa reale, come nella vicenda di Fabio, un giovane di sedici anni il cui racconto, filtrato in parte dall’uso di anfetamine – a tanto si spinge “pur di non vedere” le condizioni in cui è costretto a vivere da sempre –, con un andamento spezzato e un pensiero unico che si intreccia su se stesso, sembra proprio la trasposizione in parole della vita vera, questa corsa impossibile:

In un cammino che è ricerca… della sola cosa che ti interessa… il tuo nome…

Alla notte è legata un’altra parola chiave, il silenzio, uno stato di calma apparente come una stanza affollata di immagini buie: l’immaginazione dei personaggi diventa una forza oscura che sovrasta e che trabocca nel mondo reale. Le paure nascono senza permesso nella testa, ma quando diventano concrete si finisce per cadere nell’immobilismo non voluto, nel mutismo totale, nel vuoto dell’anima, del corpo o di entrambi.

Diverse e variegate sono le età dei nostri narratori, tutti inseguiti da preoccupazioni e affanni, a volte veri e propri inferni, dolorosi da leggere e accettare: questa varietà ci permette di soffermarci su problemi spesso sminuiti, poco considerati, soprattutto quelli legati ai ragazzi e alle ragazze più giovani, che magari stanno facendo i conti con le loro “prime volte”, o soffrono per amore o per amicizia. Alcuni dei pensieri più profondi li ho trovati proprio fra i loro scritti. Grazie a Francesco Urbani prendono parola soprattutto le voci meno ascoltate, dando vita ad un flusso ricco di eventi e spunti di riflessione, amaro come pochi, spesso genitore di metafore involontarie, simboli delle nostre inquietudini (questo dipende anche dalla predisposizione d’animo del lettore, dai temi a cui è più sensibile, dall’immedesimazione; dal mio canto, ho trovato qualche identificazione uomo/ambiente con riferimento ai tumulti del pensiero).

Lo stile di Urbani è generalmente colloquiale, urgente, mimetico: riesce a mutare in base al personaggio che scrive, trasformando le peculiarità dei caratteri in caratteristiche espressive. Questa capacità imitativa si lega all’empatia che traspare dall’andamento dei racconti più dolorosi da leggere, che gli ha permesso di immaginare e di immedesimarsi nelle vicissitudini più disparate (storie vere?), facendogli trasmettere, di volta in volta, tutte le emozioni dei personaggi, veicolate, in certi casi più di altri, con successo.

Le tematiche su cui si riflette sono: l’amore, la famiglia, i problemi di natura economica, il sesso, la morte, le relazioni “scomode” e i meccanismi di difesa, gli abusi, le preoccupazioni legate al mondo lavorativo, la malattia, l’abbandono e le assenze, le presenze da proteggere, il peso delle aspettative proprie e altrui. Le paure condivise o in solitudine, gli spazi da costruire, custodire o dimenticare: tutto questo viene sottolineato dalla pressante necessità, altro punto in comune importante fra tutte le storie, di dire la propria opinione, di parlare, di trovare un modo per esprimersi mentre il mondo sembra opprimere le esistenze, e anche la gente amica, familiare, finisce col proiettare con forza la sua natura sull’altro. E così tornano i fantasmi – che in realtà non se ne sono mai andati –, si cerca una soluzione per il tempo che scorre veloce con i suoi ricordi, e si ricerca anche qualcos’altro, di indefinito, che possa essere un tassello definitivo per la vita.

Ché stavolta l’inizio non è uno soltanto, ma più di uno, sovrapposti nella mia mente, tra cose accadute, ricordate, dimenticate e da dimenticare.

In questa “corsa”, in questo “perdersi e ritrovarsi”, in questo “adesso” notturno che condiziona le menti, un’altra domanda si innalza come elemento salvifico di speranza:

E il resto?

Personalmente ho voluto interpretare questa domanda con una semplice considerazione: non siamo soli. Il nostro passato potrà tornare infinitamente a farci del male, a investirci con tutta la sua potenza, ma possiamo trovare qualcuno o qualcosa che ci dia aiuto. Sembra troppo facile dirlo quando non si è passati attraverso la metà delle situazioni che troviamo in questo libro, e per questo leggerlo, in molti casi, sarà difficile ma importante. Come è importante il messaggio che è arrivato a me: non siamo soli.

Consiglio questo libro a chiunque si voglia cimentare in una lettura impegnata nei temi ma disimpegnata e scorrevole nella forma. Cerchi nella notte è una buona prova d’esordio, che non si allontana dagli scopi dell’associazione fondata dall’autore: e questo è un dettaglio che ho apprezzato particolarmente.

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