Mario e Silvia Struglia: “tanta vita che scorre, e io non riesco ad afferrarla”

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Titolo: Favole piccole e foglie di vernice
Autore: Mario Struglia, con illustrazioni di Silvia Struglia
Editore: bookabook
Genere: racconti brevi
Formato: cartaceo
Prezzo: €16/€5,99 ebook
Data pubblicazione: da pubblicare prossimamente
Pagine: 98
Per l’acquisto: https://bookabook.it/libri/favole-piccole-foglie-vernice/

Un’orchidea che dal davanzale assiste agli ultimi giorni di un malato. Due lampade al neon che vegliano su uno scienziato. Una mongolfiera abbandonata dal pilota. Una balena che diventa padre. Un gattino che in uno scantinato incontra Dio.
15 favole. Alcune sono diventate storie, altre sono diventate quadri. Tutti racconti sulle grandi verità e rivelazioni, la bellezza e l’orrore che sono custoditi da piccole storie, e che a volte, in un’inattesa epifania, si svelano al testimone più impensato: un pellicano, un crocifisso abbandonato, un leone decaduto.
15 storie di come la meraviglia si nasconda nelle piccole cose.

Qualcosa sull’autore:
unnamed-1-150x150.jpgAppaio come una persona piuttosto pragmatica, materiale, realista. Magari anche un filo scorbutica. E in parte questo è sicuramente vero. Ma provo una profonda passione per il senso di meraviglia, per la bellezza, e lo stupore che sento e so celarsi dietro e dentro le cose e gli eventi più semplici e inaspettati. E volevo scrivere qualcosa che parlasse di questo: di quelle epifanie, di quegli attimi di pura lucidità che ti raggiungono quando sei con la guardia abbassata e nel momento più inaspettato, mentre lavori, stai guidando, stai osservando un riflesso in una vetrina. E per raccontare tutto questo volevo usare il linguaggio della favola. Amo da sempre le storie fantastiche e fiabesche, il Signore degli Anelli, i film della Pixar, Saramago e Miyazaki. E volevo provare a fare qualcosa di simile anch’io.

Come potete notare da subito, quelle che vi ho proposto non sono una vera e propria sinossi o una vera e propria biografia: il libro che oggi segnalo e recensisco per voi, infatti, mi è stato inviato dall’autore in anteprima, mentre era ancora in corso la campagna con bookabook per giungere alla pubblicazione. Ad oggi posso ufficialmente fare i miei complimenti a Mario Struglia – che ringrazio per la proposta di collaborazione – e a sua sorella Silvia per il raggiungimento dell’obiettivo della campagna avvenuto il 27 luglio; presto questi racconti vedranno la luce della revisione e della stampa, e ne sono felice.

Da questa piccola premessa derivano, com’è naturale, quei piccoli problemi strutturali e formali che ho riscontrato durante la lettura, poiché un libro non revisionato chiaramente li contiene. Non sono gravi, in ogni caso: qualche imprecisione o ripetizione, qualche segno di punteggiatura mancante o inesatto. Tutte cose migliorabili, insomma, in fase di revisione. E questa risulta praticamente l’unica “nota dolente”, perché il contenuto di questo piccolo libro mi ha lasciata piacevolmente sorpresa, e lo ritengo una buona prova d’esordio.

La particolarità di questi racconti, inoltre, sta nel fatto che alcuni di essi sono soltanto illustrazioni. Silvia Struglia ha realizzato degli splendidi dipinti mentre ascoltava, in tempo reale, le favole del fratello, e ha saputo cogliere e rappresentare l’essenza di ciò che sentiva. Il risultato è davvero poetico, ho apprezzato molto questa idea.

