Questo volume intende offrire al lettore una visione letteraria del cammino poetico di Alda Merini che vada al di là dei singoli libretti che annualmente fioriscono sulla terra editoriale italiana, creando spesso miti dell’immaginario e confondendo il lettore avveduto, consapevole che la scrittura, la poesia, è un dato il quale prepotentemente mette nell’ombra ogni cronaca coi suoi eventi. (…) Così da illuminare la storia di una donna a cui è toccato il destino della poesia, mai da lei tradito.

Si apre così, in maniera più che esaustiva, Fiore di poesia 1951-1997, raccolta a cura di Maria Corti edita Giulio Einaudi Editore, che congloba alcuni bellissimi componimenti da varie sillogi della Merini. Questo testo, che fa parte della collana ET Poesia e che trovate al prezzo di copertina di €12,00, sarà la fonte cui attingerò per questo approfondimento.

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Chi era la splendida Alda Merini?
Nasce a Milano il 21 marzo 1931 da Nemo Merini, lavoratore alle Assicurazioni generali, ed Emilia Painelli, casalinga, seconda nata fra altri due fratelli, Anna ed Ezio. Sin dalla giovinezza le vicende autobiografiche caratterizzano il processo mentale che la porterà sempre più vicina alla scrittura poetica, e che la vedrà vincere sulla sua stessa realtà tragica. La visione poetica irrompe, forte delle sue stesse memorie.

Alda Merini frequenta l’Istituto Laura Solerta Mantegazza, studia il pianoforte e produce i primi scritti a soli quindici anni, avvicinandosi alla letteratura grazie a Silvana Rovelli – cugina di Ada Negri. E sarà la Rovelli a passare alcuni suoi componimenti ad Angelo Romanò e quindi a Giacinto Spagnoletti, che pubblica Il gobbo e Luce nell’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949; successivamente queste e altre due poesie finirono in Poetesse del Novecento, pubblicato da Scheiwiller nel ’51 grazie a Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani.

La prima vera e propria raccolta si avrà due anni dopo, con l’editore Schwarz: La presenza di Orfeo racchiude testi che la Merini dedica ai “grandi amici di quegli anni”. Dopo una tortuosa relazione con Giorgio Manganelli, si sposa con Ettore Carniti. Seguono altre bellissime pubblicazioni e la nascita della sua primogenita, Emanuela, e quindi della figlia Flavia; ma “se poeticamente la Merini si è “definita”, umanamente no e la bellezza delle sue poesie, specie quelle religiose, consiste appunto nell’insistenza dolorosa e sincera sul tema dell’impossibilità a salvarsi dalle angosce”.

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Peculiare in questo contesto è la raccolta Tu sei Pietro, pubblicata da Scheiwiller nel ’61 e dedicata al medico Pietro De Paschale, dottore delle figlie. Il grande amore non corrisposto “offre esiti creativi nuovi” e porta ai massimi livelli l’intensità e le tendenze mistiche della poetessa. A questa raccolta seguono lunghi anni di silenzio e solitudine con l’internamento, nel ’65, al manicomio Paolo Pini, dal quale si “salva” tornando a scrivere, sempre più intensamente, nel ’79, dando sfogo a tutto ciò che si è accumulato in lei durante l’esperienza alla casa di cura. Questa scrittura densa e profonda sfocia nel capolavoro della Merini, La Terra Santa (pubblicato nel 1984), che nel ’93 vinse il Premio Librex Montale.

«Una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio – non di un luogo – in cui, venendo meno consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell’essere umano».
Giorgio Manganelli, prefazione a L’altra verità. Diario di una diversa, 1986

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Ma sono ancora anni difficili quelli che seguono la morte del marito nell’81: Alda Merini dovrà vivere la solitudine piena di donna e di poetessa, nella terribile indifferenza degli editori. Riacquista terreno con lo spazio offertole da Paolo Mauri nella sua rivista Il cavallo di Troia, che raccoglie trenta suoi componimenti, poi ripresi da Scheiwiller.

Comincia a comunicare con il poeta Michele Pierri e nell’83 lo sposa, trasferendosi da lui a Taranto: formavano una splendida coppia. Dopo un altro internamento in un ospedale psichiatrico, la Merini torna a Milano e comincia una cura psichiatrica. Intanto si avvicina alla scrittura in prosa e “riprende quota” come scrittrice, e soprattutto “si ferma e ricorda”. Scrive Titano amori intorno, con il quale si avvia alla composizione di aforismi, scrive la Ballate non pagate e quindi La volpe e il sipario; gli ultimi anni sono i più proficui in merito alla produzione aforistica, e vedono il privilegiare dell’immediatezza della comunicazione orale sul misticismo della scrittura.
Alda Merini muore il primo novembre del 2009, a Milano, divorata da un tumore osseo.

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Alda Merini insieme al marito e alle figlie

Anche in questo caso è difficilissimo racchiudere in poche righe una vita così piena, tormentata ed emblematica. Quello di Alda è un potere profetico, una forza mistica irradiata da versi carichi di memoria, angoscia, follia. Ma anche contemplazione, sofferenza che diventa visione poetica ed entra in contrasto con l’esistenza.
E poiché non è la prima volta – e non sarà di certo l’ultima – che vi parlo di questa immensa poetessa, oggi voglio proporre un punto di partenza, un componimento tratto dalla sua prima raccolta pubblicata; a voi l’interpretazione:

 

 

 

Sarò sola?

Quando avrò alzato in me l’intimo fuoco
che originava già da queste bufere
e sarò salda, libera, vitale,
allora sarò sola?

E forse staccherò dalle radici
la rimossa speranza dell’amore,
ricorderò che frutto d’ogni
limite umano è assetato di memoria,
tutta mi affonderò nel divenire…

Ma fino a che io tremo del principio
cui la tua mano mi iniziò da ieri,
ogni attributo vivo che mi preme
giace incomposto nelle tue misure.

Ottobre 1952

 

 

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2 risposte a "#riverberodipoesia: Alda Merini"

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