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Rüya, una delle favole illustrate da Silvia Struglia

Come già detto, si tratta di circa 15 favole, che mi sono piaciute quasi tutte, in cui emergono, sempre celati, i misteri del creato, e coesistono con le bellezze della Terra e dell’uomo, lontani, però, dalla sua più profonda comprensione. La vita e la morte, le rivelazioni che avvengono di fronte all’infinità dell’universo, possono soltanto essere accettate con meraviglia e terrore, come un evento inevitabile nella sua imprevedibilità.

 

 

Quel momento in cui vorresti fuggire, ma temporeggi, perché sai che alla vita non si sfugge.

La natura narrata, che è quella degli animali “umanizzati” e degli oggetti “parlanti”, osserva l’immensità e soprattutto gli uomini nella loro solitudine intrinseca, nei loro dubbi e spesso nella loro infelicità che li fa sentire, paradossalmente, vivi. Temi ricorrenti nelle varie storie sono le riflessioni sulla nascita e sulla morte, sui ricordi che ripercorrono intere vite anche solo attraverso un frammento, un insignificante dettaglio che non si riesce a dimenticare. I sentimenti umani sono complessi: così come l’uomo non riesce a comprendere a fondo l’universo con il suo “caos, folle, a generare inaspettate armonie”, così tutto ciò che gli sta attorno e che lo osserva con perspicacia non riesce a capire i segreti del suo essere.

Ho trovato molto funzionale lo stile utilizzato, al fine di comunicare un messaggio così palese quanto nascosto perché ci tocca personalmente. Struglia associa parole e frasi in maniera suggestiva, riesce a renderle evocative dove serve e cambia il registro laddove lo ritiene necessario. Le associazioni sono ora semplici ed intuitive, ora un po’ più intricate ma quasi sempre chiare, rendono bene la visione descritta, pur trattandosi di un primo esperimento letterario. A volte crea ripetizioni, forma delle catene ad un ritmo serrato ed irrefrenabile; questo può piacere come no – d’altronde è stato chiaro nello specificare i suoi autori di riferimento –, ma a mio parere è utile a sottolineare determinate caratteristiche e a stimolare determinati stati d’animo, senza risultare ridondante. In certe storie questa scelta è proprio azzeccata, in altre si rivela un po’ meno efficace; ma questo è dipeso anche dal mio gusto personale relativamente al contenuto delle storie.

 

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@riverberodiparole

Le favole a mio parere emblematiche sono due. Sicuramente lo è quella d’apertura, Herald, che ripercorre la commuovente storia d’amore del vecchio guardiano del faro, che ormai in punto di morte si sfoga con il pellicano che lo conosce da sempre, Herald appunto. L’animale lo ascolta e lo scruta con attenzione, complice e spettatore di un ciclo naturale inarrestabile.

Perché ovunque, nell’universo, nella morte si è fratelli. Ed i morenti hanno sempre bisogno di compagnia.

La seconda favola simbolo è, sempre a mio modesto parere, Piccolo Gesù, che affronta un argomento un po’ più spinoso: i misteri e i dogmi della religione – in maniera universale, delle religioni – risultano insensati per il mondo animale, che guarda solamente alle leggi naturali. E la natura, con il suo vasto cielo azzurro, il suo sole cocente e la sua luna mite, finisce per sovrastare ogni principio, ogni auspicato disegno divino, e si impone come unica certezza innanzi agli occhi. La meraviglia diventa la chiave di lettura dell’esistenza.

Tutta quella vastità incomprimibile liberò il suo cuore d’ogni valore, d’ogni credo, d’ogni conoscenza, e lo lasciò colmo di una commozione muta, interna, prima. Di venerazione, completa e pacifica, per la semplicissima, meravigliosa esistenza.

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Teleru, altra favola illustrata

Complessivamente è stata una lettura piacevole e scorrevole, di quelle che fanno ragionare e che sanno lasciare una traccia. Sono sicura che con quel lieve miglioramento della forma verrà fuori una raccolta di racconti ancora più apprezzabile.

Libro adatto ad ogni tipo di lettore.

 

 

 

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